Meloni replica a foto con pentito clan Senese: "Mio impegno contro la mafia è cristallino"

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Alcune testate giornalistiche hanno pubblicato un selfie in cui compare la premier, scattato nel 2019 da Gioacchino Amico, ex referente del clan Senese in Lombardia e oggi collaboratore di giustizia nel caso Hydra. La presidente del Consiglio: "In decenni di impegno politico esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede"

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"Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze". A scriverlo sui social è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, replicando ad alcune testate giornalistiche che mostrano "una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi". Il riferimento è a un’immagine in cui la premier appare con Gioacchino Amico, ex referente del clan Senese in Lombardia e oggi collaboratore di giustizia nel caso Hydra, il quale scartò un selfie insieme alla leader di FdI durante un evento elettorale del 2019.

Meloni: "Non mi faccio intimidire da squallidi attacchi di gente in malafede"

"Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata", scrive ancora Meloni. "Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze". E prosegue: "Ma a questi ‘professionisti dell’informazione’ non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica. Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede".

Bignami: "Sul contrasto alla mafia Meloni non prende lezioni da Pd e i suoi giornali"

"Fratelli d'Italia non prende lezioni di contrasto alla mafia dalla sinistra e dai suoi giornali di riferimento. Lo conferma la nostra storia ma soprattutto l'azione di questo governo, che da quando è in carica ha assicurato alla giustizia oltre 200 latitanti, alcuni dei quali tra i più importanti e feroci. Ultimo Roberto Mazzarella giusto qualche giorno fa. E come non ricordare l'arresto del capo di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro assicurato alla giustizia nel gennaio del 2023 - dichiara il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami - Ecco, il governo Meloni e Giorgia Meloni non hanno bisogno degli insegnamenti di chi liberava nel periodo del Covid i boss al 41 bis, oppure si intratteneva a parlare con i mafiosi mentre faceva visita a Cospito. Usare i selfie per accusare Giorgia Meloni di vicinanza ad ambienti malavitosi è l'ennesima conferma di un'opposizione alla deriva e di un non-giornalismo ormai degradato alla lotta nel fango. Fratelli d'Italia è con il suo presidente fiero di quanto fatto finora e di quei valori di Antimafia dei fatti che altri, purtroppo per loro, non possono fregiarsi".

Fonti Camera: "A Gioacchino Amico mai rilasciato tesserino di ingresso permanente"

"In riferimento alle notizie apparse su alcuni organi di informazione, la Camera dei deputati rende noto che non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa", si legge inoltre in una nota diffusa dalla Camera.

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Crosetto: "Foto pubblicata per gettare fango, nessun valore morale"

"Pubblicare una foto così non ha nessun valore politico, morale o istituzionale", ma è "solo fango, solo un modo per dare fastidio a una persona, per rovinarle le giornate di lavoro e renderle più difficili, per 'aiutare' i propri amici in ogni modo possibile, anche il più scorretto e falso", è il commento del ministro della Difesa Guido Crosetto su X. "Oggi i soliti quotidiani al servizio della disinformazione pubblicano una foto del 2019, un selfie, che ritrae il presidente Giorgia Meloni con una persona. La persona è un delinquente. La cosa è un evidente problema per quella persona, ma perché dovrebbe esserlo per lei?", scrive Crosetto nel post. Quindi, aggiunge: "Nella mia vita avrò fatto migliaia di foto e selfie con persone che non conosco. Quindi lei ne avrà fatte centinaia di migliaia. Come Renzi o Conte o attori, cantanti e sportivi. Qualcuno di loro, di noi, ha mai chiesto il casellario giudiziario o il curriculum, o anche solo informazioni superficiali, a chi chiede una fotografia? Io mai! Come tutti!".

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Pd: "Perché l'amico dei Senese frequentava la Camera?"

Sulla vicenda sono intervenuti anche i parlamentari Pd membri dell'Antimafia Verini, Serracchiani, Rando, Provenzano, Ghio, Mirabelli, Barbagallo, Valente: "Le notizie e le conferme delle connessioni politico-istituzionali tra esponenti della criminalità organizzata legati al clan Senese - come Gioacchino Amico - e ambienti della destra ed esponenti di FdI sono ogni giorno più evidenti e ricche di particolari, grazie anche ai fari di luce accesi dal giornalismo d'inchiesta. Dopo il caso Delmastro e i suoi rapporti con il prestanome dei Senese, Caroccia, il caso Gioacchino Amico. Questi, oggi anche collaboratore di Giustizia sull'inchiesta Hydra (l'alleanza tra 'Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra che ha sviluppato in Lombardia un grande sistema di criminalità, narcotraffico, usura, controllo di appalti e penetrazione nell'economia e nella politica) ha frequentato nel tempo esponenti politici della Destra, in particolare di Fratelli d'Italia - dalla sottosegretaria Frassinetti a una sua collaboratrice, alla senatrice Bucalo. Gli organi di informazione hanno perfino pubblicato un selfie di Amico con Giorgia Meloni, 'catturato' probabilmente durante una manifestazione politica. Ma Gioacchino Amico aveva anche libero accesso nei luoghi parlamentari, alla Camera in particolare, sempre - si legge - grazie ai rapporti con collaboratori di esponenti di FdI. Come mai? Chi lo autorizzava? Per quale motivo accedeva in Parlamento? Di quali interessi si faceva portatore? Sono domande ineludibili, come le risposte che attendiamo. Porteremo in Antimafia anche questo aspetto della vicenda Hydra e, con interrogazioni, anche nei due rami del Parlamento".

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M5S: "Meloni spieghi i sospetti di gravissime infiltrazioni mafiose in FdI"

"Giorgia Meloni non se la caverà con i soliti quattro slogan muscolari e commentando solo il selfie con Gioacchino Amico, dovrà per forza rendere conto di un quadro complessivo gravissimo che riguarda il suo partito. Il fango da cui è circondata è la sua classe dirigente, non il giornalismo d'inchiesta, baluardo per la nostra democrazia già ammaccata. Fdi sembra avere una classe dirigente nella migliore delle ipotesi permeabile e avvicinabile, se non addirittura inquinata da ambienti criminali. Sono ormai svariate le notizie sui possibili intrecci con esponenti di primo piano della criminalità organizzata radicata a Roma e al Nord Italia", affermano anche i rappresentanti del M5S nelle commissioni Antimafia e Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Michele Gubitosa, Ada Lopreiato, Luigi Nave e Roberto Scarpinato. "Giorgia Meloni deve rendere conto del fatto che in base a svariati riscontri il suo partito sembra circondato e infiltrato ai massi livelli da colletti bianchi della criminalità organizzata e del fatto che il suo governo con tante assurde nuove norme ha spianato la strada proprio a questi esponenti delle mafie che si presentano senza coppola e lupara ma con l'abito buono: innalzamento delle soglie per gli affidamenti di appalti senza gara, liberalizzazione dei subappalti a cascata, abolizione dell'abuso di ufficio e ridimensionamento del traffico di influenze, castrazione dei poteri di controllo della Corte dei Conti e svuotamento della responsabilità contabile di politici e pubblici amministratori. Per fortuna il no del referendum ha impedito il colpo grosso finale della subordinazione della magistratura a questo tipo di politica. Gli slogan muscolari di Meloni sulla mafia militare fanno sorridere e a tal proposito le ricordiamo che nell'indifferenza generale da mesi boss di primissimo piano escono dal carcere uno dopo l'altro ma dal governo non abbiamo sentito una sola parola".

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