Ddl Zan in Aula al Senato il 13 luglio, respinte richieste di Lega e Fi. Letta sfida Renzi

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Il disegno di legge contro l'omotransfobia è stato calendarizzato, ma ora si annuncia battaglia. Chiedevano un rinvio leghisti e forzisti nel tentativo di lavorare ancora ad un punto di accordo, ma la proposta è stata respinta da Pd, M5s e Leu. Italia Viva continua a sostenere la via della mediazione. Si apre anche la sfida tra Renzi e Letta: "I voti" per approvarlo "ci sono", ammonisce il segretario dem

Il ddl Zan approda in Aula al Senato, e si va verso un voto al buio il 13 luglio, con il centrodestra che promette battaglia. Sono passati 274 giorni dall’arrivo della legge contro l’omotransfobia (COSA PREVEDE) in Senato, il 5 ottobre 2020, durante i quali è rimasta bloccata in Commissione Giustizia. La calendarizzazione del voto per il 13 luglio è stata decisa ieri a Palazzo Madama dalla capigruppo a maggioranza, respingendo la proposta di Lega e Forza Italia. I due partiti chiedevano lo slittamento al 20 luglio nel tentativo di trovare una mediazione: proposta respinta da M5s, Pd e Leu che non credono possibile una intesa, sia da Iv e dalle minoranze linguistiche che invece hanno invitato al dialogo. Un confronto che se in pochi giorni non darà un risultato, aprirà ad una battaglia a suon di ostruzionismi e di valanghe di emendamenti da parte del centrodestra. È stata respinta poi, da parte di Pd e M5s, anche una modifica di Italia Viva che cancellava dal testo il riferimento all'identità di genere. E intanto in questo quadro si inserisce la sfida tra Enrico Letta e Matteo Renzi, invitato dal Pd a votare sì al testo Zan.

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Nel pomeriggio di ieri l’Aula del Senato ha votato per confermare la decisione della capigruppo, quella di portare il ddl Zan in Aula il 13 luglio. Qui i partiti che avevano votato il testo alla Camera, quindi M5s, Pd, Leu, Iv e minoranze linguistiche, si erano già impegnati a votare compattamente per confermare la scelta. Il centrodestra ha tentato di ribaltare l'esito scontato del voto, con una mossa del presidente della Commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari. L'esponente del Carroccio, che per mesi è riuscito a tenere ferma la legge a suon di audizioni (170 quelle programmate), aveva presentato in mattinata a una riunione di maggioranza un testo di mediazione che teneva conto delle proposte fatte da Iv nei giorni scorsi, a cominciare dall'eliminazione del termine "identità di genere" dal ddl Zan. Una mossa apprezzata dal capogruppo di Iv, Davide Faraone, che ha spinto su Pd, M5s e Leu a dire sì ad una mediazione. Ma i 9 mesi di ostruzionismo da parte di Ostellari in Commissione hanno convinto M5s, Pd e Leu a non credere alla buonafede della Lega. Andrea Cioffi, di M5s, ha parlato di "proposta dilatoria"; "stiamo aspettando da mesi, dico da mesi, di discutere in Commissione" ha detto la capogruppo Dem Simona Malpezzi, analogamente a quanto ha ricordato Loredana De Petris.

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La mancanza di fiducia da parte di Pd, M5s e Leu ha quindi chiuso il discorso e la riunione. Nel pomeriggio, in Aula Iv e il gruppo delle Autonomie hanno rispettato il patto e votato per portare la legge sull'omofobia in Aula il 13, pur insistendo sulla necessità di trovare una ampia intesa con Lega e Fi su alcune modifiche. Tecnicamente il voto è consistito nel respingere la proposta di Fi e Lega, che chiedevano la calendarizzazione il 20. "Calendarizzato il Ddl Zan - ha immediatamente twittato Enrico Letta - Quindi vuol dire che i voti ci sono. Allora, in trasparenza e assumendosi ognuno le sue responsabilità, andiamo avanti e approviamolo". Dal 13 luglio per la legge sull'omofobia non sarà in ogni caso una passeggiata di salute. Il capogruppo di FdI Luca Ciriani ha annunciato "una battaglia dura nei limiti concessi dal regolamento" e altrettanto ha lasciato intendere che farà la Lega il capogruppo Massimiliano Romeo. "Andiamo in Aula e incrociamo le dita" ha commentato Alessandro Zan. "Non possiamo permetterci di incrociare le dita - ha replicato Faraone - il Pd lavori a una intesa".

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