Cop26, Cingolani a Sky TG24: "Lotta per il clima è lotta per giustizia globale"

Politica

Ospite a e-VENTI, il ministro della Transizione ecologica ha parlato dei risultati della Cop26 a Glasgow. Dalla grande assenza di Russia e Cina all'importanza di aver trovato un accordo sugli 1,5° da rispettare come limite alla temparatura. Fino alle nuove tecnologie che studiano il nucleare e che potrebbe essere una strada per accelerare la transizione: "Dobbiamo farci trovare pronti alla sfida del 2040. Fino al 2030 abbiamo un piano che va migliorato ogni giorno, ma sappiamo cosa fare"

“Il risultato più grande di questa Cop26 è l’enorme interesse dei capitali privati in questa enorme sfida, perché abbiamo capito che il cambiamento climatico si può combattere solo insieme”. A dirlo è il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ospite a e-VENTI su Sky TG24 (L'INTERVISTA INTEGRALE). "Si è sentita la mancanza dei grandi leader come Russia e Cina ed è stata deludente la notizia del premier indiano Modi sulla riduzione delle emissione del Paese nel 2070, in ritardo di 20 anni sull'obiettivo del 2050". La lotta per il clima ha detto ancora è "un fatto di giustizia globale".

“Paesi in via di sviluppo soffrono di più crisi climatiche”

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Al momento la cifra destinata ai Paesi più poveri per affrontare i costi della transizione ecologica “è preoccupantemente vicina a quella dell’anno scorso, c’è circa un miliardo e qualcosa in più, solo l’Italia ha avuto la capacità di metterci 830 milioni in più", riporta Cingolani. "“Non credo – ha aggiunto - sia un segnale molto buono, ma le economie escono malconce dal periodo Covid e per certi versi è comprensibile". Il G20 ha stanziato un fondo di 100 miliardi all'anno per aiutare i Paesi poveri ad affrontare il cambiamento climatico. "Ma oltre che una questione di soldi, si parla di giustizia sociale ed è un tema molto importante", sottolinea il ministro. "I Paesi in via di sviluppo soffrono di più le crisi climatiche, ci sono circa 3 miliardi di persone esposte a rischi a causa delle catastrofi naturali", spiega CIngolani. "I Paesi occidentali sono più resilienti perché abbiamo più mezzi per combattere le crisi climatiche e i danni che ne derivano: è nostra responsabilità sostenere le altre parti del mondo". 

"Non c’è un libro da studiare, progetto va migliorato giorno per giorno"

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Cingolani ha risposto alle critiche che sono state avanzate da diversi attivisti del clima alla Cop26, evidenziando come in pochi mesi si sia riusciti a ottenere risultati storici. “Un anno fa era impossibile pensare che i Paesi fossero d’accordo sul limite dei 2° per limitare il riscaldamento globale. Il fatto che ora siamo d’accordo sul 1,5° è un grandissimo risultato”, spiega. “In tanti hanno fatto uno sforzo enorme nel tentare di immaginare come cambiare un modello globale che è radicato nella nostra società da secoli. Non ci sono soluzioni facili: bisogna anche considerare che in questa transizione sono in gioco milioni di posti di lavoro”, ricorda il ministro. “Non c’è un libro da studiare, il progetto va migliorato ogni giorno. È troppo semplice pretendere che ci sia un piano pronto ed efficace per i prossimi 30 anni, perché molto dipenderà dalle tecnologie che avremo a disposizione”. Per questo bisogna “avere la forza di intraprendere i cambiamenti”, cercando di immaginare “il sostegno che potrà darci la tecnologia”.  

“La sfida sarà dopo il 2030: ragionare su nuovo nucleare”

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Sulla possibilità di introdurre il nucleare come fonte di energia alternativa a carbone e gas, Cingolani ha chiarito che la tecnologia è in continuo sviluppo. “Abbiamo un referendum molto chiaro che dice che il nucleare ‘stile Chernobyl’ non lo vogliamo. Ma la tecnologia si sta muovendo e opera su strade diverse”, ha spiegato. “Bisogna studiare se saranno economicamente vantaggiose, sicure e se possono accelerare la transizione. La Commissione Europea dice che ci vuole la neutralità tecnologica. La cosa più importante è avere la capacità di sviluppare queste tecnologie perché potrebbero renderci la strada più facile”. 

"Il cambiamento climatico è più pericoloso del Covid"

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Il ministro ha fatto un paragone tra la pandemia di Covid-19 e il cambiamento climatico: “Pensiamo a quello che il mondo è riuscito a fare in 18 mesi con il vaccino. Il cambiamento climatico è un pericolo molto più grande del Covid: c’è bisogno di un’azione comune, veloce ed efficace”. Cingolani spiega che la vera sfida sarà a partire dagli anni dopo il 2030. “Fino ad allora sappiamo cosa fare. I decenni seguenti saranno fondamentali per accelerare la transizione: l’Italia dovrà arrivare pronta a quell’appuntamento. Ci possono essere tante soluzioni, dal reattore nucleare ai nuovi sviluppi di fonti rinnovabili. Bisogna conoscere e fare ricerca per innovare e sviluppare”.

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“Per due trimestri consecutivi abbiamo avuto un rincaro per il costo del gas dovuta a una situazione globale. Il governo italiano ha stanziato quasi 12 miliardi per due trimestri consecutivi per calmierare i costi che altrimenti avrebbero gravato su famiglie e Pmi”, spiega Cingolani. “Dal 2022, con l’apertura del gasdotto Nord Stream, il mercato dovrebbe normalizzarsi e il prezzo del gas potrebbe rientrare. In Europa stiamo discutendo di soluzioni comuni per affrontare la situazione, come lo stoccaggio del gas europeo per tutti i Paesi. Ma purtroppo dipendiamo dal mercato globale e queste sono contingenze di tutti i Paesi”, ha concluso il ministro.

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