Ictus, realtà virtuale e neuroni specchio per la riabilitazione

Salute e Benessere
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La tecnica combinata tra la terapia basata sui cosiddetti “neuroni a specchio” e la realtà virtuale sarà al centro di uno studio, che durerà circa tre anni e sarà finanziato dal Ministero della Salute. Obiettivo analizzare e testare l'efficacia di questa particolare combinazione nell’ambito della riabilitazione post ictus

La realtà virtuale unita alle potenzialità della terapia dell'osservazione e imitazione dell'azione (detta anche “Action-Observation Therapy”), basata sul funzionamento dei “neuroni specchio”, neuroni motori scoperti tra gli anni '80 e gli anni '90 che si attivano non solo quando viene compiuta un’azione, ma anche quando un soggetto osserva lo svolgimento di una simile azione da parte di un altro individuo. Sono due possibili nuovi strumenti utili nell’ambito della riabilitazione dopo un ictus. Ad analizzare l'efficacia di questa particolare combinazione sarà un lavoro di ricerca promosso dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e coordinato dal Centro Cardinal Ferrari-Santo Stefano Riabilitazione, in cui saranno coinvolti anche gli esperti dell'Università di Parma e dell'Istituto Clinico Quarenghi di San Pellegrino Terme.

I pazienti coinvolti

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In totale, come sottolinea un comunicato apparso sul sito del Centro Santo Stefano Riabilitazione, sono 94 i pazienti che verranno reclutati per lo studio, di età compresa tra i 30 ed i 70 anni e che abbiano superato la fase acuta dell'ictus. Il progetto, finanziato tra l’altro dal Ministero della Salute per un totale di 130mila euro, durerà circa tre anni. Come riferito da Antonio de Tanti, fisiatra e direttore clinico del Centro Cardinal Ferrari, “ad oggi la riabilitazione prevede un approccio chiamato Action Observation Therapy in cui si chiede al paziente di osservare un attore compiere ripetutamente azioni di vita quotidiana e cercare di riprodurne il movimento”. Si tratta di un processo che attiva, come detto, i cosiddetti “neuroni specchio”, la cui attivazione può indurre nel paziente un apprendimento motorio molto più rapido del consueto.

Come procederà lo studio

Lo studio, per la prima volta in assoluto, vedrà applicate le tecniche della realtà virtuale a questa specifica tipologia di terapia. Ai pazienti coinvolti, infatti, sarà chiesto di eseguire semplici azioni, all’interno di un contesto basato proprio sulla realtà virtuale tramite guanti e una serie di sensori posizionati sul braccio, che permettono di registrare il movimento e di rivederlo, una volta riprodotto su schermo. Nel corso della ricerca, è previsto che un primo gruppo di pazienti dovrà eseguire tali azioni solo dopo averle osservate, mentre un secondo gruppo eseguirà le medesime azioni ma solamente dopo aver visionato alcuni “video di controllo”, in cui riceverà semplici istruzioni verbali sui movimenti da ripetere. Tutti pazienti verranno coinvolti in 20 sedute da 45 minuti l’una, in un arco temporale pari a 5 settimane. Obiettivo finale, hanno spiegato gli esperti, sarà quello di sottolineare come il trattamento riabilitativo combinato, basato sull'osservazione di azioni e seguito dalla loro riproduzione immediata attraverso tecniche di realtà virtuale, possa risultare "maggiormente efficace rispetto ad un trattamento basato unicamente sull’osservazione di video privi di contenuto motorio", come sottolineato da Antonino Errante, dottore di ricerca in Neuroscienze e psicologo presso l’Azienda Ospedaliero-universitaria di Parma.

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