Eurobarometro: crescono le paure dei cittadini, ma anche il bisogno di un’Ue più forte
MondoSecondo l’ultimo sondaggio Eurobarometro pubblicato dal Parlamento Ue i cittadini europei sarebbero sempre più preoccupati a causa delle crescenti tensioni geopolitiche, ma con le paure cresce anche l’esigenza di un’Unione più coesa e capace di fornire protezione
I quasi quattro anni di conflitto in Ucraina, la minaccia di una guerra ibrida con la Russia, i delicati equilibri in Medioriente e i pericoli legati al terrorismo: crescono le tensioni geopolitiche e, al tempo stesso, anche le paure dei cittadini europei.
Eurobarometro: le principali preoccupazioni degli europei
A dimostrarlo è l’ultimo sondaggio Eurobarometro pubblicato dal Parlamento europeo, secondo cui a spaventare maggiormente gli abitanti dei Ventisette sarebbero i conflitti in corso e eventuali guerre alle porte dell’Unione, il terrorismo e gli attacchi informatici.
Rispetto alla media europea, gli italiani esprimono maggiore preoccupazione per ciascuna di queste tematiche, seguite dalla percezione dei rischi dovuti alle calamità naturali causate dal cambiamento climatico e dalla migrazione incontrollata.
L’accresciuta percezione del rischio acuisce parallelamente anche l’esigenza di protezione e la necessità dei cittadini di sentirsi tutelati dall’Ue e dalle sue istituzioni. L’86% degli europei ritiene che l’Ue dovrebbe giocare un ruolo di maggiore rilievo sullo scenario internazionale.
Mentre l’89% di loro vorrebbe riscontrare più coesione tra gli Stati membri per far fronte alle attuali sfide globali.
Da Bruxelles si aspettano azioni più concrete, indirizzate in primis a rafforzare il settore della difesa e della sicurezza e a tutelare la pace come valore fondamentale.
Nel complesso l’appartenenza all’Ue è considerata positiva dal 62% degli europei e dal 52% degli italiani e oltre la metà della popolazione europea ha dichiarato che, se il proprio Paese non facesse parte dell’Unione, si sentirebbe più preoccupata.
Una potenza politica oltre che economica
“Dai sondaggi emerge chiaramente la sensazione secondo cui l’Europa o diventa adulta, trasformandosi in una potenza politica oltre che economica, oppure sarà destinata all’irrilevanza. In un mondo governato dalla prepotenza non risulta abbastanza forte – ha dichiarato l’eurodeputata del Partito Democratico Alessandra Moretti, ospite a Generazione Europa su Sky Tg24 –. A livello economico l’Ue è temuta e rispettata, ma finché non avrà anche una difesa comune, una politica estera forte, un’indipendenza energetica e tecnologica non conterà nulla”.
Il discorso di Draghi e l’invito all’Ue a trasformarsi in una federazione
Una possibile soluzione verso il rafforzamento dell’Unione è stata prospettata dall’ex premier Mario Draghi nel suo discorso pronunciato a Leuven, in Belgio, in occasione del conferimento della laurea honoris causa. L’economista ha evidenziato il rischio che l’Europa diventi “subordinata, divisa e deindustrializzata”, se non sarà in grado di andare oltre il suo status di grande mercato e di diventare una potenza. Trasformazione che secondo lui sarebbe resa possibile dal passaggio dell’Ue “da una confederazione a una federazione”.
“Credo che Draghi azzecchi la malattia, ma sbagli la cura – commenta il copresidente di Ecr Nicola Procaccini –. Noi continuiamo a difendere l’idea confederale originaria dell’Ue, dove gli Stati nazionali stanno insieme per fare poche cose, ma grandi. Sono d’accordo che bisognerebbe essere più uniti sulla spesa militare comune, sulla cybersicurezza, sulla politica estera, ma non condivido l’idea di un super-Stato europeo che azzera le differenze. Siamo diversi per storia, tradizione, economia, e queste diversità sono la nostra forza”.
Concorda con Procaccini anche la vice segretaria della Lega Silvia Sardone: “Credo che la risposta alle difficoltà odierne non possa essere ‘più Europa’, bensì dare più sovranità agli Stati nazionali”.