Caso grazia, Minetti: “Mio figlio esposto indebitamente”. Meloni: “Mi fido di Nordio”

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Il Colle ha chiesto al ministero della Giustizia chiarimenti su "supposte falsità" nell'istruttoria che ha poi portato alla firma del presidente Mattarella al provvedimento di clemenza. Il ministero ha confermato che la procedura è state seguita in maniera corretta, ma ha comunque firmato l'autorizzazione richiesta dalla Procura generale della Corte d'Appello di Milano per nuove verifiche. Pg: con nuovi accertamenti potremmo modificare parere

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La grazia a Nicole Minetti, condannata a 3 anni e 11 mesi da scontare ai servizi sociali per favoreggiamento della prostituzione e peculato, per i processi Rimborsopoli e Ruby ter, continua a essere un caso. Restano molti i punti poco chiari della vicenda che ha portato al provvedimento di clemenza disposta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per occuparsi di un figlio adottivo, conosciuto in un orfanotrofio in Uruguay, in condizioni di salute difficili. Tra quanto è emerso - si apprende da fonti sanitarie - non ci sarebbe traccia del minore né nei database dell'ospedale San Raffaele di Milano né dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, a differenza di quanto sarebbe sostenuto nella richiesta. E da ambienti giudiziari milanesi trapela che la Procura Generale, qualora l'istanza di grazia si rivelasse fondata su elementi non veritieri, trasmetterà gli atti alla Procura per l'apertura di una indagine a suo carico. Lei si difende: "Diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche". E si riserva "di adire senza indugio le competenti sedi giudiziarie, civili e penali, nei confronti di chiunque abbia contribuito alla diffusione di notizie false e lesive, al fine di ottenere ogni tutela e ristoro dei danni subiti". 

I punti da chiarire: gli ospedali

I legali di Minetti sottolineano i problemi di salute del bambino, per cui Minetti avrebbe iniziato nel 2020 un percorso di adozione insieme al compagno Giuseppe Cipriani (che lavora in Uruguay e che comparirebbe negli Epstein files). L'anno successivo avrebbero provveduto per lui a un intervento a Boston, dopo due pareri contrari all'operazione del San Raffaele di Milano e dell'ospedale di Padova. Qui emerge la prima falla: le due strutture spiegano di non aver mai avuto in cura il bimbo. L'obiezione dei legali è che si sarebbe trattato soltanto di consulti medici. Questo potrebbe giustificare l'assenza di accessi del bimbo nei due ospedali italiani. 

Minetti: "Rivolti a strutture eccellenza per le migliori cure a mio figlio"

Minetti in una nota spiega: "Di fronte a una grave patologia che ha colpito mio figlio, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili. In tale contesto è stata individuata una struttura altamente specializzata a Boston, dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso". 

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Il percorso di adozione

Il bambino sarebbe figlio adottivo dal 2023, dopo un percorso di affidamento durato tre anni. Il Fatto Quotidiano, da cui è partito il caso, invece sostiene che Minetti avrebbe intentato una causa di separazione definitiva e perdita della patria potestà, vinta nel 2023, per ottenere l'adozione. Lei nega: “Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio, che non ho mai conosciuto. L'intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all'affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato e allegato”. In Italia il Tribunale per i minorenni di Venezia ha firmato nel 2024 un decreto per il riconoscimento dell'adozione nel nostro Paese, secondo cui "il minore si trovava in stato di abbandono sin dalla nascita, con separazione definitiva dai genitori biologici, i quali sono stati dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale". La legale della madre biologica sarebbe poi morta nel 2024 insieme a suo marito, carbonizzati nella loro casa a Garzón per l'esplosione di una stufa. Anche questo aspetto sarà frutto di verifiche attraverso l'Interpol, così come l'avviso spiccato dalle autorità locali lo scorso 14 aprile, per il rintraccio della 29enne madre biologica.   

L'ultimo controllo medico

Si arriva infine all'ultimo controllo medico del 16 aprile 2025, quando sarebbero emersi rischi di recidiva e complicazioni per il bambino: da qui l'istanza firmata dai legali di Minetti secondo cui l'espiazione della pena necessariamente sul territorio italiano potrebbe impedire alla madre l'assistenza al piccolo. Anche in questo caso gli inquirenti dovranno acquisire cartelle cliniche d'Oltreoceano. 

