Giornata mondiale del cuore 2021: i numeri in Italia e nel mondo

Salute e Benessere
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Il 29 settembre si celebra la Giornata mondiale del cuore, evento istituito dalla World Heart Federation. Ad oggi, come conferma l’Oms, “le malattie cardiovascolari, inclusi infarti e ictus, rappresentano la principale causa di morte a livello globale, con quasi diciotto milioni di vite perse ogni anno”. Anche in Italia, sono la prima causa di morte, coinvolte nel 34,8% di tutti i decessi

“Le malattie cardiovascolari, inclusi infarti e ictus, rappresentano la principale causa di morte a livello globale, con quasi diciotto milioni di vite perse ogni anno. Proteggi il tuo cuore scegliendo uno stile di vita sano”. Questo il messaggio diffuso, via social, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in occasione della Giornata mondiale del cuore, evento istituito dalla World Heart Federation che ricorre proprio oggi, 29 settembre.

I numeri a livello globale e le strategie di contrasto

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Le stime degli esperti, per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, parlano dunque di 18 milioni di decessi ogni anno, ma si prevede che questi numeri possano anche aumentare, con i dati potrebbero anche raggiungere, entro il 2030, quota 24 milioni di morti ogni anno. Dopo un calo della mortalità, rilevato negli ultimi decenni, i numeri infatti sono di nuovo in aumento, invertendo così il trend positivo legato ad anni di progresso in ambito medico, sia sul fronte delle cardiopatie ischemiche sia su quello delle malattie cerebrovascolari. Oggi più che mai, anche in virtù della pandemia di Covid-19, secondo i medici la prevenzione cardiovascolare risulta particolarmente fondamentale per recuperare il ritardo dovuto anche a all'interruzione forzata di alcune prestazioni mediche in quest’ambito. Occorre, in quest’ottica, ripensare le strategie di contrasto alle patologie cardiovascolari nel post-Covid, condividendo proposte e priorità per recuperare il ritardo causato dall'emergenza. Questo uno degli obiettivi urgenti al centro del digital talk show dal titolo “Nuove strategie di prevenzione cardiovascolare nel post-pandemia: la sfida parte dal territorio”, organizzato da Novartis Italia e patrocinato da City Health Institute, uno degli eventi in programma per la Giornata mondiale del cuore.

La situazione che riguarda l’Italia

Le malattie cardiovascolari, considerando invece l’Italia, rappresentano allo stesso modo la prima causa di morte, coinvolte nel 34,8% di tutti i decessi. Nonostante questo dato, rilevano gli esperti, la prevenzione e l'accesso alle cure rimangono disattesi, con l’arrivo della pandemia che ha peggiorato la situazione. Dopo la contrazione registrata durante il primo lockdown, si è verificato, infatti, un parziale recupero dei ritardi diagnostici a partire dalla seconda metà dello scorso anno, pur permanendo un gap nell'accesso alle visite specialistiche e una riduzione dell'aderenza terapeutica causata anche dalla difficoltà di mantenere un contatto tra specialista e paziente. Lo ha sottolineato una ricerca realizzata da Sanofi con Iqvia, in collaborazione con la Fondazione Italiana per il Cuore, presentata proprio in occasione della Giornata Mondiale del Cuore 2021. L’analisi ha confrontato il periodo post-pandemia con il 2019. E’ emerso come a giugno 2021, le nuove diagnosi e i nuovi trattamenti dei pazienti ad alto rischio cardiovascolare hanno registrato rispettivamente +3% e +10% rispetto al periodo pre-pandemia, segno di una ripresa dell'attività degli ambulatori ma anche di una crescita dei nuovi casi. Rispetto al 2019, però, rimane elevato il divario delle richieste di visite cardiologiche (prime visite -19%, visite di controllo -29%) e dell'aderenza alla terapia (da 53% a 48%). Per quanto riguarda le malattie ischemiche del cuore, nonostante la ripresa delle attività, l'accesso alle cure rilevata rimane ancora su livelli inferiori al periodo pre-pandemico (nuove diagnosi -5%, nuovi trattamenti -16%) e le richieste di visita cardiologica sono inferiori rispetto al 2019 (prime visite -23%, visite di controllo -30%). Anche l'aderenza al trattamento è passata dal 78% pre-pandemia al 70%.

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