Governo Meloni, legge elettorale rallenta per i tanti decreti in Parlamento: quali sono

Politica
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Introduzione

Passati i periodi del referendum della Giustizia e delle festività di Pasqua, la maggioranza punta ad accelerare e ottimizzare i tempi in Parlamento. Tra Camera e Senato ci sono sei provvedimenti che monopolizzeranno i lavori dell'Aula nelle prossime settimane (se non vengono convertiti in legge entro 60 giorni decadono). Decreti legati per lo più a misure economiche con cui il governo punta ad arginare l'emergenza energetica, interventi urgenti e ritenuti un passaggio importante per l'azione dell'esecutivo, che sicuramente troveranno un loro spazio anche nei ragionamenti contenuti nell'informativa ad ampio raggio che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni farà al Parlamento il 9 aprile.

Quello che devi sapere

Rallenta la legge elettorale

Dall’altra parte, dovrebbero passare per il momento in secondo piano disegni di legge e provvedimenti che, seppur cari al centrodestra, sono costretti a rallentare. A partire dalla riforma della legge elettorale. Giovedì la commissione Affari costituzionali della Camera dovrebbe votare il perimetro della norma, ovvero se ad esempio debba comprendere le modalità di voto degli italiani all'estero o dei fuorisede. Questioni preliminari e a monte, prima di passare alle audizioni e poi entrare nel vivo con gli emendamenti che definiranno le regole del provvedimento. Si tratta di tempistiche incerte e in ogni caso lunghe.

 

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Gli obiettivi del governo

Tuttavia la strada per la maggioranza resta tracciata. E a chiarirla è stato, nei giorni scorsi, anche il presidente della commissione Affari Costituzionali, Nazario Pagano, al termine della riunione dell'ufficio di presidenza: via libera della Camera entro l'estate e ok definitivo alla riforma del sistema di voto entro l'anno. "Siamo pronti a discutere tutto - ha detto Pagano - dal premio di governabilità alla soglia di sbarramento, fino alle preferenze. L'importante è garantire stabilità al prossimo Parlamento. Se invece restiamo fermi, con il Rosatellum, rischiamo l'ingovernabilità".

 

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I decreti su accise e Pnrr e il Piano Transizione 5.0

In Parlamento incombono invece le priorità economiche affidate a due decreti. Al Senato, quello che incide sulla riduzione delle bollette di luce e gas è destinato a monopolizzare i lavori dell'Aula in questa settimana. Già approvato alla Camera, manca l'ultimo passaggio. Mentre al contempo a Montecitorio domina il decreto per l'attuazione del Pnrr su cui è stato annunciato il voto di fiducia, e che poi dovrà passare a Palazzo Madama per il via libera finale entro il 21 aprile. Al primo decreto, che ha ridotto le accise sui carburanti fino a ieri 7 aprile, ed è all'esame della commissione Finanze al Senato, venerdì scorso se ne è aggiunto un secondo in materia che estende le stesse riduzioni fino al primo maggio: comincerà l'iter al Senato. Ma non è esclusa l'ipotesi di accorparli, con la difficoltà di dover comprendere in un eventuale unico provvedimento anche le misure del Piano Transizione 5.0.

Il decreto sicurezza

Tuttavia la strada con più ostacoli, per ora, sembrerebbe essere quella del decreto sicurezza. Bandiera del centrodestra per la stretta anti 'maranza' e sui cortei, oltre alle tutele per gli agenti e ai rimpatri di migranti, rischia di rimanere per un po’ di tempo in stand by. Va convertito entro il 25 aprile e la prossima settimana, per stare nei tempi, dovrebbe incassare il primo via libera al Senato.

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Oltre 1000 emendamenti al decreto sicurezza

Ma intanto il decreto sicurezza deve affrontare gli oltre 1000 emendamenti presentati dalle opposizioni, che da giorni impegnano la commissione Affari costituzionali. Il voto andrà avanti fino a giovedì, anche con sedute notturne. Un tour de force che potrebbe non bastare per approdare in Aula con il mandato del relatore, un “sigillo” che risulterebbe decisivo per le correzioni che il governo intende fare. In particolare sul divieto di porto dei coltelli, contenuto nell'articolo 1 e che la maggioranza intende modificare per introdurre deroghe sulle tipologie di queste armi. Per farlo, l’esecutivo potrebbe presentare una riformulazione in commissione (che però rischia di cadere se non si arriva al mandato al relatore) o successivamente in Aula. Nel secondo caso, una volta approvata la correzione che sta più a cuore alla maggioranza, il governo potrebbe blindare il testo con la fiducia.

Ponte sullo Stretto e decreto fiscale

Altre norme da chiudere sono il decreto sul Ponte sullo Stretto (al momento in commissione al Senato e con la deadline del 10 maggio compreso il passaggio alla Camera) e il decreto fiscale, che ha invece l'orizzonte più lungo del 26 maggio.

 

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