Covid e demenza senile, quali rischi corrono gli anziani durante la pandemia

Salute e Benessere

Andrea Pietrobelli

Bruno Gridelli, direttore generale di Upmc in Italia e professore dell'Università di Pittsburgh, spiega che la salute del nostro cervello dipende soprattutto dallo stile di vita che conduciamo, dalla socialità e dall'attività fisica. Isolamento e poco movimento rischiano di accelerare l'invecchiamento neuro-cognitivo. E in epoca di coronavirus il rischio di rimanere isolati e fermi per gli over 65 aumenta

La salute del nostro cervello passa soprattutto attraverso le nostre interazioni sociali. È quando sostiene una ricerca condotta su 293 persone con un’età media di 83 anni dagli scienziati della University of Pittsburgh Graduate School of Public Health che ha dimostrato come gli anziani più attivi socialmente mantengono la materia grigia più robusta nelle regioni del cervello notoriamente legate alla demenza. “La ricerca – spiega a Sky TG24 il professor Bruno Gridelli, direttore generale di Upmc in Italia e professore dell'Università di Pittsburgh - è importante perché dimostra in maniera scientifica quello che in fondo sapevamo dall’antichità, l’importanza della vita sociale per mantenere salute cerebrale, che vuol dire mantenere intatte le capacità conoscitive e il tono dell’umore”. Upmc (University of Pittsburgh Medical Center) è uno dei leader nello sviluppo di modelli di assistenza e gestione sanitaria ed è presente in Italia dal 1997, quando ha stretto una partnership con la Regione Siciliana per la gestione dell’Irccs Ismett di Palermo. Le attività italiane di Upcm comprendono due centri di cure oncologiche all’avanguardia (Upmc Hillman Cancer Center San Pietro FBF a Roma e Upmc Hillman Cancer Center Villa Maria in Campania) affiliati al network internazionale Hillman Cancer Center, Upmc Istituto per la Salute in Toscana e la clinica Upmc Salvator Mundi International Hospital a Roma.

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Gridelli: “Anche l’attività fisica è un potente strumento di rigenerazione cerebrale

“Il nostro cervello se viene lasciato troppo a riposo rischia di invecchiare come qualsiasi altra parte del nostro corpo, dalla pelle ai capelli. Il problema quindi è riuscire a prolungare al massimo il benessere cerebrale e ritardare la neuro-degenerazione. Da questo punto di vista la vita sociale è estremamente importante, così come il movimento fisico”, spiega Gridelli. Accanto a una socialità attiva, infatti, per mantenere in salute la mente è fondamentale anche tenersi in forma p “l’attività fisica è uno degli strumenti più potenti” per farlo. “Ogni contrazione muscolare”, aggiunge il professore di Pittsburgh, “libera una serie di sostanze che hanno una natura di tipo ormonale e che influenzano in maniera positiva tutto l’organismo: oltre ad aumentare il benessere celebrare si fortifica il sistema immunitario, si riduce il rischio di tumori e si migliorano le performance cardiovascolari”. 

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La ricerca di Pittsburgh sull’ippocampo

A dimostrare come tenersi in forma influisca in maniera benefica sul cervello è stato un altro studio dell’Università di Pittsburgh condotto una decina di anni fa che si è focalizzato sull’ippocampo, parte che controlla l’orientamento spazio-temporale e la memoria a breve termine e che nelle persone anziane si può ridurre dell’1,5% ogni anno. “È stata presa una popolazione di over 65 ed è stata divisa in due gruppi: uno ha fatto attività di stretching, l’altro attività aerobica come la corsa o la camminata veloce. Si è visto che nel primo gruppo l’ippocampo continuava a ridursi di volume, nel secondo, invece, addirittura aumentava”, spiega il direttore generale Upcm, “si è scoperto quindi che anche il cervello si può rigenerare e che il suo decadimento non è strettamente correlato all’invecchiamento, bensì allo stile di vita”.

