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16 minuti di sonno perso possono rovinare le prestazioni lavorative

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2' di lettura

Una ricerca ha dimostrato che dormire pochi minuti in meno del solito comporta un calo della lucidità e della concentrazione sul posto di lavoro il giorno successivo 

16 minuti di sonno perso e la giornata che segue sarà all’insegna della poca lucidità e della scarsa concentrazione, che inficeranno così la performance lavorativa. È questa la conclusione di una ricerca condotta da un gruppo di studiosi della University of Florida e pubblicata sulla rivista specializzata Sleep Health. Gli esperti, guidati da Soomi Lee, sostengono che un riposo notturno interrotto anche solo per pochi istanti comporta una minore capacità di valutazione e una facile distrazione sul luogo di lavoro il giorno successivo. Si tratta di un problema che tocca soprattuto coloro che hanno da poco avuto un figlio o che hanno un sonno frammentato.

I risultati della ricerca

Il team di ricerca ha preso in esame 130 impiegati nell’ambito dell’Information Technology con almeno un bambino in età scolare. Ai partecipanti è stato sottoposto per otto giorni consecutivi un questionario relativo alla qualità del sonno della notte trascorsa e sull’andamento della giornata lavorativa. Dai dati complessivi è emerso che coloro i quali hanno dormito anche solo 16 minuti in meno rispetto al solito hanno segnalato problemi cognitivi il giorno successivo, con un conseguente aumento dei livelli di stress, soprattutto per quanto riguarda le questioni relative all'equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, che comportano un cambiamento delle abitudini quotidiane. Soomi Lee sottolinea come i risultati dello studio da lei condotto forniscano “prove empiriche del motivo per cui nei luoghi di lavoro ci voglia un impegno maggiore per promuovere il sonno dei dipendenti: chi dorme bene - conclude l’esperta - può essere più 'performante' sul lavoro, grazie alla maggiore capacità di rimanere concentrato, con meno errori e conflitti interpersonali”.

La nascita di un figlio porta con sé anni di notti insonni

A subire le conseguenze di un sonno interrotto sono proprio i neo genitori, le cui notti insonni possono durare anche sei anni dopo la nascita di un figlio, come ha dimostrato un recente studio. Se da un lato, infatti, il pargolo con il passare del tempo inizia a dormire sempre di più, dall’altro le preoccupazioni e lo stress di mamma e papà continueranno a rendere il loro sonno tutt’altro che tranquillo per diverso tempo. Le notti più travagliate sono quelle delle madri, che in media dormono circa 40 minuti in meno, mentre per gli uomini i minuti persi solo 13.

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