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Coronavirus, dubbi sullo studio che sosteneva la trasmissione asintomatica

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2' di lettura

La ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine, sembrava confermare che la trasmissione del virus potesse avvenire anche da persone infette, ma ancora senza sintomi. Tuttavia, come riporta Science, il documento avrebbe un errore di fondo. Ecco quale

Sono emersi dubbi sulla fondatezza dello studio tedesco pubblicato il 30 gennaio 2020 sul New England Journal of Medicine (Nejm), riguardo le prime quattro persone contagiate in Germania dal nuovo coronavirus. La ricerca sembrava confermare che la trasmissione del virus 2019-nCov potesse avvenire anche da persone infette, ma ancora senza sintomi.
Tuttavia, come riporta la rivista specializzata Science, lo studio, incentrato sulla storia di una donna senza sintomi, che di ritorno da Shangai aveva fatto visita a quattro colleghi, a cui successivamente è stato diagnosticato il virus 2019-nCoV, avrebbe un errore di fondo.

Il RKI in una lettera al NEJM ha chiarito la situazione

Il Robert Koch Institute (RKI), l'agenzia di sanità pubblica del governo tedesco, ha scritto una lettera al NEJM per chiarire la situazione. I ricercatori tedeschi che si sono occupati del caso, secondo quanto comunicato dal RKI, non avrebbero parlato con la diretta interessata prima di pubblicare il documento. Il loro studio si sarebbe basato unicamente sulle informazioni raccolte dagli altri quattro pazienti contagiati.
”Ci hanno detto che la paziente cinese non sembrava avere alcun sintomo”, ha spiegato Michael Hoelscher del Ludwig Maximilian University of Munich Medical Center, tra gli autori dello studio.

La donna cinese presentava dei sintomi mentre era in Germania

Il Robert Koch Institute e l'Autorità bavarese per la sicurezza alimentare hanno contattato la donna telefonicamente, dopo la pubblicazione dell’articolo. Hanno così scoperto che la paziente cinese aveva dei sintomi mentre si trovava in Germania: si sentiva stanca, soffriva di dolori muscolari e aveva assunto un paracetamolo, un farmaco per abbassare la febbre.
Michael Hoelscher, venuto a conoscenza della realtà dei fatti, avrebbe chiesto all’Autorità bavarese se fosse il caso di correggere la pubblicazione, ma avrebbe ricevuto una risposta negativa.
Tuttavia, il Robert Koch Institute ha confermato di aver informato riguardo l’errore commesso dai ricercatori tedeschi sia il Nejm, che l’Oms e le altre agenzie europee.
Hoelscher concorda sul fatto che il documento avrebbe dovuto sottolineare più chiaramente l’origine delle informazioni sulla salute della donna: Se lo scrivessi oggi, lo farei diversamente. Il bisogno di condividere i dati il più in fretta possibile, insieme alle richieste del Nejm, hanno creato molta pressione”.  

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