Virus Ebola, 5 livelli di rischio e hub sul territorio: la circolare del governo

Salute e Benessere
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Obbligo di dichiarazione per chi arriva dalla Repubblica Democratica del Congo e dall'Uganda, cinque livelli di rischio, l'aeroporto di Fiumicino come hub sanitario nazionale, una serie di centri di riferimento per le malattie infettive in ogni regione, un centro di riferimento nazionale all'ospedale Spallanzani di Roma. Sono queste le misure principali con cui il Ministero della Salute ha deciso di gestire i rischi collegati al virus Ebola, responsabile dell'epidemia in Congo e in Uganda che, secondo i dati della Regione africana dell'Organizzazione mondiale della sanità, conta almeno 1.100 episodi sospetti, di cui 263 confermati, e 43 morti accertati.

 

Negativo il test del sospetto caso di Cagliari

Intanto è emerso che il test per Ebola effettuato ieri sul paziente rientrato in Sardegna dal Congo è risultato negativo. Lo rende noto il ministero della Salute. Le analisi sono state condotte dallo Spallanzani di Roma. Il paziente è rientrato in Italia sabato 30 maggio. Ieri, dopo aver accusato alcuni sintomi, ha chiamato il 118 ed è stato portato in biocontenimento all'ospedale Santissima Trinità di Cagliari per i necessari accertamenti diagnostici, così come previsto dai protocolli vigenti. Il Ministero resta in contatto con le autorità sanitarie della Sardegna. "Si conferma - viene sottolineato - che il rischio in Italia resta molto basso". 

Quello che devi sapere

Ebola, le misure del governo italiano

La priorità del governo resta sempre quella di individuare e isolare tempestivamente eventuali casi sospetti. Per questo l'ordinanza firmata dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, e la circolare con le misure applicative, prevedono che chiunque arrivi in Italia dai due Paesi centro dell'epidemia - "direttamente o indirettamente" e "con qualsiasi mezzo" - sia tenuto a dichiarare entro 24 ore la provenienza da quelle zone nei 21 giorni precedenti, ossia nel periodo di incubazione del virus.

 

Per approfondire: Virus Ebola, cos'è e come si trasmette

Cinque livelli di rischio

Il documento delle autorità sanitarie prevede cinque i livelli di rischio, differenziati sulla base del tipo di esposizione dei viaggiatori nei 21 giorni precedenti. I livelli si riferiscono a persone asintomatiche e vanno da molto basso a basso, moderato, alto e molto alto.

 

Per approfondire: Ebola, Iss: cos’è il virus Bundibugyo, come si trasmette e cosa sapere

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I livelli più bassi di rischio

Le soglie di rischio più basse sono due e riguardano:

  • I casi asintomatici, che non sono stati in un'area di attenzione e che non riferiscono una potenziale esposizione (raggiungibili dalla Asl per 21 giorni);
  •  I casi asintomatici che pur non essendo stati in un'area di attenzione riferiscono comunque una o più esposizioni non ad alto rischio. Per questi ultimi scatta l'automonitoraggio quotidiano, la misurazione della temperatura e almeno una verifica dal Dipartimento di Prevenzione.

Il livello moderato

Il livello moderato ricomprende invece tutti gli asintomatici che però sono stati in un'area di attenzione, ma che non riferiscono nessuna potenziale esposizione a rischio. Per loro (che devono essere raggiungibili dalla Asl in caso di comparsa dei sintomi) scatta la sorveglianza attiva, la misurazione della temperatura corporea, controlli quotidiani dal Dipartimento di Prevenzione e l'obbligo di comunicare eventuali spostamenti fuori dalla Regione di permanenza.

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I livelli di rischio più alti

Nei due livelli più alti di rischio sono ricompresi:

  • I casi di asintomatici che sono stati in un'area di attenzione e che riferiscono un'esposizione non ad alto rischio, che hanno l'obbligo di quarantena;
  • Le persone asintomatiche che hanno avuto un'esposizione ad alto rischio: per questi ultimi è previsto un trasporto in biocontenimento. 

Cosa fare in caso di sintomi

Il governo ha inoltre stabilito che se un viaggiatore sviluppa sintomi entro 21 giorni dall'uscita da un Paese o area interessata, deve: autoisolarsi immediatamente, evitare contatti con conviventi e terzi, non recarsi autonomamente presso strutture sanitarie, contattare immediatamente il Dipartimento di Prevenzione, il numero unico di emergenza 112/118 o altro recapito indicato dall'autorità sanitaria e riferire viaggio, data di rientro, aree visitate ed esposizioni. Sono le Regioni e le Province Autonome a dover comunicare al Ministero della Salute i riferimenti delle strutture regionali di malattie infettive individuate quali centri di supporto specialistico per la valutazione clinicoepidemiologica dei soggetti che sviluppano sintomi durante il periodo di automonitoraggio, sorveglianza sanitaria o isolamento fiduciario.

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La variante di Ebola responsabile dell’epidemia

La variante dell’Ebola che ha dato via all’epidemia in corso è il Bundibugyo, meno contagioso di altri virus e con uno scarso rischio di diffusione, ma senza vaccini mirati né test rapidi per la diagnosi su larga scala o terapie ad hoc che possono aiutare a bloccarlo. Finora sono sei le specie conosciute di virus collegate all'Ebola. Tre di queste causano grandi epidemie: i ceppi Zaire, Sudan e lo stesso Bundibugyo, che in precedenza aveva causato due epidemie. Essendo più raro di altri, non tutti i test diagnostici sono in grado di rilevarlo, e "questo è uno dei motivi per cui l'epidemia si è diffusa inosservata" nei Paesi africani colpiti, spiega Michele Barry, direttrice del Centro dell'Università di Stanford per l'innovazione nella salute globale. Che però precisa come, considerando le caratteristiche di questo virus, "è molto improbabile una trasmissione su larga scala". 

Come si trasmette il virus e quali sono i sintomi

Il virus si trasmette infatti tramite contatto diretto con fluidi corporei. Diarrea non emorragica e mal di testa sono i primi sintomi riscontrati in oltre l'80% dei casi, oltre a febbre e debolezza.

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La pericolosità del ceppo Bundibugyo

Il tasso di mortalità del Bundibugyo è inferiore a quello di Ebola-Zaire, e viene stimato tra il 30% e il 50%. 

 

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