Di Maio: “Negazionisti Covid rispettino famiglie morti. Mi rassicura Conte sia premier”

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Il ministro degli Esteri è intervenuto ad un incontro sullo sviluppo del Made in Italy a Foggia. Sul coronavirus ha detto: “Abbiamo perso decine di migliaia di italiani i cui familiari stanno ancora piangendo. Ai negazionisti chiedo di portare almeno rispetto per i familiari delle vittime”. Sul referendum, invece, ha commentato: “Con vittoria del “Sì” parte opera di modernizzazione del Paese”

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è intervenuto a Foggia, ad un incontro sullo sviluppo del Made in Italy. A margine dell’evento ha parlato con i giornalisti toccando diverse tematiche, dal coronavirus (LO SPECIALE - GLI AGGIORNAMENTI LIVE) al referendum sul taglio dei parlamentari e alle elezioni regionali. Il titolare della Farnesina ha commentato con parole dure il corteo dei negazionisti del Covid in programma oggi a Roma: "Parlano di guerra i negazionisti, di guerra che devono fare allo Stato contro queste misure, contro la mascherina. Io invece rispondo che la guerra l'abbiamo combattuta questo inverno e abbiamo perso sul campo decine di migliaia di italiani i cui familiari stanno ancora piangendo. Ai negazionisti chiedo di portare almeno rispetto per i familiari dei morti".

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Sempre sul tema Covid-19, Di Maio ha proseguito dicendo: "Rabbrividisco all'idea che una serie di esponenti politici che vanno a dire in giro che la mascherina non serve e che il virus non esiste potevano stare al Governo di questo Paese in questo momento”. "Molti - ha aggiunto - hanno criticato il Movimento perché doveva starsene all'opposizione con il 33% due anni fa; ma grazie alla scelta di creare due governi abbiamo dato come primo ministro un cittadino della provincia di Foggia che è il premier Giuseppe Conte. Io mi sento rassicurato che lui sia il Presidente del Consiglio dei Ministri in questo momento storico in cui potevano stare al Governo quelli che dicono che ci possiamo assembrare, che non servono le mascherine e che il virus è tutta una montatura”.

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Il ministro degli Esteri, ha risposto anche a una domanda sul referendum (TUTTO QUELLO CHE C'È DA SAPERE - LE POSIZIONI DEI POLITICI): "Dopo tanti anni, il 20 e 21 settembre i cittadini avranno la possibilità di votare 'Sì' e tagliare 345 parlamentari. Dopo anni che hanno tagliato la sanità, l'istruzione, le infrastrutture, il welfare - ha aggiunto - adesso ci vengono a dire che tagliare il numero dei parlamentari è un problema di democrazia. Come mai la Germania che ha più abitanti di noi ha solo 700 parlamentari e noi ne abbiamo 945? Votare 'Sì' è un opera di modernizzazione di questo Paese. Portiamo l'Italia a livello europeo e risparmiamo pure 300mila euro al giorno".

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Per quanto riguarda le elezioni regionali di settembre, Di Maio ha detto: "La credibilità di questo governo e tutto quello che faremo nei prossimi mesi dipende dalla nostra capacità che avremo di spendere i soldi del Recovery Fund". In riferimento agli appelli lanciati in Puglia per il voto disgiunto dal candidato governatore del centrosinistra, Michele Emiliano, il ministro ha aggiunto: "Ci sono appelli in atto. Noi, in Puglia, appoggiamo Antonella Laricchia, le liste che la sostengono e il Movimento 5 Stelle. La credibilità e la forza del governo non passano per le elezioni regionali e comunali, che in Italia tra l'altro ci sono ogni 4 o 5 mesi. Abbiamo ottenuto un grande negoziato a livello europeo con oltre 200 miliardi di euro assegnati all'Italia. Siamo il primo Paese per stanziamenti. La credibilità e la forza del governo - ha concluso Di Maio - passano per la capacità che avremo di spendere quei miliardi e di aiutare le famiglie e le imprese in difficoltà di questo Paese".

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Di Maio, infine, si è espresso sul Made in Italy: "Quello che stiamo facendo con il patto per l'export è dare fondi alle aziende per assumere manager che si occupino di export, che si occupino di digitalizzazione e di promuovere i prodotti delle nostre terre. Nel resto del mondo c'è una gran voglia di comprare cose ben fatte e di mangiare le cose buone, cioè il made in Italy. Non esiste nessun brand più famoso del made in Italy. In un momento di difficoltà economica del mondo, in un momento di difficoltà legato alla crisi pandemica noi possiamo aiutare le nostre imprese, aiutandole ad esportare. Adesso - ha concluso il ministro - vogliamo lavorare ad esportare i prodotti e lasciare gli stabilimenti e il lavoro qui".

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