Il sindacato evidenzia che la spesa sanitaria italiana, pari al 6,2% del Pil nel 2026, è inferiore a quella di molti Paesi europei. Per il segretario Federico Bozzanca, il definanziamento del Ssn mette a rischio il diritto costituzionale alla salute
"Con questa progressiva e inesorabile riduzione delle risorse al Servizio sanitario nazionale c'è il fortissimo rischio di ulteriori tagli ai servizi, di chiusura di ospedali, di svalorizzazione di lavoratrici e lavoratori sempre più sotto stress che saranno spinti ancor di più ad andare a lavorare altrove. In sintesi: siamo di fronte ad una gravissima manomissione del diritto alla salute costituzionalmente garantito". Lo scrive in una nota il segretario generale Fp Cgil, Federico Bozzanca. La Germania destina alla sanità pubblica l'11% del Pil, la Francia il 9,4%, la Svezia il 9,3%, il Regno Unito il 9,2%, la Slovacchia il 6,4, sottolinea. Nel 2025 in Italia era al 6,2%, "e nei prossimi anni diminuirà ulteriormente. Dati drammatici che rischiano di condannare il Servizio Sanitario nazionale ad una terribile agonia".
"Una scelta politica ben precisa"
Per il segretario della Fp Cgil, il definanziamento non è causale. "Quella di ridurre i fondi alla sanità è una scelta politica ben precisa, così come lo è compiere un piccolo investimento nel personale dei pronto soccorso lasciando indietro gli altri servizi riducendo, di fatto, il perimetro del servizio pubblico - osserva Bozzanca -. Una strategia che sposta l'asse dal diritto al privilegio, dal pubblico al privato - quel privato che non rinnova i contratti nazionali -, che mortifica le professionalità che ogni giorno si dedicano alla cura delle persone, che manomette quella che è sempre stata considerata un'eccellenza, il Servizio Sanitario nazionale.
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Aumentano le rinunce alle cure
Il sindacato evidenzia inoltre come in Italia a differenza di altri Paesi europei, alla riduzione della spesa pubblica si accompagni un aumento di quella privata, con costi sempre più a carico delle famiglie. Una dinamica che, secondo la Fp Cgil, contribuisce ad alimentare il fenomeno della rinuncia alle cure. "Nel 2025 ben il 9,6% della popolazione, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico, pur avendone bisogno, sarà sempre più grave".
L'adesione allo sciopero generale
Per la Fp Cgil il Paese è di fronte a un progressivo indebolimento della sanità pubblica. "Siamo di fronte ad un graduale smantellamento del Servizio Sanitario nazionale", afferma Bozzanca, spiegando che anche per questo il 20 novembre il sindacato aderirà "convintamente" allo sciopero generale proclamato dalla Cgil: "Sciopereremo a difesa di tutte le lavoratrici e i lavoratori, e di tutti i cittadini. In ballo ci sono i princìpi dell'universalità, dell'uguaglianza e dell'equità, assi portanti della nostra democrazia".