La richiesta di chiarimenti del Quirinale e gli accertamenti della Procura

Il Quirinale, con un'inusuale lettera indirizzata al ministero della Giustizia, ha chiesto chiarimenti al ministro Carlo Nordio su "supposte falsità" nell'istruttoria che ha poi portato alla grazia. “In relazione alla procedura di grazia che ha interessato la signora Nicole Minetti, il ministero della Giustizia dà notizia che nessuno degli elementi negativi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura", è stata la risposta da via Arenula. Le verifiche, in ogni caso, sono partite. Intanto la Procura Generale di Milano ha fatto partire "accertamenti a tutto campo e con urgenza" sulla questione, per vederci meglio "su fatti indicati gravissimi". Al termine delle verifiche invieranno un parere al Ministero. Gli accertamenti disposti con urgenza, in linea teorica e quando saranno definiti il più presto possibile "potrebbero portare ad una modifica del nostro parere", che prima era stato positivo, ha chiarito la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni. 

Milano
Nicole Minetti passeggia per le vie del centro- anno 2012-2013

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Attivata anche l'Interpol

"Siamo già attivati per le verifiche, dalle forze nostre di polizia a quelle dell'Interpol, con massima urgenza", ha detto il sostituto procuratore della Corte d'Appello di Milano, Gaetano Brusa. Tra gli accertamenti ci sono infatti quelli da svolgere all'estero: in Uruguay, ma anche quelli che riguardano il periodo in cui Minetti avrebbe soggiornato a Ibiza. "Tutte le circostanze sono oggetto di accertamento: dalle modalità di adozione all'estero alla morte del legale della madre biologica del bimbo. Se incontreremo ostacoli faremo un passo successivo per una rogatoria", ha detto Brusa. All'Ansa, Brusa ha spiegato ancora: "Abbiamo ricevuto dal ministero un'autorizzazione ampia a svolgere tutti gli accertamenti a 360 gradi. Andremo a indagare i dati che prima non emergevano e li andremo a sviscerare con tutti gli strumenti a disposizione". 

Sisto: “Al Quirinale parere non vincolante, ministero non fa indagini”

Sul caso è intervenuto oggi anche il viceministro della Giustizia, Francesco Sisto, sottolineando che “tutte le iniziative saranno vagliate dagli organi competenti per le ulteriori indagini". Sisto ha poi spiegato che "senza giudizi di responsabilità frettolosi, va detto che solo al termine degli approfondimenti sarà possibile stabilire la esistenza, o meno, dei presupposti di legge per l'ottenimento della grazia". Sulle modalità delle procedure, il viceministro ha aggiunto che il ministero non ha poteri di indagine e, di seguito al parere favorevole della Procura, ha formulato  "un parere non vincolante, trasmesso alla presidenza della Repubblica".

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Meloni: "Mi fido di Nordio. Escludo dimissioni"

L’opposizione ha approfittato di questo caso per criticare ancora Carlo Nordio, ministro già indebolito dalla sconfitta referendaria e dalle dimissioni forzate della sua capo gabinetto Giusi Bartolozzi. La premier Giorgia Meloni lo difende: "Questo provvedimento di grazia non ha seguito in niente un iter diverso dagli altri, nel rispetto della legge e della prassi, sono poi emersi altri elementi. Mi fido di Nordio. Escludo le sue dimissioni".

Le polemiche delle opposizioni

"Cosa sta aspettando Giorgia Meloni a far fare un passo indietro al ministro Carlo Nordio? Non c'è più tempo da perdere: la sua permanenza al ministero della Giustizia si sta rivelando estremamente dannosa e il dicastero appare privo di guida e controllo", ha attaccato invece il Pd con la responsabile Giustizia del partito Debora Serracchiani. "A questo punto il ministro Nordio deve fare una sola cosa: dia spiegazioni chiare sull'istruttoria del suo ministero sulla grazia a Nicole Minetti, senza cercare nuovi capri espiatori e risparmiandoci qualsiasi altra esibizione di arroganza e protervia, e poi tolga il disturbo, prima di fare altri danni", hanno dichiarato i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato.

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