Colesterolo, le fluttuazioni dei valori aumentano i rischi. Lo studio

Salute e Benessere

Le evidenze di uno studio osservazionale di popolazione pubblicato sull'European Heart Journal indicano che la variabilità nel tempo dei livelli di colesterolo rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare diretto e indipendente. Intanto una nuova ricerca condotta da AstraRicerche rivela che solo 4 italiani su 10 agiscono davvero contro il colesterolo

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Non basta ridurre i livelli di colesterolo "cattivo" LDL-C, ma è importante garantire che questi livelli si mantengano stabili nel tempo. Cresce l'attenzione degli esperti sulla variabilità dei livelli lipidici, associata a un rischio cardiovascolare più elevato. Se ne è parlato in questi giorni nel convegno "Harmony of Silencing", dedicato alla gestione della ipercolesterolemia, alla luce delle Linee Guida ACC/AHA/Multisociety 20262, che introducono nuovi parametri per la prevenzione cardiovascolare secondaria nelle persone ad alto rischio. Le evidenze di uno studio osservazionale di popolazione pubblicato sull'European Heart Journal indicano che la variabilità nel tempo dei livelli di colesterolo rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare diretto e indipendente. In particolare, le persone con le maggiori fluttuazioni dei livelli di colesterolo presentano un aumento del 26% del rischio di mortalità totale, dell'8% del rischio di infarto miocardico e dell'11% del rischio di ictus, rispetto a chi mantiene livelli più stabili nel tempo, a parità di valori medi di colesterolo. 

La ricerca: italiani conoscono colesterolo ma pochi agiscono

Gli italiani sanno bene che il colesterolo alto rappresenta un fattore di rischio per la salute cardiovascolare. È questo il quadro che emerge dalla nuova ricerca condotta da AstraRicerche per Danacol (brand di Danone Italia), realizzata nella seconda metà di aprile 2026 su oltre 1.000 italiani tra i 30 e i 70 anni. Il quadro è chiaro: la consapevolezza è alta, ma fatica a tradursi in comportamenti concreti e costanti. 

Il 94,5% degli italiani riconosce, infatti, il legame tra colesterolo alto e rischio cardiovascolare, e dimostra una conoscenza ampia – se non completa – degli 8 parametri che impattano sulla salute cardiovascolare: alimentazione, attività fisica, fumo, pressione arteriosa, consumo di alcol, glicemia, qualità del sonno e colesterolo stesso. Nel complesso, infatti, l’87% degli intervistati dimostra un livello di conoscenza elevato di questi 8 fattori, percentuale che sale al 90% tra i 50-70enni. Quando si passa dalla teoria alla pratica emergono però le criticità: solo il 42,2% dichiara di fare davvero tutto il necessario per gestire il proprio colesterolo, mentre il 57,8% ammette di fare poco o nulla. 

A frenare l’azione sono convinzioni radicate e piccoli autoinganni quotidiani: il 36,6% ritiene infatti di condurre già uno stile di vita sano, mentre il 24% si considera sufficientemente attivo. Altri rimandano perché non avvertono sintomi (17,7%) o non si percepiscono a rischio (14,3%). Non mancano poi le resistenze legate al piacere e alla quotidianità: la difficoltà a rinunciare a determinati cibi (13,6%), la mancanza di tempo o motivazione per fare attività fisica (13,4%) e la percezione della prevenzione come impegnativa (12,1%). Solo il 7,7% dichiara di non sapere da dove iniziare: segno che il problema non è l’informazione, ma il passaggio all’azione.  

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