Grazia del presidente della Repubblica: cos'è, come funziona e quando può essere concessa

Politica
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Il potere di grazia è una delle prerogative del Capo dello Stato in Italia. L’articolo 87 della Costituzione, che si occupa della figura del presidente della Repubblica e delle sue attribuzioni, prevede infatti tra le altre cose che l'inquilino del Quirinale possa “concedere grazia e commutare le pene”. Di questo particolare istituto si è tornato a parlare negli scorsi mesi per alcuni casi di cronaca, come quelli legati a Nicole Minetti e Mario Roggero. Ma come funziona l’istituto della grazia presidenziale, e in quali casi può essere concessa?

Quello che devi sapere

L’articolo 87 della Costituzione

A prevedere l'istituto della grazia, come detto, è l’articolo 87 della Costituzione: il testo prescrive che "il Presidente della Repubblica può, con proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene”, come si legge anche sul sito del Quirinale. L’articolo 89 della Costituzione prevede poi che "nessun" suo atto "è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità". Ciò significa che il decreto con cui il capo dello Stato concede la grazia deve essere controfirmato dal ministro della Giustizia. In ogni caso, come ricordato dal Quirinale in una nota, la Costituzione riserva il potere di grazia esclusivamente al presidente della Repubblica, come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006.

 

Leggi ancheLegittima difesa, come funziona in Italia e che cosa prevede la legge

Come funziona la grazia presidenziale

La presidenza della Repubblica sottolinea che “si tratta di un istituto clemenziale di antichissima origine che estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con la sentenza irrevocabile o la trasforma in un'altra specie di pena prevista dalla legge (ad esempio la reclusione temporanea al posto dell’ergastolo o la multa al posto della reclusione)”. La grazia estingue anche le pene accessorie, se il decreto lo dispone espressamente, mentre non estingue gli altri effetti penali della condanna.

pubblicità

Come viene richiesta la grazia

A disciplinare nel dettaglio il procedimento per arrivare alla concessione della grazie è l’articolo 681 del codice di procedura penale. Questo prevede che “la domanda di grazia, diretta al Presidente della Repubblica, è sottoscritta dal condannato o da un suo prossimo congiunto o dal convivente o dal tutore o dal curatore ovvero da un avvocato o procuratore legale ed è presentata al Ministro di grazia e giustizia”. Qualora il condannato sia detenuto, “la domanda può essere presentata al magistrato di sorveglianza, il quale, acquisiti tutti gli elementi di giudizio utili e le osservazioni del procuratore generale presso la corte di appello del distretto ove ha sede il giudice indicato nell'articolo 665, la trasmette al ministro con il proprio parere motivato”. 

Il parere del Procuratore generale

Il Quirinale spiega ancora che “sulla domanda o sulla proposta di grazia esprime il proprio parere il Procuratore generale presso la Corte di Appello e, se il condannato è detenuto - anche presso il domicilio – ovvero affidato in prova al servizio sociale, il Magistrato di sorveglianza”. Per arrivare a formulare un parere “essi acquisiscono ogni utile informazione relativa, tra l’altro, alla posizione giuridica del condannato, all’intervenuto perdono delle persone danneggiate dal reato, ai dati conoscitivi forniti dalle Forze di Polizia, alle valutazioni dei responsabili degli Istituti penitenziari”.

pubblicità

Il parere del ministro della Giustizia

A quel punto, acquisiti i necessari pareri, “il Ministro trasmette la domanda o la proposta di grazia, corredata dagli atti dell’istruttoria, al Capo dello Stato, accompagnandola con il proprio “avviso”, favorevole o contrario alla concessione del beneficio”. 

La decisione del Presidente della Repubblica

È in questa fase che entra direttamente in gioco il Presidente della Repubblica, a cui “compete la decisione finale”. Inoltre l’articolo 681 del codice di procedura penale “prevede anche che la grazia possa essere concessa di ufficio e cioè in assenza di domanda e proposta, ma sempre dopo che è stata compiuta l’istruttoria”.

pubblicità

Cosa succede a chi riceve la grazia

Compiuti tutti questi passaggi, e “se il Presidente della Repubblica concede la grazia”, a quel punto “il pubblico ministero competente ne cura l’esecuzione, ordinando, se del caso, la liberazione del condannato”.

Quando può essere revocata

È inoltre utile sottolineare che “ai sensi dell’articolo 681 del codice di procedura penale” la grazia “può essere sottoposta a condizioni”. Per esempio, specifica ancora il Quirinale, “generalmente nei decreti di grazia o di commutazione della pena è inserita la condizione - risolutiva – della revoca dell’atto di clemenza in caso di commissione da parte del beneficiario di un delitto non colposo entro 5 anni dal decreto presidenziale (10 anni in caso di grazia riguardante la pena dell’ergastolo)”. Dunque in questo caso la grazia può essere revocata.

pubblicità

Il caso di una successiva istruttoria

Infine, la grazia può essere revocata anche in un altro caso: infatti, se in base ad una successiva istruttoria che deve ripartire dal Ministero che gestisce queste pratiche si accerta che ci sono elementi che inficiano il provvedimento originale, questa può essere revocata.
 

Leggi ancheGrazia a Roggero, l'iniziativa di Nordio e perché Mattarella ha richiamato il ministro

pubblicità