Influenza aviaria, cresce la diffusione del virus: segnalati 60 focolai in Ue

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Questi i dati riportati dalla Commissione Europea rispetto alle segnalazioni delle ultime settimane. La malattia resta comunque "monitorata con attenzione dai virologi per il rischio che il virus muti e possa diventare trasmissibile proprio da uomo a uomo", hanno segnalato gli esperti

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Non si arresta la diffusione dell'influenza aviaria nell'Unione Europea. A confermarlo i dati della Commissione Europea a cui, in meno di un mese, sono stati notificati 60 nuovi focolai della malattia, conosciuta come influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai).

I rischi da non sottovalutare

La malattia, ricordano gli esperti, circola con maggiore celerità durante l'inverno e può anche trasmettersi, in alcuni casi, all'uomo. Resta comunque monitorata con attenzione dai virologi per il rischio che il virus muti e possa diventare trasmissibile proprio da uomo a uomo. Si tratta, ricorda ancora la Commissione, di una malattia infettiva virale tipica dei volatili che può generare "gravi conseguenze" per la redditività degli allevamenti avicoli, danneggiando di conseguenza gli scambi all’interno dell’Unione e le esportazioni verso i Paesi terzi. I virus in questione, argomentano ancora gli esperti, "possono infettare gli uccelli migratori, i quali a loro volta possono diffonderli a lunga distanza durante le migrazioni autunnali e primaverili". Questa situazione, così facendo, rappresenta una vera e propria "minaccia costante di introduzione diretta e indiretta di tali virus nelle aziende in cui sono detenuti pollame o volatili in cattività. Anche perchè, sottolinea ancora la Commissione, "in caso di comparsa di un focolaio di Hpai esiste il rischio che l’agente patogeno possa diffondersi ad altre aziende in cui sono detenuti pollame o volatili in cattività".

I nuovi focolai segnalati in Ue

Stando a quanto riporta la Commissione stessa, di recente "Belgio, Bulgaria, Cechia, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Svezia hanno notificato la comparsa di nuovi focolai di Hpai sul loro territorio in stabilimenti in cui erano detenuti pollame o volatili in cattività".  Si tratta, come detto, di "60 nuovi focolai" e tra questi, in particolare, sono state segnalate criticità in "un focolaio nel pollame nella provincia delle Fiandre Occidentali in Belgio, in due focolai nel pollame nelle regioni di Pazardzhik e Plovdiv in Bulgaria, in due focolai nel pollame nella regione di Vysočina in Cechia". Ma non solo perchè è stato registrato "un focolaio nel pollame nella regione dello Jutland centrale in Danimarca, nove focolai nel pollame nei Länder Baden-Württemberg, Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania anteriore, Bassa Sassonia, Sassonia e Renania settentrionale-Vestfalia in Germania". La lista segnalata dalla Commissione prosegue con focolai nel pollame segnalati anche nella provincia di Lleida in Spagna, cnei dipartimenti di Bretagne, Drôme, Hauts-deFrance, Pays de la Loire e Vendée in Francia, nelle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana e Veneto in Italia, nella contea di Csongrád-Csanád in Ungheria, nelle province del Limburgo e del Brabante settentrionale nei Paesi Bassi. Infine, altre segnalazioni sono arrivate dai voivodati di Lublino, di Lubusz, della Podlachia, della Pomerania, della Grande Polonia e di Łódz, dal voivodato della Bassa Slesia in Polonia, dal distretto di Santarém in Portogallo e dalla contea di Skåne in Svezia. 

 

 

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L'esperto: "Focolai in Ue con la complicità degli allevamenti intensivi"

A commentare la situazione è stato, con l'Adnkronos, l'epidemiologo Massimo Ciccozzi. "L'aviaria è un'influenza che conosciamo da 100 anni circa: l'uomo si infetta direttamente dall'animale che ha il virus. Ad oggi non è stato dimostrato il contagio interumano, che è il vero spauracchio perché il tasso di letalità è intorno al 35-40%. Il vero problema è che questo virus muta facilmente, e più fa passaggi da un animale all'altro più la situazione si complica e aumenta il rischio, e questo bisogna evitarlo poiché essendo le mutazioni casuali non sappiamo se può accadere una mutazione che permette lo 'spillover' all'uomo e quindi il contagio interumano", ha spiegato. Ma come pensare di poter evitare le continue mutazioni? Per Ciccozzi "evitando gli allevamenti intensivi, che oggi hanno una complicità nella diffusione dei focolai in Italia e in Europa, e facendo una sorveglianza veterinaria continua". 

Cosa sta facendo l'Italia

In tutto ciò, il nostro Paese "sta affrontando focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità, principalmente il ceppo H5N1, che da settembre 2025 hanno colpito soprattutto le regioni del Nord tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, in allevamenti di tacchini e galline ovaiole con misure di contenimento immediate e l'istituzione di zone di protezione/sorveglianza", ha segnalato l'esperto. Anche in questo caso "la causa è attribuita agli uccelli selvatici migratori", tanto che il ministero della Salute e gli Istituti zooprofilattici raccomandano "massimo livello di biosicurezza per gli allevatori e attenzione alla segnalazione di casi sospetti, assicurando che i controlli rendono carni e uova sicure per il consumo umano". 

 

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