Sondaggio: gli italiani non si fidano di Trump. Partiti, allunga Vannacci
Secondo l'ultima rilevazione di YouTrend per Sky TG24, Fratelli d'Italia resta il primo partito, al 26,9%, anche se in calo di quasi l'1%. Tutte le forze politiche maggiori indietreggiano leggermente, mentre cresce ancora Futuro Nazionale (6,4%, a +1% sul Carroccio). In lieve ripresa anche Italia Viva, Azione e +Europa. Sulla rottura tra il presidente Usa e Meloni la maggior parte degli italiani pensa che la premier debba spingere per un atlantismo senza il tycoon
SONDAGGIO YOUTREND PER SKY TG24: FDI RESTA PRIMO PARTITO (MA IN CALO DI QUASI L’1%)
- FdI resta il primo partito d’Italia: se si andasse a votare oggi vincerebbe con il 26,9%. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio di YouTrend per Sky TG24. La forza politica di Giorgia Meloni cala però dello 0,9% rispetto all’ultima rilevazione (18 giugno). Il secondo partito è sempre il Pd (22%, -0,2%), seguito dal MoVimento Cinque Stelle (12%, -0,1%), da Forza Italia (7,6%, -0,6%) e da Alleanza-Verdi Sinistra (6,6%, -0,2%).
FUTURO NAZIONALE UN PUNTO SOPRA LA LEGA
- Come tutti gli altri partiti maggiori, anche la Lega scende leggermente (5,4%, -0,4%). In controtendenza Futuro Nazionale di Vannacci, unica forza dell’area di centrodestra in crescita, che sale al 6,4% (+0,5%) e allunga sul Carroccio portando il distacco a un punto pieno. Piccoli progressi nell’area centrista-liberale. Crescono infatti Azione e Italia Viva, rispettivamente al 3,4% (+0,3%) e Italia Viva al 2,5% (+0,4%).
IN AUMENTO INDECISI E ASTENUTI
- In aumento anche +Europa (1,3%, +0,3%), mentre restano più indietro il Partito Liberaldemocratico all’1,1% (-0,1%) e Ora all’1,0% (-0,1). Tornando al centrodestra, che insieme ottiene comunque il 40,7% (senza contare Futuro Nazionale, con cui sarebbe al 47,1%), Noi Moderati è allo 0,8% (-0,1%). Da segnalare la crescita della voce “altri” (3,0%, +1,2%) e degli indecisi e astenuti, che salgono al 33,5% (+1,2%): il lieve arretramento dei partiti maggiori si scarica soprattutto sull’area del non voto.
IL GIUDIZIO SULL'OPERATO DEL GOVERNO MELONI: 55% HA PARERI NEGATIVI
- Più in generale, il giudizio sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è congelato rispetto al 18 giugno: i pareri positivi restano al 35%, quelli negativi al 55% e quelli indecisi al 10%, con un saldo che resta nettamente negativo. La frattura tra i poli è totale: nell’elettorato del campo largo i giudizi negativi arrivano al 90%, contro un apprezzamento del 91% nell’elettorato di centrodestra.
GLI ITALIANI NON HANNO FIDUCIA IN DONALD TRUMP
- Molto si è parlato negli ultimi giorni della rottura tra Giorgia Meloni e il presidente Usa Donald Trump. La fiducia nei confronti dell'inquilino della Casa Bianca in Italia è ai minimi: solo l’8% degli intervistati gli accorda “molta o abbastanza” fiducia, contro l’86% che ne ha “poca o nessuna”.
SFIDUCIA TRASVERSALE VERSO TRUMP
- La sfiducia è trasversale a tutti gli elettorati – totale tra gli elettori Pd (100%), quasi totale nel campo largo (95%) – ma nettamente maggioritaria anche nel centrodestra e tra gli stessi elettori di FdI e Futuro Nazionale (84% in entrambi i casi), dove la fiducia non supera comunque il 16%. Sul piano anagrafico i più critici sono i giovani 18-34enni (95% di sfiducia) e i laureati (97%).
PER GLI ITALIANI LE POLEMICHE TRUMP-MELONI AVRANNO EFFETTI LIMITATI
- Sugli effetti delle polemiche tra Meloni e Trump prevale la lettura di un danno limitato nel tempo: il 44% prevede effetti negativi ma temporanei sui rapporti tra Italia e Stati Uniti, il 35% ritiene che non ci sarà alcun effetto reale e solo l’8% teme un peggioramento duraturo (mentre il 13% non si esprime).
GLI ELETTORI DI CENTROSX VEDONO UN DANNO ALMENO TEMPORANEO, QUELLI DI CENTRODX NO
- Anche sotto questo profilo, la divisione è politica: gli elettori del campo largo (58%, con un picco del 69% tra i dem) tendono a vedere un danno almeno temporaneo, mentre quelli di centrodestra minimizzano, con la maggioranza relativa degli elettori di FdI (54%) e di Futuro Nazionale (60%) convinta che non ci sarà alcun effetto reale.
PER GLI ITALIANI MELONI DOVREBBE RICUCIRE CON GLI USA, MA SENZA TRUMP
- Come dovrebbe comportarsi Meloni? La posizione largamente prevalente è quella di un atlantismo senza Trump. Il 51% dei partecipanti al sondaggio vorrebbe mantenere la vicinanza agli Stati Uniti, tenendosi però a distanza dal presidente americano, mentre il 29% chiede una posizione più autonoma sia dal tycoon sia dagli Usa in generale. Soltanto il 7% suggerisce di ricucire rapidamente con Trump.
GLI ELETTORI DI FDI SONO ATLANTISTI MA ANTI-TRUMP
- Il dato di interesse è ancora la fisionomia del centrodestra: gli elettori di FdI sono i più nettamente "atlantisti-ma-anti-Trump" (76%), mentre quelli di Futuro Nazionale si distinguono per una spinta autonomista (51% per una posizione più indipendente, contro il 34% della linea atlantista), avvicinandosi su questo punto agli elettori AVS (74% per l’autonomia). Un ulteriore segnale della collocazione peculiare dell’elettorato vannacciano rispetto al resto della coalizione.
QUANDO SI DOVREBBE VOTARE PER LE POLITICHE?
- Si discute anche della possibilità di elezioni anticipate. Quando si dovrebbe votare secondo gli italiani? La maggioranza relativa (43%) andrebbe verso la scadenza naturale della legislatura, nell’autunno 2027, mentre il 16% vorrebbe votare il prima possibile già entro il 2026. Le ipotesi che si torni alle urne nella primavera del 2027 (con o senza le elezioni comunali) raccolgono insieme il 25%.
I VANNACCIANI I PIÙ PROPENSI AL VOTO ANTICIPATO
- La preferenza per la fine naturale della legislatura è massima tra gli elettori di centrodestra (56%, con il 60% tra quelli di FdI), a conferma di una domanda di stabilità nell’area di governo. Spingono invece per l’anticipo gli elettorati d’opposizione e, ancora una volta in modo distintivo, quelli di Futuro Nazionale: è tra i vannacciani che la quota di chi vorrebbe votare subito entro il 2026 tocca il valore più alto (37%).
NOTA METODOLOGICA
- Sondaggio svolto con metodologia CAWI tra il 30 giugno e il 1° luglio 2026 su un campione di 810 intervistati rappresentativi della popolazione maggiorenne residente in Italia, indagati per quote di genere ed età incrociate, stratificate per titolo di studio e ripartizione ISTAT di residenza. Il margine d’errore è del +/- 3,4% con un intervallo di confidenza del 95%.