Pnrr, Draghi: “È un piano non del governo ma di tutta l’Italia, la politica collabori”

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Il presidente del Consiglio ha parlato alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, e sul Piano nazionale di Ripresa e Resilienza ha detto: “Rappresenta una straordinaria opportunità per sostenere l'economia e rilanciare il Paese”. E ha aggiunto: “C'è bisogno di assistenza, ma soprattutto di lavoro, di crescita e di una gestione oculata delle risorse”. Poi ha ricordato “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due grandi italiani che la nostra Repubblica non ha saputo proteggere”

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"Il Pnrr non è il piano di un governo, ma di tutta l'Italia, e ha bisogno dell'impegno di tutti per garantirne la riuscita nei tempi e con gli obiettivi previsti - ha detto Draghi - La politica italiana sa ottenere grandi risultati quando collabora, tra forze politiche di colori diversi, tra Governo centrale ed enti territoriali". A dirlo è il presidente del Consiglio Mario Draghi, in un intervento alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo durante il quale ha parlato anche di crescita e lavoro e ha ricordato: “Trent'anni fa, morivano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due grandi italiani che la nostra Repubblica non ha saputo proteggere”.

“Assicurare a cittadini e imprese una rete di protezione economica e sociale”

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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza “rappresenta una straordinaria opportunità per sostenere l'economia in un momento di rallentamento, per rilanciare il Paese dopo due decenni di crescita lenta e diseguale, per dimostrare ai cittadini e ai nostri partner europei che l'Italia sa investire bene e con onestà “, ha aggiunto il presidente del Consiglio. "Dobbiamo assicurare a cittadini e imprese una rete robusta di protezione economica e sociale, insieme a prospettive serie di sviluppo - ha aggiunto - C'è bisogno di assistenza, ma soprattutto di lavoro, di crescita. E c'è bisogno di una gestione oculata delle risorse, che respinga i tentativi della criminalità organizzata di appropriarsi dei soldi pubblici come troppo spesso è accaduto in passato". 

“Quasi 20 miliardi per misure di inclusione sociale”

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“Grazie al Pnrr, investiamo quasi 20 miliardi per misure di inclusione sociale e introduciamo riforme e interventi per ridurre i divari generazionali, regionali, di genere - ha proseguito Draghi - Penso al reimpiego dei beni confiscati alla criminalità organizzata da parte delle amministrazioni comunali, una misura importante nel contrasto patrimoniale alle mafie. Sono progetti che portano nuova vita e orgoglio nelle comunità locali e che necessitano della collaborazione dei Comuni, ad esempio con il rispetto dell'obbligo di pubblicità”. “Per tutelare gli investimenti - ha spiegato il presidente del Consiglio - abbiamo ampliato i poteri dei Prefetti, intensificato i controlli, rafforzato l'organismo centrale di monitoraggio, raccolta e analisi di informazioni sul rischio di infiltrazione. Abbiamo previsto l'assunzione di 700 persone da parte dei ministeri competenti, anche per potenziare le attività di controllo e sostenere gli enti locali”.

“Contro le mafie non possono esserci esitazioni o divisioni”

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"Nessuno meglio di voi sa cosa occorre fare contro le mafie, in Italia e all'estero - ha detto poi Draghi - Il ruolo del Governo, di qualunque colore esso sia, è mettervi in condizione di farlo al meglio. Contro le mafie, non possono esserci né esitazioni né divisioni. La politica deve essere unita nella condanna delle mafie, coesa nel contrasto a qualsiasi forma di connivenza nelle istituzioni, decisa nel sostegno a chi si oppone al disegno eversivo delle cosche". "Aiutare le procure e le forze di pubblica sicurezza è essenziale, ma non basta - ha aggiunto - Dobbiamo continuare a rafforzare la cultura della legalità e ad agire contro le cause profonde che favoriscono la criminalità. Questo sforzo condiviso deve essere particolarmente intenso nei momenti di incertezza economica, come quello in cui viviamo. Le mafie si incuneano nel tessuto economico e finanziario del Paese e sfruttano le difficoltà dei cittadini e degli imprenditori onesti per espandersi, eliminare la concorrenza, riciclare fondi illeciti".

“Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che l'Italia ha fatto nella lotta alla mafia”

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"La confisca dei beni sottratti alla mafia è frutto di una legge del 1982, che porta i nomi di Pio La Torre, ex segretario del Partito comunista siciliano, e di Virginio Rognoni, allora ministro democristiano dell'Interno, scomparso il 20 settembre scorso - ha aggiunto Draghi - È stata parte delle fondamenta su cui i giudici Falcone e Borsellino hanno costruito il maxiprocesso contro Cosa Nostra, ha fornito la base legale per successive inchieste che hanno inferto ulteriori, durissimi colpi alle mafie e ha contribuito a rendere il recupero e la confisca dei beni alle mafie in Italia un modello a livello europeo, uno strumento di cooperazione tra Stati membri”. “Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che l'Italia ha fatto nella lotta alla mafia - di ciò che voi e i vostri colleghi avete fatto. Al tempo stesso, dobbiamo essere consapevoli che questo impegno deve continuare, senza esitazioni, anche nei prossimi anni - ha proseguito il premier - L'antimafia è patrimonio di tutti, da custodire e rafforzare. Siete la nostra certezza che le mafie hanno una fine oltre che un inizio, che ogni attacco ai valori della nostra Repubblica sarà contrastato, che continueremo a batterci per rimuovere ogni ostacolo alla nostra democrazia, alla nostra libertà".

“La Repubblica non ha saputo proteggere Falcone e Borsellino”

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“Trent'anni fa, morivano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due grandi italiani che la nostra Repubblica non ha saputo proteggere", ha detto Draghi. "La loro eredità, l'eredità degli uomini e delle donne delle loro scorte, è nelle vostre indagini e in quelle dei vostri colleghi. Grazie al vostro ruolo di coordinamento, fortemente voluto proprio da Falcone, avete permesso alla giustizia italiana di muoversi con più rapidità ed efficacia nella lotta alle mafie e al terrorismo. Avete consentito alle procure e alle forze di pubblica sicurezza di agire con maggiore sintonia e autonomia. Avete dimostrato che lo Stato c'è, vuole esserci ed è determinato a estirpare per sempre la criminalità organizzata dal nostro Paese".

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