Dal Fascicolo elettronico all’IA, il futuro della sanità è sempre più digitale
Dal nuovo FSE 2.0 alle sperimentazioni con l’intelligenza artificiale, il mondo sanitario italiano sta cambiando. È un bisogno che sentono anche i cittadini: dallo studio “Reinventing Public Service” di Accenture emerge come la popolazione chieda alle istituzioni servizi sempre più personalizzati e accessibili in digitale. Tra nuovi modelli di privacy e tecnologie avanzate, l’obiettivo è creare un nuovo ecosistema integrato capace di creare valore per il futuro
L’Italia continua a muoversi verso una sanità sempre più digitale. Il Fascicolo Sanitario Elettronico nella sua evoluzione più recente, la “2.0”, rappresenta una pietra miliare di questa trasformazione: consente di integrare e rendere disponibili i dati dei pazienti in modo immediato ed efficace, offrendo a ogni assistito un archivio digitale dei propri documenti sanitari e socio-sanitari, accessibile in modo sicuro sia dai diretti interessati che dai professionisti. È un cambiamento che i cittadini aspettavano da tempo, come emerge dallo studio Reinventing Public Service di Accenture: la popolazione, si legge, chiede alle istituzioni servizi pubblici sempre più personalizzati, proattivi e accessibili in digitale. Un cambiamento che riguarda direttamente la sanità, tra i settori chiamati con più forza a evolvere verso modelli più semplici, integrati e centrati sui bisogni delle persone.
Il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0
Lo scorso 31 marzo ha segnato una tappa fondamentale di questo percorso, perché è scattato l’obbligo per tutte le Regioni di potenziare i Fascicoli Sanitari con tutti i contenuti previsti dalla legge: referti, verbali pronto soccorso, lettere di dimissione, profilo sanitario sintetico, prescrizioni specialistiche e farmaceutiche, cartelle cliniche, erogazione di farmaci, vaccinazioni, erogazione di prestazioni di assistenza specialistica, taccuino personale dell'assistito, dati delle tessere per i portatori di impianto, lettere di invito per screening, esenzioni. Per le strutture – sia pubbliche che private – è scattato inoltre l’obbligo di aggiornamento dei dati entro cinque giorni dall’esecuzione di esami, visite o erogazioni di farmaci.
La tutela dei dati e le nuove piattaforme di “privacy by design”
Non si può parlare di sanità senza parlare di dati e di privacy. Il sistema produce una quantità crescente di informazioni – cliniche, amministrative ed epidemiologiche – che, se integrate e analizzate, possono migliorare la gestione dei servizi, l’allocazione delle risorse e la capacità di anticipare i bisogni di salute. Al centro di tutto ci sono però i dati sanitari dei pazienti, da tutelare con la massima sensibilità. “Dati e privacy non vanno in contrapposizione tra di loro, ma si muovono in maniera complementare per raggiungere un obiettivo”, evidenzia Massimiliano Facchini, responsabile Sanità e Pubblica Amministrazione Accenture Italia. Valorizzare i dati sanitari – i “più sensibili di ogni cittadino” - senza mettere in secondo piano la sicurezza, è già possibile: vengono in aiuto non solo le normative europee, come l’AI Act e il regolamento GDPR, ma anche modelli di governance avanzati e piattaforme progettate secondo principi di “privacy by design”. Come spiega Facchini, si tratta di sistemi “disegnati e costruiti per includere modalità tecnologiche a tutela della privacy: questo permette di utilizzare il dato non più solo come informazione storica, ma come valore aggiunto, come leva strategica di trasformazione della sanità”, oltre che per “affiancare sia la struttura sanitaria e il medico che il paziente nell’ottenere servizi sempre più di valore e sempre più sofisticati”.
Il ruolo dell’IA
In questo contesto, anche l’intelligenza artificiale rappresenta un’importante (e concreta) opportunità di trasformazione. “È un tema affascinante, perché la sanità si presta in maniera incredibile ad adottare queste nuove tecnologie. In questo momento in moltissime strutture sanitarie, sia pubbliche che private, ci sono già ampie sperimentazioni”, dice Facchini. Si va dal supporto del medico nell’analisi della documentazione del paziente in automatico, senza che debba guardare tutta la storia clinica del paziente, ma ottenendo una sorta di copilota che lo affianca”, fino “all’efficientamento delle liste di attesa”.
Riportare il rapporto medico-paziente al centro
Al momento l’utilizzo dell’IA è però principalmente sperimentale. Il fine ultimo è approdare alla sua adozione su scala, spostandosi quindi dall’ottica di “digitalizzare i processi già esistenti” a quella di “reinventarli” per sfruttare al meglio le nuove tecnologie, dice Facchini. È questo il futuro della sanità digitale: un mondo dove dati, tecnologie e persone lavorano in modo sinergico, dando vita a un unico sistema coordinato, accessibile, efficace e sostenibile, in grado di generare valore duraturo nel tempo. “Mi aspetto che nel giro di uno i due anni l’IA rappresenterà un fattore giornaliero di utilizzo e ne trarremo in modo pervasivo i benefici”, continua Facchini. Per il paziente significherà avere “un accesso più veloce e mirato alle strutture e una personalizzazione più alta a livello delle cure”. Alle strutture sanitarie, conclude Facchini, l’integrazione su scala dell’IA consentirà invece un miglior “efficientamento del proprio lavoro, con il riposizionamento al centro del medico, che finalmente si occuperà della relazione del paziente e meno di attività burocratiche”.