Lo speciale di Sky TG24 sull'hantavirus
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Hantavirus, nel 2018 in Argentina il precedente di una trasmissione uomo-uomo

Salute e Benessere
Ansa e SkyTG24

Il ceppo che ha contagiato i passeggeri della nave da crociera Mv Hondius è identico a quello rilevato in un focolaio in Argentina otto anni fa. A confermarlo sono stati i primi studi sulla sequenza genetica del virus, isolato dal paziente deceduto a Zurigo, in Svizzera. Anche di questo si è parlato nella puntata dell'11 maggio di "Numeri", approfondimento di Sky TG24

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Un virus identico al 99% a quello di 8 anni fa. È arrivata la prima istantanea dell'Hantavirus Andes, che ha viaggiato dall'Argentina all'Europa a bordo della nave da crociera Mv Hondius. La sequenza genetica, ora liberamente accessibile, è relativa al virus isolato dal paziente deceduto in Svizzera, a Zurigo e risulta essere praticamente identica a quella della sequenza rilevata in Argentina nel 2018. Accessibile anche dalla GenBank dei National Institutes of Health degli Stati Uniti, la sequenza è stata caricata sulla piattaforma Virological.org dal Centro nazionale di riferimento svizzero per le infezioni virali emergenti, dagli ospedali universitari di Ginevra e dall'Istituto di virologia medica dell'Università di Zurigo. Il precedente di 8 anni fa e quanto accaduto a Sant’Elena sono stati al centro della puntata dell'11 maggio di Numeri, approfondimenti di Sky TG24.

Cos'è successo

Il 24 aprile 2026 è il giorno centrale della vicenda che ha riguardato i passeggeri della nave da crociera Mv Hondius: risale ad allora infatti lo sbarco di 31 persone sull’isola di Sant’Elena, territorio britannico. Tra coloro che scendono c’è anche Mirjam Schilperoord, moglie di Leo Schilperoord, morto a bordo l’11 aprile e insieme al quale era stata a Ushuaia, capoluogo della Terra del Fuoco e nota anche per la sua discarica, meta di pellegrinaggio per gli ornitologi. A guidare la coppia, in particolare, sembra siano state la curiosità e la speranza di vedere il caracara dalla gola bianca, rapace della Patagonia meridionale soprannominato cacacara di Darwin in onore del padre dell'evoluzionismo. Saliti a bordo della nave però Leo Schilperoord ha manifestato i primi sintomi, come febbre, mal di testa e problemi intestinali, ed è morto pochi giorni dopo. Il 24 aprile, scesi da Sant’Elena, anche la moglie ha cominciato a manifestare i primi sintomi, all’oscuro delle autorità locali. Adesso l’OMS sta cercando di tracciare tutti i possibili contatti sia della donna, morta il 25 aprile a Johannesburg, che delle persone contagiate.

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Il precedente argentino

Rispetto a quanto accaduto nel 2020 con il Coronavirus, l’Hantavirus è già stato studiato perché si era già manifestato nel recente passato. Nel 2018 si registrò infatti un focolaio di Andes Virus in Argentina, nella provincia di Chubut: in quel caso la trasmissione da uomo a uomo era partita da un roditore. Il contagio interessò 34 persone e 11 di queste morirono: il focolaio si spense poco dopo grazie agli isolamenti e alle quarantene predisposte dalle autorità sanitarie. 

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Cosa dicono gli esperti

Per quanto riguarda il virus del focolaio sviluppatosi a bordo della nave da crociera Mv Hondius, "è rassicurante notare che le sequenze più simili provengono dall'epidemia del 2018-2019 in Argentina, il che suggerisce che il virus rimanga parte di un lignaggio virale noto, anziché rappresentare un nuovo ceppo altamente divergente", ha dichiarato sulla piattaforma Science Media Centre il virologo Damien Tully della London School of Hygiene & Tropical Medicine. È una solo sequenza, aggiunge, ma "fornisce la prima istantanea genetica dettagliata del ceppo responsabile dell'epidemia" e racconta una cosa fondamentale, ossia che in otto anni non sono comparse nuove varianti, e indica che "il virus responsabile dell'epidemia sia probabilmente emerso da un singolo lignaggio virale relativamente stabile, piuttosto che da un recente evento di mescolamento tra diversi hantavirus". Sulla stessa linea il virologo Piet Maes, dell'Università di Bruxelles e presidente eletto della Hantavirus Society, per il quale è però "importante sottolineare che, sebbene questi risultati genomici non indichino l'emergere di un virus fondamentalmente nuovo, nel caso del ceppo del virus Andes, i soli dati genomici non consentono di distinguere tra acquisizione zoonotica diretta e trasmissione secondaria da uomo a uomo, entrambe ipotesi biologicamente plausibili per il virus Andes".

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