Un possibile focolaio di Hantavirus su una nave da crociera riporta l’attenzione sui rischi legati ai roditori, responsabili della trasmissione di diverse malattie. Tra queste ci sono leptospirosi, salmonellosi e altre infezioni legate alla contaminazione di alimenti e ambienti
Non solo Hantavirus. I topi sono portatori di diverse altre malattie, come leptospirosi e salmonellosi, oltre a varie tossinfezioni alimentari. A riaccendere l’attenzione sul tema è il possibile focolaio segnalato a bordo di una nave da crociera ancorata al largo delle coste di Capo Verde, con due casi confermati e cinque sospetti di infezione da Hantavirus riportati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un episodio che riporta al centro il tema dei rischi sanitari legati ai roditori.
I virus trasmessi dai roditori
Come evidenziato da Fabrizio Pulvirenti, direttore della UOC di Malattie infettive dell'ospedale Vittorio Emanuele di Gela, in provincia di Caltanissetta, “i roditori non sono portatori esclusivi di Hantavirus”. “La loro pericolosità, nei termini della possibilità di trasmettere infezioni, è ben più ampia”. Il ratto (Rattus rattus e Rattus norvegicus) è infatti serbatoio o vettore di numerosi agenti patogeni. La leptospirosi, ad esempio, viene trasmessa attraverso le urine dei roditori contaminate, che raggiungono acque o il suolo. La salmonellosi e altre tossinfezioni alimentari sono invece favorite dalla contaminazione di derrate con i loro escrementi. Un’altra patologia associata ai roditori è la febbre da morso di ratto, causata dal batterio Streptobacillus moniliformis. “E poi c’è la storia: se la peste bubbonica del Trecento devastò l’Europa, fu perché il ratto fungeva da ospite per Xenopsylla cheopis, la pulce vettore di Yersinia pestis. Il roditore non uccideva direttamente, ma trasportava chi uccideva”, ha ricordato lo specialista.
L’importanza del controllo della popolazione di roditori
La presenza dei roditori e la loro capacità di diffondere infezioni rendono necessario un controllo costante. “Il controllo della popolazione roditrice è una questione di salute pubblica concreta”, ha sottolineato Pulvirenti, rimarcando l’importanza delle attività di vigilanza svolte dalle Aziende sanitarie locali e dai Nuclei Antisofisticazione e Sanità dei Carabinieri nei mercati, nei depositi alimentari e nella ristorazione collettiva. Si tratta di “una delle linee di difesa meno visibili ma più efficaci di cui disponiamo e andrebbe potenziata, specie nell'ottica di un compiuto approccio One health”, ha aggiunto. Il Sistema sanitario nazionale, secondo l'esperto, è “un patrimonio di prevenzione e vigilanza da rifondare in chiave One health. Sebbene abbia bisogno di un aggiornamento strutturale legato ai mutamenti tecnologici, sociodemografici, scientifici e organizzativi sopraggiunti in quasi mezzo secolo, il nostro Ssn ha costruito un sistema di controlli preventivi che ci aiutano a tenere lontani da noi pericoli molto seri per la nostra vita e la salute pubblica".
Infezione da Hantavirus: cos’è e come si contrae
Tornando all’Hantavirus, l’esperto ha spiegato che il virus non si comporta come i virus influenzali: “Non circola nell'aria di una sala da pranzo affollata, non passa da una stretta di mano, non si diffonde tra passeggeri come un coronavirus”. L’Hantavirus appartiene alla famiglia Hantaviridae, genere Orthohantavirus. Si tratta di una “zoonosi, ovvero di una infezione animale che occasionalmente interessa l'uomo, il cui serbatoio naturale è costituito da roditori selvatici, portatori cronici asintomatici”. Il contagio nell'uomo avviene per inalazione di aerosol contaminati da escrezioni infette (urina, feci essiccate, saliva) o, più raramente, per contatto diretto con materiale biologico dell'animale.
Possibile trasmissione da uomo a uomo
L'Organizzazione mondiale della sanità sospetta una possibile trasmissione da uomo a uomo dell'Hantavirus sulla nave da crociera mv Hondius, ancorata al largo delle coste di Capo Verde. Come ha ricordato Pulvirenti, “la trasmissione interumana è documentata in modo solido soltanto per il ceppo Andes, circolante in America meridionale, attraverso un meccanismo ancora non del tutto chiarito”. Per tutti gli altri ceppi del virus, “inclusi quelli europei come Puumala e Dobrava, non costituisce una via di contagio rilevante". Nel caso della nave da crociera, l’esperto ha sottolineato che "il periodo di incubazione oscilla tra una e otto settimane, il che rende plausibile l'ipotesi di un'esposizione avvenuta prima dell'imbarco”. Anche il numero limitato di casi a bordo, “in un ambiente chiuso e densamente popolato, rafforza questa lettura, giacchè una trasmissione interumana attiva avrebbe prodotto numeri ben diversi”. In generale, nel caso degli Hantavirus, “il rischio per chi non ha avuto contatti con roditori infetti resta estremamente basso”. “Ciò che questo caso richiede è un'indagine epidemiologica rigorosa con l'identificazione del ceppo, la ricostruzione dell'esposizione, la definizione della finestra temporale, ma certamente non allarmismo”, ha concluso l’esperto.