Il M5s si spacca su Draghi. Crimi: "Il voto su Rousseau è un'ipotesi da non trascurare"

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Il nome dell’ex presidente della Bce come possibile premier di un governo “tecnico” potrebbe dividere il Movimento 5 Stelle. Il capo politico Vito Crimi ha annunciato parere contrario ma non ha escluso che si possa ricorrere alla votazione sulla piattafora. Sulla stessa linea si sono esposti altri esponenti, da Fraccaro a Lombardi, da Taverna a Lezzi. Ma non è esclusa una rottura interna di coloro che sarebbero propensi a schierarsi con Draghi

"Quella del voto su Rousseau e una ipotesi da non trascurare". Queste le parole di Vito Crimi, capo politco del M5s, suI nome di Mario Draghi (CHI È - LA FOTOSTORIA), premier incaricato da Mattarella di formare un nuovo governo (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI IN TEMPO REALE) che divide le varie anime del Movimento. Lo stesso Crimi, però, precisa: "Ovviamente dico ipotesi perché dobbiamo aspettare che prima ci sia un contenuto reale da sottoporre, votare su una persona soltanto mi sembra riduttivo". Il leader pentastellato, poco prima con un post su Fb, aveva dettato la linea ufficiale: "Il MoVimento 5 Stelle, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l'unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi. Una tale tipologia di esecutivi è già stata adottata in passato, con conseguenze estremamente negative per i cittadini italiani". Se il M5S votasse compatto al Senato contro Draghi, l’ex governatore della Bce non avrebbe la maggioranza visto che i voti favorevoli si fermerebbero poco sopra quota 140. Ma le parole di Crimi hanno di fatto diviso i suoi, con una possibile rottura interna tra coloro che vogliono seguire la linea Crimi e altri che invece sarebbe propensi a schierarsi con l’ex presidente della Bce (LE FOTO DELLA GIORNATA DI DRAGHI - LE IPOTESI SULLA SQUADRA DI GOVERNO - CHI SOSTIENE DRAGHI E CHI È CONTRO).

Crimi: "Basta governi tecnici, abbiamo già dato" 

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Dopo la non esclusione dell'utilizzo della piattaforma Rousseau per la decisione su Mario Draghi, Vito Crimi torna sulle difficoltà da parte del M5s di accettare un nuovo governo tecnico: "Un governo tecnico avrebbe mai potuto fare il reddito di cittadinanza? Avrebbe potuto fare misure costose ma innovative e di rilancio come il superbonus al 100% e le comunità energetiche? Queste sono operazioni che può fare un governo politico, non un governo che ha la necessità di far quadrare i conti. Un tecnico non fa il bene del Paese, abbiamo già dato". Poi su Renzi: "Non voleva ricucire, alzava solo il prezzo. Voleva più ministeri ma ha chiesto di tutto: ha chiesto di concordare le nomine in RAI, in Cdp ..." ha detto ancora Crimi. Il capo politico M5s riferisce poi in assemblea che "alle consultazioni di venerdì scorso non avessimo fatto i passi che abbiamo compiuto, avremmo probabilmente avuto Draghi chiamato al Quirinale sabato alle 12. Se avessimo detto no venerdì scorso saremmo stati noi definiti i responsabili del risultati che si è comunque verificato oggi".

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Intanto, durante l'assemblea congiunta convocata sulla crisi di governo, ha parlato anche Luigi Di Maio, ministro degli Esteri uscente: "Le regole della democrazia sono molto chiare. E credo che la via democratica alla ricostruzione dell'Italia, in virtù anche del lavoro svolto fino ad oggi, dell'impegno profuso, dei risultati ottenuti, sia quella di un governo politico. La volontà popolare è rappresentata dalle forze parlamentari, il cui mandato ricevuto dagli elettori non è stato quello di un governo tecnico ma, lo ribadisco, è stato quello di proporre un governo politico al Paese che rispondesse alle esigenze degli italiani". Finora, a parlare, sono solo gli anti-Draghi. "Se qualcuno cerca scuse per manovre lacrime e sangue non troverà il nostro appoggio", sottolinea il ministro uscente Fabiana Dadone. "Abbiamo detto che il M5S avrebbe sostenuto solo un esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Su questo, con coerenza, andremo fino in fondo", aggiunge Riccardo Fraccaro accompagnato dai "no" a Draghi che giungono da Roberta Lombardi, Michele Gubitosa o Luigi Gallo. Altri, come il senatore Elio Lannutti, seguendo la linea Di Battista, avevano già manifestato la contrarietà.

Taverna e Lezzi: non voteremo Draghi

La senatrice del MoVimento 5 Stelle Paola Taverna, vice presidente del Senato, ha ribadito: “Non voteremo un governo tecnico guidato da Mario Draghi. A questo punto, riteniamo che l'unica strada giusta sia quella delle elezioni anticipate”. Anche la senatrice Barbara Lezzi ha detto che "è sufficiente ripercorrere le dichiarazioni delle ultime settimane per individuare chi ha invocato Draghi. Si tratta di Renzi, Berlusconi e Salvini. Il M5s non voterà la fiducia a Draghi".

Ruocco: “Bisogna pesare bene le parole”

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La deputata del M5s, Carla Ruocco, ha detto che “bisogna lavorare senza sosta e a testa bassa. Di responsabilità, finora, ne abbiamo avuta tanta. Il Presidente della Repubblica in maniera molto saggia ha detto delle parole ben pesate e anche noi dobbiamo pesare bene le parole. Su come voterà il M5s non mi esprimo”. Poco dopo Ruocco, presidente della Commissione banche, ha detto che: “Bisogna lasciare lavorare il Presidente della Repubblica e nel rispetto attenderei queste ore per ascoltare cosa dirà anche Draghi". Rispetto alla possibilità che il M5s possa consultare la base per decidere come votare rispetto ad un governo istituzionale dice: "Questo lo vedremo nelle prossime ore: ora non siamo in grado di rispondere".

L’addio di Carelli

Già ieri era arrivato l’addio del deputato Emilio Carelli al M5s, che ha spiegato i motivi del suo gesto: "Mi sono scontrato su certi dogmi. Serve più lungimiranza. Ho provato a dirlo, ma parlavo al muro. Di Maio è la persona più affidabile e preparata del Movimento". Intorno a lui, invece, ci sono "troppi incompetenti”, secondo Carelli. Alla fiducia a un esecutivo guidato da Draghi, "naturalmente, per senso di responsabilità nei confronti del Paese, voteremo sì. È chiaro che attendiamo di vedere la squadra dei ministri e il programma di governo". L'addio è il preludio a un'iniziativa politica: "Voglio dar vita a un progetto politico di centro", "questo però non vuol dire non condividere più i valori del Movimento. Io ci credo ancora, sono i miei valori. Il problema è che sono stati disattesi". Il parlamentare descrive quindi il nuovo progetto politico moderato: “Vorrei aprire uno spazio nel centro moderato, una casa europeista”.

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