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Malati cronici, oltre dieci anni per una diagnosi per un paziente su tre

Salute e Benessere
©Getty

Presentato a Roma il '20/mo Rapporto sulle politiche della cronicità' dal titolo 'Fermi al Piano'. Ancora troppe le disparità sul territorio per i malati cronici

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È stato presentato a Roma, presso il Centro Congressi Roma Eventi, il '20/mo Rapporto sulle politiche della cronicità' dal titolo 'Fermi al Piano', che vuole evidenziare le disuguaglianze sanitarie che colpiscono i cittadini affetti da malattie croniche. A introdurlo è stato il CnAMC, ossia il Coordinamento nazionale delle circa 100 associazioni di malati cronici e rari. Per il report, realizzato da Cittadinanzattiva, oltre la metà dei pazienti affetti da malattie croniche ha denunciato lunghi tempi d’attesa per le visite di controllo e per gli esami diagnostici. È emerso che un cittadino su quattro con una malattia rara deve spostarsi dal proprio luogo di residenza per ricevere le cure adeguate, uno su tre ha atteso oltre dieci anni per ottenere una diagnosi, e due terzi dei pazienti devono pagare di tasca proprie le spese per il supporto psicologico. Mentre circa 2 milioni di italiani soffrono di malattie rare - molti di questi sono pazienti in età pediatrica -, ben 4 su dieci soffrono almeno di una malattia cronica. 

Cosa dice il rapporto

 

Per stilare il Rapporto sono stati intervistati 871 pazienti e 86 presidenti di associazioni di patologia cronica o rara. "I motivi dei ritardi nella diagnosi sono, per 2 pazienti su 3, la scarsa conoscenza da parte del medico di famiglia, e per oltre la metà la sottovalutazione dei sintomi", si legge nel documento ufficiale. Anche nell’assistenza sono stati evidenziati dei ritardi, ulteriormente aggravatisi con il Covid: per il 43% degli intervistati i ritardi riguardano i lunghi tempi per il riconoscimento dell'invalidità civile o dell’accompagnamento, per il 55% le visite di controllo e per il 60% l’accesso alle prime visite specialistiche e agli esami diagnostici. 

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Conclusioni

Un’associazione su tre ha denunciato l’assenza di specifici 'Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali', che, sulla base del paziente, definiscono il modello di cure a lui più appropriato. Spiccano tuttavia alcune Regioni che, rispetto la presa in carico del paziente in base a questo modello di cura, sono più avanti: Lombardia, Toscana, Veneto, Emilia-Romagna, e Lazio. Negli ultimi 12 mesi, infine, circa l’11% dei pazienti è stato coinvolto in programmi di telemedicina, il 72% ha utilizzato frequentemente la ricetta dematerializzata, e il 53% ha attivato il fascicolo sanitario elettronico.