Citisina, il farmaco per smettere di fumare può essere rimborsato dal Ssn: cosa sapere

Salute e Benessere
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Per chi decide di smettere di fumare seguendo un percorso strutturato, arriva una novità importante: il primo ciclo di trattamento con il nuovo medicinale a base di citisina potrà essere coperto dal Servizio sanitario nazionale. La misura, prevista dall’Aifa, riguarda però soltanto chi si affida ai Centri antifumo e intraprende un programma verificabile: chi lo utilizza al di fuori di questo iter assistito dovrà sostenerne autonomamente il costo. In quel caso, il trattamento standard di 25 giorni comporta una spesa di circa 90 euro. Ecco cosa sapere.

Quello che devi sapere

Come funziona il rimborso

La rimborsabilità, almeno in questa prima fase, non è estesa a tutti i fumatori in modo automatico. Il farmaco viene infatti garantito dal sistema pubblico soltanto all’interno di un percorso clinico considerato serio e monitorabile. Questo significa, per esempio, che non basta il semplice consiglio di uno specialista o il divieto di fumare dopo un evento cardiovascolare, come un infarto, per ottenere gratuitamente la terapia. Senza presa in carico da parte di un centro dedicato, l’onere economico resta a carico del paziente.

 

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Che cos’è la citisina

Il principio attivo del nuovo trattamento deriva da una pianta ornamentale ben riconoscibile: il maggiociondolo, noto scientificamente come Cytisus laburnum, appartenente alla famiglia delle Leguminose. Dai suoi fiori gialli viene estratta la citisina, sostanza oggi impiegata nella terapia contro la dipendenza da tabacco. Il farmaco, prodotto dall’azienda polacca Adamed e distribuito in Italia da Laboratorio Farmaceutico C.T., è stato recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è quindi già disponibile anche per i fumatori italiani che vogliono tentare di liberarsi dalle sigarette.

 

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Una molecola già riconosciuta

La citisina non è una novità assoluta nel panorama scientifico. L’Organizzazione mondiale della sanità l’aveva già inclusa nelle proprie linee guida nel 2024, mentre nel 2025 è entrata nell’elenco dei farmaci essenziali. Adesso il passaggio decisivo: dalla preparazione galenica si arriva a un medicinale rimborsabile dal servizio pubblico, almeno se prescritto e somministrato nell’ambito dei Centri antifumo. L’obiettivo, almeno sulla carta, è rendere più accessibile un trattamento considerato efficace, con possibili vantaggi anche in termini di equità e di riduzione della spesa sanitaria futura.

L’effetto sul cervello

La citisina agisce sugli stessi recettori cerebrali coinvolti nella dipendenza da nicotina. In sostanza, occupa quei bersagli biologici che normalmente vengono attivati dal fumo e riduce così sia il desiderio della sigaretta sia la gratificazione collegata al gesto. Il risultato è duplice: da un lato si attenua la spinta a fumare, dall’altro si riducono i principali disturbi dell’astinenza, come irritabilità, insonnia, ansia, umore depresso e tensione emotiva. Sono proprio questi sintomi, infatti, a favorire più spesso le ricadute.

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Come si assume

Una sola confezione del farmaco, contenente 100 compresse, è sufficiente per completare l’intero ciclo di cura, che ha una durata complessiva di 25 giorni. Il medicinale si assume per via orale e va ingerito con una quantità adeguata di acqua, seguendo uno schema progressivo che prevede una riduzione graduale delle dosi nel corso del trattamento. Nei primi tre giorni è prevista l’assunzione di una compressa ogni due ore, fino a un massimo di sei compresse al giorno. Dal quarto al dodicesimo giorno l’intervallo tra una dose e l’altra si allunga a due ore e mezza, con un limite massimo di cinque compresse quotidiane. Tra il tredicesimo e il sedicesimo giorno si passa invece a una compressa ogni tre ore, per un totale massimo di quattro compresse al giorno. Successivamente, dal diciassettesimo al ventesimo giorno, la posologia si riduce ulteriormente a una compressa ogni cinque ore, fino a un massimo di tre compresse al giorno. Nell’ultima fase del trattamento, cioè dal ventunesimo al venticinquesimo giorno, l’assunzione prevista scende a una o due compresse al giorno, senza superare comunque il limite di due compresse quotidiane.

Gli effetti indesiderati

Come accade con qualsiasi farmaco, anche questo medicinale può provocare alcuni effetti indesiderati, anche se non tutti i pazienti li manifestano. Tra le reazioni segnalate con maggiore frequenza, quindi in più di un caso su dieci, rientrano soprattutto modifiche dell’appetito, spesso con aumento della fame, incremento di peso, capogiri, irritabilità, sbalzi d’umore, ansia e rialzo della pressione arteriosa, ma anche secchezza della bocca, diarrea, eruzioni cutanee, senso di stanchezza, disturbi del sonno come insonnia, sonnolenza, letargia, sogni insoliti o incubi, oltre a mal di testa, nausea, accelerazione del battito cardiaco, alterazioni del gusto, bruciore di stomaco, stitichezza, vomito, dolori addominali soprattutto nella parte alta dell’addome e dolori muscolari. Con una frequenza più contenuta, quindi da uno a dieci casi su cento, possono invece comparire difficoltà di concentrazione, rallentamento del battito cardiaco, gonfiore addominale, sensazione di bruciore alla lingua e un generale stato di malessere. Più raramente, cioè da uno a dieci casi su mille, sono stati osservati sintomi come sensazione di testa pesante, riduzione del desiderio sessuale, lacrimazione, difficoltà respiratoria, aumento dell’espettorato, salivazione eccessiva, sudorazione più intensa, minore elasticità della pelle, affaticamento e aumento dei livelli delle transaminasi nel sangue.

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Efficacia più alta

I numeri raccolti dalla ricerca suggeriscono un impatto significativo. Secondo uno studio italiano condotto dall’Istituto nazionale tumori, a distanza di 12 mesi riesce a smettere il 40% dei pazienti trattati. Il confronto con chi tenta di liberarsi dal fumo senza alcun supporto è netto: in quel caso, mediamente, ce la fa soltanto una persona su dieci. È proprio questo divario a spiegare perché l’accesso a terapie strutturate venga considerato sempre più una priorità sanitaria.

Sicurezza e tollerabilità

Un altro elemento ritenuto particolarmente favorevole riguarda il profilo di sicurezza. La citisina, infatti, non presenta al momento interazioni farmacologiche rilevanti chiaramente documentate, caratteristica che la rende potenzialmente utile anche nei soggetti più delicati, come persone anziane, fragili o affette da patologie croniche. Gli eventuali effetti indesiderati, quando compaiono, risultano generalmente lievi, transitori e ben tollerati. Questo contribuisce a renderla una soluzione terapeutica interessante anche nei pazienti che assumono più farmaci contemporaneamente.

 

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