Introduzione
Martedì 31 marzo, in commissione Affari costituzionali alla Camera, inizia l’iter parlamentare del disegno di legge elettorale. La premier Meloni vuole portare a casa un risultato che considera una priorità per la futura stabilità dell’Italia. E su questa partita si giocano anche gli equilibri della maggioranza per scongiurare l’ipotesi del voto anticipato. Si cerca un dialogo con le opposizioni ma la strada è in salita. Ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
Al via l’iter in Parlamento
Si parte quindi domani con l'incardinamento in commissione Affari costituzionali alla Camera del testo presentato dal centrodestra, abbinato ad altre otto proposte sulla stessa materia depositate anche dall’opposizione. Si tratta più che altro di un atto tecnico.
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Quattro relatori, uno per ogni partito di maggioranza
Sono quattro, uno per ciascun partito di maggioranza, i relatori del disegno di legge elettorale. Si tratta di Nazario Pagano (FI) che è anche presidente della commissione, Angelo Rossi (FdI), Igor Iezzi (Lega) e Alessandro Colucci (Nm).
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Le prime mosse
Il primo passo sarà con ogni probabilità l'avvio di una fase di audizioni, come accade per i provvedimenti legislativi più importanti, con l'obiettivo di arrivare a definire un testo base. E non sarà blindato, assicurano già più fonti di maggioranza. Il premio di maggioranza, il ballottaggio e le liste bloccate sono tra gli aspetti che si annunciano più discussi. "Ma non c'è nulla di incostituzionale" nel testo proposto dal centrodestra, precisano fonti di FdI: "In commissione si confronteranno legittime opinioni politiche”.
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Obiettivo sostituire il Rosatellum
Nelle prossime settimane sarà più chiaro quale potrà essere l'orizzonte della legge elettorale in senso proporzionale che dovrebbe rimpiazzare il Rosatellum, in uno scenario diventato decisamente incerto dopo il referendum. Tramite sostituzioni sono entrati in commissione per FdI i deputati che hanno seguito in prima linea la nascita della proposta di legge del centrodestra, Giovanni Donzelli e Rossi, e non è escluso che FI faccia lo stesso con Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio.
I collegi
I nodi politici saranno non meno delicati di quelli tecnici. Ad esempio quello dei collegi. Anche alla luce dei risultati referendari, il numero di quelli considerati sicuri per il centrodestra diminuirà. E dietro le quinte FdI già vuole mettere in chiaro con gli alleati: non potranno rivendicare le stesse pretese del 2022.
Il confronto con le opposizioni
A maggior ragione dopo la vittoria del “No” al referendum sulla giustizia, su questo fronte sono esclusi blitz a colpi di maggioranza. Sarà quasi impossibile procedere senza un confronto con il centrosinistra (a partire dal Pd), che finora ha opposto un muro. Un canale di comunicazione al momento sembra chiuso ma - anche dopo l'esito referendario - viene considerato nel centrodestra indispensabile per provare a portare a casa la partita.
Il premio di maggioranza
Il centrodestra punta su un testo in chiave “anti-pareggio”. Se il Rosatellum non verrà cambiato - evidenzia Alberto Balboni di FdI - "al Senato ci sarà un pareggio. Dobbiamo garantire un limitato premio di maggioranza a chi vince, chi si oppone vuole la palude". E proprio sul premio potrebbero arrivare degli aggiustamenti. Si ragiona, ad esempio, sulla possibilità che venga assegnato in modo diverso rispetto al listino di 70 deputati previsto al momento. Una modifica che potrebbe - si spiega nel centrodestra - non dispiacere alla Lega. Modifiche sul premio - tra l'altro - giudicato troppo ampio vengono chieste come precondizione anche a sinistra per valutare una qualsiasi apertura di dialogo.
Gli altri nodi
Sotto la lente resta anche il ballottaggio, che vede i dubbi di FI e Lega, mentre FdI ha da sempre chiesto l'introduzione delle preferenze. Su questi tre punti, si è soffermato anche il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso ricordando le sentenze del 2014 e nel 2017 sulle leggi elettorali nelle quali "sono stati affermati dei principi che riguardano sia il premio di maggioranza, sia l'eventuale ballottaggio, sia le candidature e liste bloccate". "Ci sono dei principi - è il monito - che la Corte ha affermato che, quindi, non potranno non costituire riferimento per la valutazione di una nuova legge elettorale". Sui profili di costituzionalità del testo, in ogni caso, il centrodestra è al lavoro da tempo.
Gli obiettivi di Meloni
Da Palazzo Chigi si valuta che le elezioni per la prossima legislatura, quella che eleggerà il nuovo presidente della Repubblica, non possono chiudersi con un pareggio, scenario che potrebbe portare aprirebbe a governi poco stabili. La premier quindi ha avvisato i partner di maggioranza: ci sono i numeri per approvarla e non saranno tollerati passi falsi, altrimenti si andrà a votare in anticipo.
Conte: “È una supertruffa, noi per preferenze, no a premi maggioranza”
Oggi sul tema si è espresso Giuseppe Conte. Il leader del M5s intervistato da Repubblica dice: "Hanno scritto una legge con un premio di maggioranza che è una supertruffa, non scherziamo. Noi siamo tradizionalmente per le preferenze e poi non potremmo mai accettare premi di maggioranza che stravolgono i risultati delle urne".
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