“Draghi resti”: l’appello dei sindaci al presidente del Consiglio

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I primi cittadini delle principali città italiane, da Milano a Roma, hanno scritto una lettera aperta al premier e ai partiti, chiedendo loro di far rientrare la crisi politica di queste ultime ore. I governatori di Fratelli d'Italia si dissociano: forzatura istituzionale

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“Chiediamo a Mario Draghi di andare avanti”. È bipartisan l’appello dei sindaci al presidente del Consiglio che, dopo essersi visto respinto le dimissioni dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sembra intenzionato a non cambiare idea nemmeno dopo mercoledì, quando la crisi politica di queste ore verrà ufficialmente parlamentarizzata. Per questo gli enti locali - e anche alcune associazioni professionali - si stanno mobilitando in queste ore per chiedere di lasciar continuare l’azione dell’attuale esecutivo. “L'Italia non può restare senza una guida autorevole e sicura in un momento storico come quello che stiamo vivendo”, sostengono in una lettera aperta le associazioni inerenti al mondo dei trasporti. La loro speranza, come quella di altri, è che alla fine Draghi annunci la continuazione dell’attuale esecutivo. (LO SPECIALE SULLA CRISI - GLI AGGIORNAMENTI LIVE)

L’appello dei sindaci

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Incredulità di fronte a comportamenti tanto irresponsabili. È questo il giudizio che esprimono i primi cittadini delle principali città italiane, da Milano a Roma, da Torino a Firenze, di fronte a quanto sta accadendo. “Noi Sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l'azione di governo. Allo stesso modo chiediamo con forza a tutte le forze politiche presenti in Parlamento che hanno dato vita alla maggioranza di questo ultimo anno e mezzo di pensare al bene comune e di anteporre l'interesse del Paese ai propri problemi interni”, evidenziano nella loro lettera aperta alla quale si è subito associato anche il primo cittadino di Napoli, Gaetano Manfredi. Un appello, sostenuto anche dalle sigle Anci, Upi e Ali, che ha fatto suo anche il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti, che lo ha a sua volta rilanciato per i suoi colleghi presidenti di Regione. “La caduta del governo Draghi metterebbe a rischio molti investimenti a favore dei cittadini delle nostre Regioni. Invito i miei colleghi a condividere il mio appello affinché Draghi rimanga al suo posto”, ha scritto Toti.

La richiesta delle associazioni di categoria

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A spingere perché il presidente del Consiglio continui la sua esperienza di governo in questa legislatura non ci sono soltanto i sindaci, ma anche diverse associazioni professionali. “Non è questo il tempo del governo degli affari correnti ma è necessario far proseguire la piena operatività del governo Draghi, la cui autorevolezza è riconosciuta nel Paese e nel consesso internazionale”, ha dichiarato il presidente di Federfarma nazionale Marco Cossolo. Le farmacie italiane hanno rivolto un appello alla politica tutta “affinché faccia ogni sforzo possibile per tutelare il Paese dai gravi rischi che incombono, garantendo la continuità dell'azione dell’esecutivo, visto che, dopo la fase più acuta della pandemia, ancor oggi i farmacisti sono impegnati nella piena attuazione del Pnrr e delle riforme strutturali che ne costituiscono l'asse portante”. Richiesta simile arriva anche dal mondo dei professionisti sanitari, che evidenziano come non sia “tempo di una crisi di governo al buio. Non è il tempo di lasciare solo chi, da oltre due anni, con competenza e dedizione, combatte in prima linea la battaglia, ancora in corso, contro il Covid-19. Fermarsi adesso e far prevalere le ragioni di parte sarebbe un errore imperdonabile”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche i trasportatori italiani. “Chiediamo ai partiti di lasciar proseguire l’esecutivo: le tensioni geopolitiche che non accennano a diminuire, le loro conseguenze dirompenti sull'economia internazionale e la necessità di procedere velocemente nell'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza impongono una necessaria continuità nell'azione di governo”, sottolineano nella loro nota.

FdI: forzatura istituzionale

"Non condividiamo questa iniziativa, lanciata da alcuni colleghi, sia nel merito che nel metodo. Nel merito: crediamo che in questo momento l'Italia possa permettersi tutto tranne che un governo immobile, paralizzato dai giochi di palazzo e dagli scontri tra i partiti di maggioranza. Nel metodo: un Presidente di Regione o un Sindaco rappresentano anche i cittadini che vogliono andare a votare e non possono permettersi di utilizzare le Istituzioni che rappresentano per finalita' politiche o, peggio, di partito. Sono forzature che chi ricopre un ruolo istituzionale non puo' permettersi, ne' tanto meno promuovere". Lo affermano in una nota congiunta il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

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