Bufera Csm, pm di Milano Paolo Storari indagato a Roma per rivelazione segreto d'ufficio

Lazio

Nel fascicolo, è indagata per calunnia anche Marcella Contrafatto, l'impiegata di Palazzo dei Marescialli, ora sospesa, che ha lavorato nella segreteria dell'ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo

Paolo Storari, pm di Milano, è indagato dalla procura di Roma per rivelazione del segreto d'ufficio in relazione al caso dei verbali degli interrogatori resi ai pm milanesi dall'avvocato Piero Amara. L'inchiesta è quella del pm della capitale, Rosalia Affinito, che oggi ascolterà l'ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo sulle modalità di ricezione degli atti che Storari gli diede a tutela. Quest'ultimo, infatti, lamentava la mancata iscrizione di Amara e delle persone da lui citate nel registro degli indagati della procura di Milano. Per autotutelarsi decise di affidare le copie estratte dal proprio computer a Davigo. Nel fascicolo è indagata per calunnia anche Marcella Contrafatto, l'impiegata di Palazzo dei Marescialli, ora sospesa, che ha lavorato proprio nella segreteria di Davigo. 

Le indagini a Brescia

Sul caso sono in corso le indagini anche della Procura di Brescia. Il procuratore capo di Brescia Francesco Prete ha ufficialmente aperto un fascicolo a modello 44, senza indagati. Il titolare dell'inchiesta bresciana è esclusivamente il procuratore capo Francesco Prete che indaga per il reato di rivelazione di atti coperti da segreto istruttorio.

La consegna dei verbali a Milano

Il pm milanese Paolo Storari nell'aprile 2020 avrebbe consegnato a Milano a Davigo, allora al Csm, i verbali degli interrogatori resi tra dicembre e gennaio precedenti dall'avvocato Piero Amara sulla presunta loggia segreta Ungheria. Un gesto dettato dalla necessità di autotutelarsi poiché i vertici della Procura non avrebbero dato seguito alle sue ripetute richieste di indagare immediatamente sul caso. La consegna nel capoluogo lombardo potrebbe incidere sulla competenza territoriale e portare i pm di Roma, che hanno convocato Storari da indagato per l'8 maggio, a trasmettere gli atti relativi alla sua posizione a Brescia.

Pg Milano ha chiesto informazioni su verbali resi a Procura

Ieri anche la Procura Generale di Milano si è mossa sul caso dei verbali degli interrogatori resi ai pm milanesi dall'avvocato siciliano Piero Amara, ex legale esterno all'Eni che ha patteggiato una pena per corruzione in atti giudiziari, con al centro una presunta loggia segreta denominata "Ungheria". Una vicenda che, oltre a portare a uno scontro al quarto piano del Palazzo di Giustizia milanese, ha creato un terremoto tra le fila della magistratura fino al Csm. Il procuratore generale di Milano Francesca Nanni, esercitando i suoi poteri di sorveglianza, ha infatti chiesto all'ufficio del procuratore Francesco Greco informazioni sulla vicenda per capire cosa è successo per, poi, eventualmente riferire al Procuratore Generale della Cassazione in vista di una possibile azione disciplinare.

I verbali

A partire dal 2019 Amara viene interrogato a più riprese dal pm milanese Paolo Storari nell'inchiesta su sospette attività di depistaggio per condizionare l'indagine sul caso Eni-Shell/Nigeria, il cui processo si è concluso a marzo con assoluzioni. Nel corso di quegli interrogatori Amara avrebbe parlato anche dell'esistenza di una 'loggia segreta', denominata "Ungheria" che vanterebbe tra i suoi affiliati personaggi delle istituzioni, del Vaticano e anche molti magistrati, gettando un'ombra sui giudici del processo Eni. Il legale avrebbe fatto riferimento a "interferenze delle difese Eni" sul giudice Tremolada. Dichiarazioni tutte da verificare per le quali il pm Storari avrebbe chiesto per mesi al capo della Procura Milanese, Francesco Greco, di iscrivere un nuovo fascicolo. 

In particolare è del 9 dicembre 2019 il primo verbale in cui Amara dice di appartenere alla loggia segreta "Ungheria". Già due giorni dopo, apprende l'ANSA, il pm Paolo Storari scrive la prima delle tante mail al procuratore Francesco Greco per evidenziare la necessità di effettuare iscrizioni per fare accertamenti. Prime iscrizioni che vennero effettuate solo 5 mesi dopo, il 9 maggio 2020. Tra giugno e luglio il pm raccoglie diverse testimonianze in varie città d'Italia e a settembre i vertici della Procura decidono di inviare gli atti a Perugia, poi trasmessi dopo oltre un anno da quel primo verbale.

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