Violenze a Torino, Piantedosi: “Livello dello scontro richiama dinamiche terroristiche”
PoliticaIntanto l’esecutivo continua a lavorare alle nuove norme sulla sicurezza, che per il vicepremier Tajani devono arrivare ma “senza limitare il diritto a manifestare”. Il ministro Foti a Sky TG24: “Giovedì in cdm il decreto sicurezza”
Si è tenuta oggi l’informativa del ministro Matteo Piantedosi sugli scontri a Torino. In apertura il titolare del Viminale ha reso omaggio agli agenti feriti, e le sue parole sono state accompagnate da un applauso bipartisan e i deputati presenti si sono alzati in piedi. Piantedosi ha detto che il "grande lavoro svolto ha evitato che si verificassero danni ben più gravi che erano nei programmi dei manifestanti, riducendo, altresì, il fronte degli aggressori violenti". Per il titolare del Viminale “il Ministero dell'Interno aveva disposto l'invio di una rilevante aliquota di rinforzo - circa 1.000 unità dei Reparti delle Forze di Polizia - e, nello stesso tempo, sono state disposte attente misure di controllo del territorio e monitoraggio delle stazioni ferroviarie, dell'aeroporto, dei caselli autostradali e dei valichi di frontiera proprio per intercettare, con il supporto delle attività informative delle Autorità di Polizia dei luoghi di partenza, l'arrivo di soggetti noti per precedenti specifici”.
Piantedosi: “Corteo resa dei conti con lo Stato”
Piantedosi ha anche detto che il corteo di Torino in solidarietà ad Askatasuna era una "resa dei conti con lo Stato". L'iniziativa di sabato "era stata preceduta e preannunciata, lo scorso 17 gennaio, da una 'assemblea nazionale' presso l'Università di Torino, a cui avevano partecipato circa 750 persone, fra le quali numerosi attivisti delle diverse anime dell'antagonismo nazionale, aderenti al sindacalismo di base, al movimento No Tav e ai gruppi ambientalisti, rappresentanti della Cgil, del partito Alleanza Verdi e Sinistra e della locale comunità islamica".
Piantedosi: “Livello di scontro richiama dinamiche terroristiche”
"Siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che, attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti”, ha precisato il ministro. "È possibile dire che stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro che, per certi versi e pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato”, ha aggiunto. "I disordini di sabato confermano il vero volto degli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente, talvolta anche grazie a coperture politiche ben identificabili. Credo che chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità".
Piantedosi: “Serve unanime condanna contro le violenze”
"Credo che l'unanime condanna alle aggressioni e alle violenze viste a Torino rappresenti un indispensabile segnale di responsabilità e di moderazione, senza il quale si rischia solo di inasprire il confronto e offrire il pretesto a chi vuole alimentare lo scontro”, ha detto ancora Piantedosi, nell'informativa alla Camera sugli scontri di Torino. "L'auspicio è, dunque, che tutte le forze politiche presenti in Parlamento riescano a trovare una sostanziale convergenza e condividere posizioni comuni per respingere, senza ipocrisie o infingimenti, ogni tentazione di blandire o giustificare queste espressioni eversive e antidemocratiche, sostenendo le forze di polizia attraverso l'individuazione di ulteriori misure di tutela da ogni violenza e forma di aggressione”.
Piantedosi: “Fermo preventivo c'è già in altri Paesi europei”
"Stiamo lavorando all'introduzione di specifiche misure finalizzate a rendere ancora più efficace l'azione di filtro e prevenzione, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni e attitudini. Strumenti del genere, del resto, sono presenti in alcuni ordinamenti europei senza che nessuno gridi all'attentato alla democrazia”, ha detto ancora il ministro. “E pensare che queste misure oggi vengono criticate da chi attribuisce gli incidenti esclusivamente ad asseriti deficit di prevenzione e non, come avvenuto, ad una precisa determinazione criminale di chi ha posto in essere le violenze".
La procura procede per devastazione
Intanto, la procura di Torino ha formalizzato l'apertura di un procedimento per devastazione in merito agli scontri avvenuti in città il 31 gennaio. Al momento l'ipotesi di reato è a carico di ignoti. Per i singoli episodi elencati nell'informativa inviata dalla Digos ci sono state 24 iscrizioni nel registro degli indagati. Tre altri dimostranti, uno dei quali individuato nel gruppo che ha aggredito un poliziotto, sono stati arrestati in flagranza e stanno attendendo in carcere l'esito dell'udienza di convalida.
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Governo al lavoro sul pacchetto sicurezza
Nel mentre il governo guidato da Giorgia Meloni continua il lavoro per arrivare a una stretta sulla sicurezza, dopo i violenti scontri di Torino al corteo di Askatasuna. Ieri si è tenuto un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, a cui ha partecipato la stessa premier, che ha poi confermato il “pieno sostengo” alle forze dell'ordine, e ha poi rivolto un appello alle opposizioni a “una stretta collaborazione istituzionale”. Il Consigilio dei ministri è stato intanto convocato per giovedì pomeriggio, e in quella data dovrebbe valutare il pacchetto sicurezza che dovrebbe contenere un decreto legge e un disegno di legge.