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Lo studio di Upmc sui rapporti tra movimento e capacità neuro-cognitive

Sulla correlazione tra attività fisica e benessere cerebrale Upmc, sempre in collaborazione l’università di Pittsburgh, sta conducendo da oltre un anno uno studio che si concentra proprio sull’analisi dei rapporti tra movimento e capacità neuro-cognitive degli anziani. “Stiamo somministrando ai volontari tre diversi programmi di attività fisica: aerobica, resistenza e yoga. Poi facciamo loro dei test neuro-cognitivi accompagnati da risonanze magnetiche funzionali che sono in grado di capire quali aree vengono attivate da diversi stimoli. Stiamo capendo che vari tipi di sforzo fisico possono avere effetti diversi sul miglioramento del cervello. Sembra che l’ideale sia combinare attività aerobica, come la corsa o l’andare in bicicletta, alla resistenza, come ad esempio il sollevamento pesi”.

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Pandemia e lockdown: la Rete come strumento per vincere l’isolamento

Interazione sociale e movimento quindi sono i capisaldi della salute cerebrale e della prevenzione di malattie come la demenza senile. Ma in epoca di pandemia e di distanziamento sociale la categoria che rischia di rimanere più isolata e ferma è proprio quella degli anziani. “Premesso che in questo momento il rischio più alto per questa fascia di popolazione è quello di contrarre il coronavirus, visto che la maggior parte delle persone che muoiono a causa del Covid-19 hanno più di 70 anni, sarebbe però importante per loro riuscire a mantenere l’attività fisica anche chiusi in casa”, sottolinea il professore di Pittsburgh. “Il lockdown”, continua, “dovrebbe essere sempre accompagnato dalla possibilità di uscire e fare passeggiate. Bisognerebbe poi utilizzare strumenti di tipo informatico per aiutare a far eseguire delle sessioni di ginnastica a distanza. Ci sono possibilità di corsi e di training via web e bisognerebbe renderli disponibili, promuoverli e nel caso rimborsarli. Il metodo dovrebbe essere quello dell’educazione a distanza che viene utilizzata nelle scuole”. Anche per le interazioni sociali la Rete può diventare una preziosa risorsa per non lasciare soli gli anziani: “I programmi di comunicazione consentirebbero una vita sociale in sicurezza anche nei periodi di lockdown. Una cosa che, aggiungo, in molti casi bisognerebbe promuovere anche in assenza dell’emergenza Covid” (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI SUL CORONAVIRUS - MAPPE E GRAFICI DEI CONTAGI).

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L’impatto socio-economico delle malattie degenerative

Diversi studi spiegano che le malattie neuro-degenerative tra una decina d’anni saranno una delle maggiori cause di morbilità e mortalità insieme a quelle cardiovascolari e al cancro. Per Gridelli, quindi, è sulla prevenzione che serve concentrarsi: “Demenza senile e l’Alzheimer avranno un impatto economico e sociale molto gravoso. I sistemi sanitari devono capire che curare le malattie una volta che si sono manifestate è una soluzione perdente. Anche perché ormai si è capito che i farmaci possono fare poco. È invece il movimento fisico il miglior farmaco per prevenirle, come dimostrato dalle nostre ricerche”. Da questo punto di vista, secondo il direttore di Upmc in Italia, le istituzioni non si stanno muovendo verso la direzione giusta. “Stiamo vivendo un momento di approccio alla malattia che è un modello vecchio e superato. La salute neuro-cognitiva è un bene che va difeso, una risorsa economica. Sarebbe importante che il sistema sanitario cominciasse dare maggiore rilevanza alla prevenzione, che in molti casi dovrebbe essere rimborsata come avviene anche per altri tipi di patologie”. 

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“L’approccio alla salute deve diventare sistemico”

Ma per il professore di Pittsburg servirebbe fare un passo ulteriore: “In questo momento la pandemia ci sta facendo dimenticare che la vera emergenza sanitaria sono le malattie croniche. E lo stile di vita che conduciamo è fondamentale per prevenirle. Ma se non capiamo che l’approccio alla salute è un approccio sistemico che parte dalla scuola e dall’ambiente in cui viviamo, difficilmente le cose cambieranno. Ad esempio, è dimostrato che i mutamenti ambientali hanno un enorme impatto sul nostro benessere. Molte ricerche spiegano che chi vive vicino a parchi e ha possibilità di camminare nel verde vive più a lungo di chi abita in aree urbane centrali senza verde. Serve quindi un approccio integrato e globale, che non riguarda solo ministero della Sanità, ma che deve impegnare tutti gli elementi del governo”. 

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