Sviluppato un nuovo strumento per monitorare la fibrillazione atriale

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Sarebbe più efficace rispetto agli attuali metodi di monitoraggio. Il risultato si deve a un team di ricercatori dell'Università dell'Alberta e di Calgary

Un team di ricercatori dell'Università dell'Alberta e di Calgary ha sviluppato un nuovo dispositivo impiantabile che promette di monitorare in modo più efficace la fibrillazione atriale rispetto agli attuali metodi di monitoraggio, aiutando a prevenire gli ictus invalidanti. Lo strumento, descritto sulle pagine della rivista specializzata Jama, secondo gli autori consentirà di cambiare "significativamente" la pratica con cui i medici individuano i casi di fibrillazione dopo un ictus ischemico.

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Come spiegato dal team di ricerca, il nuovo dispositivo è un apparecchio impiantabile in grado di monitorare per un anno intero i battiti cardiaci, con un'accuratezza tre volte superiore rispetto ai dispositivi esterni che, perdipiù monitorano la fibrillazione atriale per poco più di un mese.
"Sappiamo che l'attuale metodo di monitoraggio non è così efficace come potrebbe essere nel rilevare la fibrillazione atriale", ha spiegato Brian Buck, neurologo dell'ictus e docente associato di medicina all'Università dell'Alberta. "Abbiamo scoperto che nello studio c'erano molti pazienti con fibrillazione atriale non rilevata, anche dopo aver ricevuto il monitoraggio cardiaco standard. Rilevarlo in anticipo è la chiave per prevenire ulteriori ictus invalidanti nei pazienti che hanno già avuto un ictus ischemico, un tipo di ictus causato da un blocco in un'arteria che fornisce sangue al cervello. Se viene rilevata la fibrillazione atriale, i medici hanno trattamenti, principalmente anticoagulanti, che possono ridurre il rischio di ictus di quasi il 70%".

Sviluppati in laboratorio i cardioidi: cuori in miniatura

Tra gli ultimi risultati del settore, un team di ricercatori dell'Accademia delle scienze austriaca (Imba), coordinato da Sasha Mendjan, ha sviluppato in laboratorio dei mini-cuori con strutture simili alle camere cardiache. Questi "cardioidi", secondo i ricercatori, potrebbero rivoluzionare la ricerca sui disturbi cardiovascolari e sulle malformazioni del cuore, offrendo alla comunità scientifica dei modelli fisiologici utili per studiare in vitro anche le lesioni o malformazioni cardiache congenite. I risultati ottenuti sono stati descritti sulle pagine della rivista scientifica Cell.

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