Decreto sicurezza, deroga al porto dei coltelli e fermo preventivo: cosa prevede

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Introduzione

Il provvedimento ha ottenuto il 17 aprile il via libera al Senato, e ora si prepara a tappe serratissime alla Camera dato che manca poco meno di una settimana alla scadenza per la conversione in legge. Venerdì il testo è stato assegnato alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Montecitorio e sono stati presentati gli emendamenti. L'esame riprenderà lunedì alle 9 e, in base alla programmazione dei lavori, le commissioni sono convocate fino a mezzanotte per concludere le votazioni. Il giorno dopo il decreto è atteso in Aula per una seduta fiume che dovrebbe concludersi mercoledì con il voto di fiducia, che il governo intende chiedere. Infine, le votazioni degli ordini del giorno che potrebbero richiedere un altro giorno.

Quello che devi sapere

Il voto al Senato e le proteste delle opposizioni

Il decreto sicurezza, tra le frizioni nella maggioranza e il muro delle opposizioni, ha ottenuto il primo via libera a Palazzo Madama (96 a favore e 46 contrari) in mezzo alle proteste della sinistra, che in Aula ha mostrato cartelli contro "l'ennesima alluvione panpenalistica". Quella per la conversione in legge del testo sarà una corsa intrisa di "forzature", denunciano le minoranze. Tant'è che Riccardo Magi di +Europa ha scritto al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, perché fermi "l'abnorme compressione dei tempi e delle prerogative parlamentari".

 

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L’assenza di Piantedosi a Palazzo Madama

Le opposizioni si sono scagliate anche contro l’assenza al Senato del ministro dell'Interno. "Il provvedimento più importante dell'anno si approva in assenza, si direbbe in contumacia, di Matteo Piantedosi", accusa Matteo Renzi, che tuona contro "una legge fuffa, non truffa". Si associa Luca Pirondini del M5S: "La poltrona vuota di Piantedosi è il segno più evidente di un provvedimento già vecchio, già inefficace e che la sicurezza è uno dei peggiori fallimenti del governo Meloni".

 

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Gli ordini del giorno

A Montecitorio non ci sarà la miriade di emendamenti che al Senato le opposizioni hanno riversato sul provvedimento per rallentarlo, perché il testo - come detto - sarà blindato dal governo con la fiducia. C’è però uno strumento nelle mani delle minoranze: gli ordini del giorno. Tantissimi, è la previsione, per provare a ritardare il via libera finale entrando in zona Cesarini, tra giovedì o addirittura venerdì.

Dal fermo preventivo ai coltelli: 33 articoli

Fin dall'inizio è stata una strada tutta in salita quella del nuovo pacchetto sicurezza del governo Meloni, tra le coperture finanziarie da verificare e i dubbi del Colle sugli aspetti più delicati. Non a caso la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivata 19 giorni dopo il varo, il 24 febbraio. Trentatré gli articoli, che spaziano dal fermo preventivo di 12 ore prima di un corteo allo scudo per gli agenti che commettono reati con una "causa di giustificazione" (e che poi viene esteso a tutti). C'è anche il divieto sui coltelli pensato per fermare i "maranza" e la spinta ai rimpatri dei migranti. Tante novità che strada facendo hanno richiesto vari aggiustamenti, al punto che la maggioranza si è vista costretta a presentare una trentina di emendamenti rinunciando alla richiesta di fiducia a Palazzo Madama. Da qui l'ingorgo al Senato con il tour de force di 10 ore, giovedì, per smaltire tutte le votazioni.

 

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Polemica per norma su incentivi ad avvocati per rimpatri

Tra le novità inserite c’è un emendamento della maggioranza che prevede una “spinta” ai rimpatri volontari assistiti dei migranti. Per incentivarli si è pensato a un compenso per l'avvocato che offre consulenza legale e informazioni al migrante interessato. Il benefit al legale, della stessa misura del contributo economico oggi previsto per il migrante, pari a 615 euro, sarà riconosciuto "ad esito della partenza dello straniero". La norma ha provocato dure critiche dalle opposizioni, mentre il Consiglio nazionale forense si è dissociato chiedendo modifiche a Montecitorio.

 

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Le altre misure

A complicare gli ultimi passaggi si sono aggiunte anche le tensioni fra i partiti che sostengono il governo: esponenti di Lega e FdI hanno cercato di spingere ciascuno le proprie proposte, pur consapevoli di sollevare le riserve dei piani alti istituzionali. Ma alla fine sono stati costretti a cedere. Così ad esempio la proposta della Lega per estendere gli sfratti veloci alle seconde case occupate è diventata un ordine del giorno, e ha fatto la stessa fine quella di Fratelli d’Italia per escludere dal risarcimento danni i parenti di chi ha commesso un reato. Approvate invece la proroga per tutto il 2026 del mandato del comandante della Guardia di Finanza,Andrea De Gennaro, e quella di 2 anni per il vicecomandante dei carabinieri, così come la deroga sul porto di coltelli sotto i 5 centimetri anche senza motivo, la "lieve entità" nella detenzione di stupefacenti e la lotta ai parcheggiatori abusivi. Sono invece sparite la cauzione danni per chi organizza una manifestazione e le zone rosse a difesa degli agenti, evocate dalla Lega.

 

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