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Crisi di governo e possibili elezioni anticipate: le date utili

Politica

Gli italiani potrebbero essere chiamati al voto il 13, 20 o 27 ottobre. È anche possibile che servano dei giorni in più e allora si slitterebbe a novembre. Spetta a Conte scegliere se dimettersi o presentarsi in Parlamento. Dopo un’eventuale sfiducia, palla a Mattarella

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Il 13, il 20 o il 27: sono queste le tre domeniche d’ottobre in cui, se si andrà a elezioni anticipate dopo la crisi di governo e la rottura tra Lega e M5S, gli italiani potrebbero essere chiamati al voto. Se la crisi si consumasse a metà agosto, infatti, considerando i tempi necessari per gli italiani all'estero e altri passaggi, le urne dovrebbero aprirsi a circa due mesi di distanza. Ma è anche possibile che servano dei giorni in più e allora si slitterebbe a domenica 3 novembre o domenica 10. I tempi sono dettati dalla Costituzione, da leggi ordinarie e da una ormai consolidata prassi istituzionale (I POSSIBILI SCENARI - LEGGE DI BILANCIO E AUMENTO IVA - Salvini-Di Maio, i rapporti tra i ministri: la cronologia).

Ora Conte deve scegliere la strada

La palla ora è nelle mani del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La "parlamentarizzazione" della crisi - ovvero il premier che va in Parlamento - allunga i tempi rispetto all'ipotesi di dimissioni immediate. Se non scegliesse di dimettersi prima di passare per le Camere, Conte si potrebbe presentare in Parlamento già la prossima settimana per contare i numeri. Il primo segnale di questo percorso dovrebbe arrivare con la convocazione di una conferenza dei capigruppo, che non è escluso si tenga già oggi ma che potrebbe anche essere rinviata di qualche giorno. E che avrà comunque il compito di convocare l'Assemblea. Il dibattito e il voto sul governo Conte, dunque, potrebbero tenersi già prima di Ferragosto: incassata a quel punto quella che appare come una certa sfiducia, il premier potrebbe salire al Quirinale e rimettere il mandato. Conte, in base alla cosiddetta regola della culla, dovrebbe però recarsi prima in Senato, dove ha ottenuto la prima fiducia. Ma l'Aula di palazzo Madama non potrà essere convocata a brevissimo: per riavviare l'attività, visto che il Senato è in ferie, servono tempi tecnici e bisogna garantire che tutti i senatori riescano a tornare a Roma. Questo potrebbe allungare i tempi. L'ipotesi che circola, a quel punto, è di una convocazione dell'Aula dopo Ferragosto, intorno al 20, con conseguente scioglimento delle Camere intorno al 25-26 agosto.

I possibili scenari

Dopo che Conte - eventualmente - rimetterà il mandato, si aprirebbe ufficialmente la crisi di governo e scatterebbero le consultazioni da parte del presidente della Repubblica. C'è chi non esclude l'ipotesi che Sergio Mattarella possa affidare mandati esplorativi ai vertici del Parlamento per sondare gli umori delle forze politiche. Altra ipotesi è che il capo dello Stato dia l'incarico a un tecnico, consapevole che non sarebbe in grado di coagulare una maggioranza attorno a sé, ma che guiderebbe un esecutivo ponte. Resta in piedi anche lo scenario che vede proprio l'attuale premier traghettare la legislatura. Se Mattarella, terminate le consultazioni, constatasse che non esiste una maggioranza alternativa e che non vi fossero le possibilità per la nascita di un diverso esecutivo, scioglierebbe le Camere.

Le possibili date delle elezioni

Inizierebbe, così, l'iter verso nuove elezioni. Dallo scioglimento delle Camere alle urne devono trascorrere almeno 45 giorni (e massimo 70). Tempo dettato sia dalla Carta sia dalla legge per l'indizione dei comizi elettorali. In realtà, però, servono almeno 60 giorni dallo scioglimento delle Camere al momento del ritorno al voto, questo per consentire l'adempimento delle procedure necessarie per il voto degli italiani all'estero (una norma che, anche se finora non è mai successo, potrebbe essere modificata per accorciare i tempi). Se le Camere venissero sciolte a ridosso di Ferragosto, quindi, la prima data utile per votare potrebbe essere domenica 13 ottobre. Se venissero sciolte dopo Ferragosto, tra il 20 e il 22 agosto, si potrebbe votare il 20 ottobre. In entrambi questi casi, però, non si riuscirebbe a presentare la manovra alla Commissione Ue entro i termini stabiliti. Se lo scioglimento avvenisse verso il 27-28 agosto, le urne potrebbero aprirsi il 27 ottobre. Se si arrivasse a settembre, invece, le elezioni slitterebbero a novembre: per votare il 3, le Camere dovrebbero essere sciolte non oltre il 2-3 settembre. Stesso schema per le settimane successive. Tenendo presente che, se ci si avvicinasse al periodo natalizio, le elezioni potrebbero essere rimandate ai primi mesi del 2020 se non in primavera.

A rischio il taglio dei parlamentari

Se la crisi fosse accelerata, comunque, salterebbe la riforma del taglio dei parlamentari: la discussione del ddl attesa per il 9 settembre a Montecitorio, infatti, sarebbe cancellata. L'effetto domino del provvedimento è sempre stato particolarmente complesso: in quanto legge costituzionale può essere soggetta a un referendum confermativo. Ora i 5S chiedono di portarla comunque in Aula approfittando della riapertura di Montecitorio. Strada che appare di difficile percorribilità. Altro nodo, ovviamente, quello della manovra e della messa in sicurezza dei conti pubblici. Se il governo non cadrà prima, ad attenderlo dopo l'estate ci sarebbe anche la Nota di aggiornamento al Def, che va presentata alle Camere entro il 27 settembre. Il Documento programmatico di Bilancio, ovvero l'ossatura della manovra, va invece inviato alla Commissione Ue entro il 15 ottobre, mentre la Legge di Bilancio vera e propria deve essere presentata alle Camere entro il 20 ottobre. All'Europa, comunque, si potrebbe chiedere una piccola proroga sui tempi. Per far fronte a queste scadenze, però, servirebbe un governo in carica e abbastanza forte da varare la manovra e "contrattarla" con l'Ue. Dalle eventuali elezioni, quindi, dovrebbe uscire una maggioranza ben definita che in poche settimane porti alla nascita del nuovo esecutivo. Altrimenti servirebbe un lasso di tempo più lungo per consentire trattative tra le forze politiche e arrivare alla nascita di un esecutivo (il governo gialloverde è nato dopo tre mesi). La scadenza tassativa è quella del 31 dicembre, data entro cui il Parlamento italiano deve approvare la legge di Bilancio per evitare l'esercizio provvisorio.