Referendum del 20-21 settembre per il taglio dei parlamentari, perché si vota

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La votazione doveva svolgersi il 29 marzo, ma è stata rinviata per l'emergenza Coronavirus. In due giorni in tutta Italia si va alle urne anche per le elezioni regionali e amministrative. Il referendum che dovrà stabilire se confermare o meno la legge sulla riduzione dei membri di Camera e Senato non avrà bisogno di raggiungere il quorum del 50% più uno

L'election day che comprende anche il referendum sul taglio dei parlamentari sarà il 20 e 21 settembre. Due giorni in cui i cittadini italiani verranno chiamati alle urne per confermare o meno il testo della legge costituzionale concernente le modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari, approvato dal parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 12 ottobre 2019. Non è richiesto il quorum di partecipazione del 50% più uno, quindi il numeri di votanti non sarà fondamentale per l'esito del voto.

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La riforma della legge che dovrà essere confermata o meno dal referendum prevede che la Camera passerà da 630 a 400 deputati, mentre il Senato da 315 a 200 eletti (LE INFOGRAFICHE). Con una riduzione del 36,5% sul numero di presenze. Meno parlamentari significa anche che ogni membro del parlamento italiano rappresenterà più elettori. Ovvero, il rapporto numerico tra eletti e votanti cresce. Questo taglio avrà un impatto anche sui numeri necessari a eleggere il presidente della Repubblica: la maggioranza qualificata - necessaria per eleggere il capo dello Stato nei primi tre scrutini - passerà da 673 grandi elettori a 439. Quella assoluta - dal quarto scrutinio in poi - scenderà da 505 a 330.

Lo slittamento della votazione

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A gennaio 2020 era stato raggiunto e superato il numero minimo di firme che serviva per chiedere il referendum sul taglio dei parlamentari, con 71 firme di senatori depositate in Cassazione contro le 64 necessarie. Il 27 gennaio il Consiglio dei ministri aveva deciso che il referendum si sarebbe svolto il 29 marzo, decisione poi confermata dal decreto emesso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A causa dell'emergenza coronavirus (GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - LO SPECIALE), però, il referendum è stato posticipato a fine settembre, per garantirne lo svolgimento in totale sicurezza.

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Il ministero dell'Interno ha istituito una pagina dedicata alle informazioni sul referendum, dove si può leggere anche l'ultimo decreto del governo riguardo alle norme che saranno seguite per consentire un voto in sicurezza durante la pandemia. Una circolare del Viminale è allo studio per evitare che si formino assembramenti ai seggi in occasione del voto di domenica e lunedì prossimi e facilitare le categorie più deboli. Per agevolare l'afflusso ai seggi veranno impiegati volontari della Protezione civile. Nelle strutture sanitarie da 100 fino a 199 posti letto, che ospitano reparti Covid, verranno per esempio costituite sezioni elettorali ospedaliere, che saranno abilitate alla raccolta del voto domiciliare degli elettori sottoposti a trattamento domiciliare, in quarantena o in isolamento. Queste persone dovranno far pervenire, tra il decimo e il quinto giorno precedente le consultazione, al sindaco del comune di residenza una dichiarazione che attesta la volontà di esprimere il voto presso il proprio domicilio e un certificato che indichi la condizione di contagiato. Per prevenire i rischi di contagio, infine, chi andrà a votare dovrà provvedere a inserire personalmente la propria scheda nell'urna.

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