Pd: “Nessuna risoluzione comune ma non per nostra responsabilità”
Il deputato e responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano, alla domanda se ci sarà un voto su una mozione unitaria sulla sicurezza ha risposto: "No, non ci sarà, ma non per nostra responsabilità". "Se avessero voluto il voto", ha aggiunto, "ne avremmo discusso in capigruppo, si sarebbe trasformata in una comunicazione, si sarebbe discusso insieme di cosa inserire in questa risoluzione, e magari ci sarebbe stata questa possibilità. Mi pare invece che siamo agli annunci, al tentativo di sfidare le opposizioni, non si capisce su cosa".
Tajani: “Garantire sicurezza senza limitare diritto a manifestare”
Oggi intanto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in una intervista al Messaggero ha detto come sia necessario "garantire la sicurezza. Sia quella delle manifestazioni, che la sicurezza in generale, che riguarda dal controllo delle baby gang all'uso dei coltelli da parte dei giovani". Il leader di Forza Italia ha fatto sapere che “i lavori sono ancora in corso, ma è necessario puntare sulla parte delle garanzie per le forze dell'ordine per evitare che si ripeta quanto successo a Torino dove gli scontri erano preordinati. Vogliamo impedire anche che chi ha precedenti possa partecipare a manifestazioni violente, un po' come fatto per gli ultrà allo stadio". Sul fermo preventivo e la richiesta di cauzione, "tutto può essere fatto, ma nel rispetto della Costituzione. Sono ipotesi ma bisogna trovare un modo per garantire sicurezza senza limitare il diritto a manifestare". Per quanto riguarda invece le Olimpiadi di Milano-Cortina e gli eventuali timori per la sicurezza, "certamente c'è un innalzamento del livello di scontro da parte dell'ultrasinistra che è del tutto premeditato. Bisogna impedire che queste situazioni si creino, ecco perché parlo di adottare una sorta di 'Daspo'".
Lega: “Necessaria cauzione per organizzatori manifestazioni”
Sul tema delle misure in arrivo è tornato a esprimersi il Carroccio, che in una nota ha scritto: "Per la Lega è fondamentale un pacchetto sicurezza che garantisca i cittadini perbene e le forze dell'ordine. Tra le misure necessarie, c'è anche quella 'chi sbaglia paga'. Chi scende in piazza dovrà pagare una cauzione, come già successo alla Lega nel 1999 quando organizzò una manifestazione a Roma. Non possono essere tollerati altri casi Torino".
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Foti a Sky TG24: “Giovedì in cdm il decreto sicurezza”
"Sicuramente il consiglio dei ministri è convocato per giovedì pomeriggio e sicuramente ci sarà il dl sicurezza”, ha confermato il ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr, Tommaso Foti, intervistato da Sky TG24. "Ho letto anche con stupore le dichiarazioni dell'ex capo della polizia Gabrielli, soprattutto quando parla di incantatori di serpenti. In questo momento mi pare che chi fa un decreto legge non lo fa per incantare i serpenti ma forse per eliminare alcuni serpenti che non sono mai stati eliminati”, ha aggiunto commentando l'intervista su La Repubblica di Franco Gabrielli dove l'ex capo della polizia ha detto che è il momento di difendere chi indossa una divisa non solo dai violenti ma, anche "dagli incantatori di serpenti". Il ministro ha detto : "Che vi sia un centro sociale a Torino che da 30 anni delinque non l'ha scoperto il governo Meloni, è un dato di fatto che risulta dalle cronache di tutti i giorni da 30 anni”.
A quali misure lavora il governo
Sono diverse le misure che potrebbero essere contenute nel pacchetto sicurezza: si va dal fermo preventivo per bloccare i violenti prima che arrivino in piazza alla stretta sui coltelli per i minorenni, fino allo 'scudo' ma non solo per gli agenti, anche per tutti i cittadini, e alle zone rosse. Si sono tenute diverse riunioni tra i tecnici dei vari ministeri per analizzare nel dettaglio le misure e decidere quali far confluire nel decreto legge e quali nel disegno di legge. Sul tavolo c’è anche la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia di trattenere nei propri uffici, per un massimo di 12 ore - anche se Matteo Salvini vorrebbe fossero estese a 48 - persone individuate durante i controlli preventivi in vista di manifestazioni e ritenute pericolose per il pacifico svolgimento dei cortei. Sempre in chiave ordine pubblico, il potenziamento del daspo urbano (Dacur) con l'estensione del divieto di accesso alle aree urbane a chi risulta denunciato o condannato per reati commessi durante le proteste di piazza. Tra i provvedimenti allo studio, inoltre, lo 'scudo' penale ma erga omnes, non solo per le forze dell'ordine, che preveda la non iscrizione nel registro degli indagati in presenza di "cause di giustificazione" in caso di reati: gli agenti quindi non verrebbero dunque iscritti automaticamente nel registro degli indagati quando agiscono nell'adempimento del dovere o nell'uso legittimo delle armi. Per tutti i cittadini la misura si applicherebbe nei casi di legittima difesa.