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Iran, Putin alza livello di sicurezza dopo morte Khamenei: limitati applicazioni e siti

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Dopo Whatsapp, Mosca avrebbe bloccato anche Telegram. Il Cremlino starebbe spingendo i cittadini ad installare e utilizzare l'app statale Max, considerata più controllabile

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Una stretta su Internet e soprattutto sulle applicazioni di messaggistica ritenute poco controllabili. Sarebbe questa una delle azioni messe in campo in queste settimane dal Cremlino per innalzare i livelli di sicurezza dopo la morte di Khamenei. Il sito di notizie indipendente Meduza ha reso noto che, dopo il blocco di Whatsapp, Mosca avrebbe messo in campo anche il blocco di Telegram.

Lo stop di Telegram

"La Russia avrebbe dovuto bloccare Telegram ad aprile. Sembra che lo abbia fatto con due settimane di anticipo", scrive Meduza, citando utenti e società che tracciano il funzionamento delle app e dei siti web. Il numero di segnalazioni di malfunzionamento ricevute nel fine settimana da Downdetector e Sboi.ru è andato crescendo in tutto il Paese. La maggior parte dei reclami proviene da Mosca e dalle aree circostanti, sebbene anche utenti di San Pietroburgo e di altre città della Russia europea abbiano segnalato difficoltà di accesso. La chiusura dell'app di messaggistica era stata anticipata da diverse fonti, ma sarebbe appunto avvenuta anche prima di quanto previsto. La scorsa settimana, la Duma, la Camera bassa del Parlamento russo, aveva avvertito che Telegram avrebbe presto smesso di funzionare, anche con l'utilizzo di reti private virtuali (Vpn). I tribunali russi

avevano richiesto a Telegram di localizzare i server che archiviano i dati degli utenti, cosa che potrebbe compromettere la loro privacy. Inoltre, avevano accusato il servizio di messaggistica di fornire una piattaforma per criminali e persone che intendono commettere vari reati. Il fondatore e proprietario di Telegram, Pavel Durov, sostiene che le autorità russe stiano cercando di censurare la libertà di espressione nel Paese. Il rallentamento di Telegram, il cui pubblico in Russia è stimato intorno ai 100 milioni di persone, sarebbe iniziato gradualmente a febbraio, dopo il blocco di WhatsApp; parallelamente il Cremlino starebbe cercando di far migrare gli utenti sull'app statale Max.

No comment dal Cremlino

Il Cremlino, fa sapere Meduza, ha rifiutato di commentare lo stop di Telegram. Il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato di non essere a conoscenza di contatti tra le autorità russe e l’azienda. Peskov, in precedenza, aveva rilasciato dichiarazioni contraddittorie: da una parte, aveva dichiarato che Telegram avrebbe potuto evitare il blocco solo se avesse rispettato la legge russa, mantenendo un contatto flessibile con le autorità; dall'altra, avrebbe affermato che la Russia stava "perdendo rapidamente strumenti per il lavoro di propaganda all’estero".

Il blocco di Whatsapp a febbraio

Già a febbraio, il Cremlino aveva confermato di aver bloccato l'app di messaggistica Whatsapp. Il portavoce Peskov aveva spiegato che si trattava di una misura presa a causa delle violazioni della legge da parte dell'azienda. In un comunicato, Whatsapp aveva commentato così la notizia: "Tentare di isolare oltre 100 milioni di utenti da comunicazioni private e sicure è un passo indietro e può solo portare a una minore sicurezza per le persone in Russia". 

L'app del Cremlino

Sia dopo il blocco di Telegram che dopo quello di Whatsapp, Mosca ha invitato i cittadini ad utilizzare l'alternativa statale Max. Come scrive la Cnn, si tratta di un'app simile alla cinese WeChat: combina insieme messaggistica, chiamate, pagamenti e altri servizi, permettendo agli utenti anche di autenticare la propria identità per le piattaforme governative che offrono servizi pubblici.

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