Legge elettorale, alla Camera non passa per un voto emendamento maggioranza su preferenze

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I deputati di Montecitorio hanno bocciato, con voto segreto, il testo messo a punto da FdI, Noi moderati e Udc sulle preferenze. Le opposizioni in coro: "Dimissioni". Meloni: "Mancano voti anche nella maggioranza, su questo serve riflessione". A fine serata le opposizioni ritirano tutti gli emendamenti: è una farsa

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La Camera ha bocciato, a voto segreto, l'emendamento della maggioranza sulle preferenze nella nuova legge elettorale. Non è passato per un solo voto: 187 voti a favore e 188 voti contrari. Il testo, a prima firma FdI, Noi Moderati e Udc, mirava a introdurre un sistema misto, con capilista bloccati e fino a tre preferenze. "Elezioni" e "dimissioni" sono i cori che si sono levati dall'opposizione dopo il voto. C'è chi ha subito puntato il dito contro i franchi tiratori, come ha fatto in parte anche la premier Giorgia Meloni. In un post su Facebook scrive: "Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione".

Conte: "Aprire crisi di governo". Schlein: "Andate a casa"

Il leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte chiede a Meloni di "aprire la crisi di governo e andare a casa". La segretaria dem Elly Schlein parla di un voto contro l'arroganza della premier e dice: "È il momento di tornare a casa e di dare al Paese un governo in grado di risolvere i problemi degli italiani. Prendete atto del fallimento e andate a casa". Matteo Renzi attacca: "La maggioranza non c'è più. Meloni vada al Quirinale subito e si dimetta. Non ha la fiducia del popolo e oggi ha perso anche quella del palazzo". Nicola Fratoianni ha criticato la decisione della maggioranza in Capigruppo di proseguire l’esame degli emendamenti in seduta notturna, dopo una sospensione a seguito del voto sulle preferenze. “È una scelta indecorosa, abbiate la decenza almeno di interrompere questa discussione. Prendetevi il tempo necessario per riflettere, che oggi vada avanti come se niente fosse è ridicolo e indecente", ha detto il leader di Avs.

Tajani: "Il voto un incidente di percorso, si va avanti"

Il voto alla Camera "è stato un incidente di percorso, non sarebbe dovuto accadere, bisognerà riflettere. Non era un tema fondamentale, non era la fiducia al governo. Si va avanti ", dice invece il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il voto segreto

La presidenza della Camera ha dato il via libera al voto segreto su un centinaio di emendamenti alla legge elettorale su 200 presentati, e agli articoli 1, 2 e 3, oltre alla votazione finale. Meloni è sempre stata contraria al voto segreto. Le preferenze - aveva detto prima della votazione - sono un tema su cui la sinistra ha sempre spinto, e il voto palese avrebbe mostrato le loro reali intenzioni. Ma già, secondo molti, c'era anche il timore di franchi tiratori. Dopo che Lega e Fi avevano annunciato il sì all'emendamento sulle preferenze, il leader del M5S Giuseppe Conte aveva commentato: "Lo hanno deciso dopo aver saputo che il voto è segreto?". A sostenere l'emendamento di FdI, Nm, Udc sulle preferenze dovrebbe esserci stato il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci: aveva spiegato che i suoi parlamentari avrebbero votato sì "perché sicuramente è meno peggio e riporta, se non altro, un minimo di sovranità al popolo".

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La riforma

Il testo sul quale sono partite le votazioni in Aula a Montecitorio prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (fino a un tetto di 220 eletti nel primo caso e 113 nel secondo) alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi. Se nessuno arriva a questa percentuale o la Camera e il Senato danno esiti elettorali diversi, si procede con un proporzionale puro. Il sistema prevede liste bloccate in collegi plurinominali. Il premio di maggioranza, invece, è "diviso" in listini circoscrizionali. 

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Bocciato emendamento delle opposizioni su parità di genere

Sotto altri profili, è stato bocciato un subemendamento delle opposizioni all'emendamento di maggioranza sulle preferenze per la legge elettorale che riguardava la parità di genere. Il testo prevedeva che "nel complesso delle candidature presentate da ciascuna lista i candidati capilista non possono essere dello stesso genere in numero superiore al 50% del totale".

Emendamento della Lega sul terzo mandato è inammissibile

La Lega ha presentato un emendamento sul terzo mandato, rendendolo possibile per i governatori, ma è stato dichiarato "non ammissibile" dalla presidenza della Camera, "in quanto estranei ai contenuti" della legge elettorale.

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Opposizioni ritirano emendamenti

M5s, Avs, Pd, Iv e Più Europa hanno annunciato il ritiro degli emendamenti di opposizione sulla legge elettorale. Questa proposta "non merita neanche più una discussione", "noi ritiriamo tutti gli emendamenti di merito tranne quello sui fuori sede. Non ci prestiamo più a questa pantomima indegna", ha annunciato il capogruppo del M5s alla Camera Riccardo Ricciardi. "Arroganza senza precedenti della maggioranza", ha detto Filiberto Zaratti di Avs. "Non ci prestiamo più a questa farsa, ritiriamo tutti i nostri emendamenti", le parole di Chiara Braga del Pd che ha escluso dal ritiro le proposte sui fuori sede e sugli eletti all'estero. 

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