Dall'esercizio fisico un possibile aiuto contro la fibrillazione atriale: lo studio

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Con un esercizio aerobico fino a 3,5 ore alla settimana è possibile combattere e ridurre gli effetti della fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo cardiaco che può causare palpitazioni, mancanza di respiro o affaticamento. Lo ha spiegato uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Adelaide, in Australia

La fibrillazione atriale (FA) è un disturbo del ritmo cardiaco che fa battere il cuore in modo rapido e irregolare. I sintomi più comuni sono palpitazioni, mancanza di respiro, stordimento e affaticamento, che possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita. E i pazienti che ne soffrono possono correre rischi significativi legati ad ictus e ad insufficienza cardiaca. Sul tema ha fatto luce una ricerca dell'Università di Adelaide, in Australia che è stata presentata all'edizione virtuale 2021 del congresso Esc della Società europea di cardiologia. Secondo lo studio, un aiuto contro il ritmo “ballerino” del cuore può arrivare dall'attività fisica. In particolare, come sottolineato dal dottor Adrian Elliott, che ha coordinato la ricerca, “lo studio ACTIVE-AF è riuscito a dimostrare come alcuni pazienti possano controllare la loro aritmia attraverso l'attività fisica, senza la necessità di interventi complessi come l'ablazione o con l’ausilio di farmaci per mantenere il cuore ad un ritmo normale", ha spiegato.

Un esercizio aerobico fino a 3,5 ore alla settimana

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Sviluppato un nuovo strumento per monitorare la fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale, hanno sottolineato gli esperti, ha una prevalenza globale in costante aumento. Secondo le stime coinvolge oltre 30 milioni di persone nel mondo. Per arrivare a proporre la loro tesi, i ricercatori australiani hanno assegnato a 120 pazienti con malattia sintomatica, un programma di attività che combinava esercizio aerobico supervisionato e un piano da seguire in autonomia, per la durata di sei mesi. L'età media dei pazienti era di 65 anni ed il 43% di loro erano donne. Il programma includeva dunque esercizi valutati dai medici, attraverso un controllo settimanale per tre mesi, quindi quindicinale per altri tre, e un piano settimanale individualizzato da eseguire fra le mura di casa. Nel corso dei sei mesi previsti dallo studio l'obiettivo prefissato era quello di aumentare l'esercizio aerobico fino a 3,5 ore alla settimana. Le sessioni supervisionate erano in genere di intensità sempre più elevata per aumentare la forma cardiorespiratoria, mentre l'esercizio autonomo era in genere un'attività aerobica di intensità moderata a scelta del paziente, come ad esempio camminata, cyclette o nuoto. Un altro gruppo di partecipanti, che ha svolto la funzione di gruppo di controllo, ha invece ricevuto consigli sull'esercizio fisico ma nessun intervento attivo da parte dei medici. Mentre tutti quanti i pazienti hanno ricevuto le classiche cure mediche da parte del cardiologo, nel corso della ricerca.

La riduzione della gravità dei sintomi

In base a quanto emerso, è stata osservata in coloro che avevano svolto gli esercizi supervisionati una significativa riduzione della gravità dei sintomi a 12 mesi, rispetto ai pazienti del gruppo di controllo. “Ciò significa che i pazienti hanno riportato palpitazioni meno gravi, meno mancanza di respiro e affaticamento”, ha evidenziato Elliott. Ma non solo, “perché dall'analisi è stato possibile riscontrare come un numero maggiore di pazienti nel gruppo che ha fatto gli esercizi potrebbe mantenere un ritmo cardiaco normale senza bisogno di interventi invasivi o dell’uso continuato di farmaci”, ha aggiunto. Come consiglio generale, comunque, l’esperto ha sottolineato che “i pazienti dovrebbero sforzarsi di svolgere fino a 3,5 ore a settimana di esercizio aerobico e incorporare alcune attività di maggiore intensità per migliorare la propria forma cardiorespiratoria”.

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