Covid-19, Crisanti: “Vaccino pronto a gennaio? Io non lo farei”

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Lo ha dichiarato il direttore di microbiologia e virologia all'Università di Padova, in un’intervista a Focus Live. “Io sono favorevolissimo ai vaccini ma questi di cui si parla sono stati sviluppati saltando la normale sequenza Fase 1, Fase 2 e Fase 3”, ha aggiunto

“Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio. Perché vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie”. Lo ha dichiarato, in un’intervista a Focus Live, il virologo Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia all'Università di Padova. 

“Io sono favorevolissimo ai vaccini ma questi di cui si parla sono stati sviluppati saltando la normale sequenza Fase 1, Fase 2 e Fase 3”, ha aggiunto Crisanti, precisando che “questo è successo perché hanno avuto fondi statali e quindi si sono potuti permettere di fare insieme le tre fasi perché i rischi erano a carico di chi aveva dato i quattrini. Ma facendo le tre fasi in parallelo, uno si porta appresso tutti i problemi delle varie fasi”.

Crisanti: “Necessario sistema di sorveglianza nazionale che superi le differenze regionali”

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Nel corso del suo intervento, il virologo, commentando gli ultimi numeri dell'emergenza sanitaria legata alla diffusione del coronavirus in Italia (LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA), ha poi aggiunto che in questo momento, a suo parere, “non abbiamo una vera arma a disposizione”. “Dobbiamo creare un sistema di sorveglianza nazionale che superi le differenze regionali, per equiparare le differenze tra le varie regioni: prendiamo la Calabria, una regione lasciata a sé stessa che chiaramente non può uscire da sola da questa emergenza”, ha poi precisato Crisanti. 

 

Crisanti a Sky TG24: “In Italia tanti morti perché molto alto numero contagi”

 

In un recente intervento a Sky TG24, Crisanti ha spiegato che “l’alto numero dei morti” con coronavirus registrato nella Penisola negli ultimi giorni è correlato ai “tantissimi contagi”. Il numero di nuovi positivi “che noi identifichiamo ogni giorno coi tamponi, forse è ancora una sottostima del numero reale e comunque non credo che questi numeri vadano a calare nel breve periodo, perché purtroppo il numero dei morti riflette il numero delle infezioni precedente di circa due tre settimane”, ha aggiunto l’esperto. “Quindi noi stiamo vedendo quello delle persone che si sono infettate due/tre settimane fa e che purtroppo non ce l'hanno fatta. Quindi questo numero sarà destinato a rimanere piuttosto alto perlomeno per due tre settimane”, ha concluso Crisanti.

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