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Di Maio: "Siri vada in panchina". Conte: "Non sarò condizionato da posizioni Lega-M5s"

4' di lettura

Il vicepremier M5s insiste sulle dimissioni del sottosegretario leghista. Poi chiede a Salvini di "chiarire anche su Arata". Giorgetti: "Figlio ha carte in regola per mio staff". Depositata informativa con intercettazione che tirerebbe in ballo Siri

Luigi Di Maio ribadisce la volontà di "andare avanti" con il governo, ma insiste anche sulla necessità delle dimissioni del sottosegretario della Lega Armando Siri indagato per corruzione nell'ambito dell'eolico. "Quando qualcuno di noi sbaglia - dice Di Maio dal palco di Caltanissetta, dove domenica si vota per le amministrative - lo buttiamo fuori in 30 secondi. Io pretendo lo stesso dalle altre forze politiche soprattutto se stanno al governo. Se qualcuno viene coinvolto in inchieste, specialmente di mafia e corruzione, lo si manda in panchina. Poi eventualmente lo si richiama". Il vicepremier insiste dopo l'intervista al Corriere della Sera, in cui parlando di Siri afferma: "Conte dovrà spingerlo alle dimissioni. E lo farà, ne sono sicuro". Dalla Cina, dove si trova per il forum sulla Via della Seta, il premier rivendica la propria autonomia: ”Non mi sento condizionato” da M5s e Lega. E a chi gli prospetta l’eventuale allontanamento del sottosegretario, Conte risponde: "Se mi dovessi convincere di questa soluzione non ci saranno alternative. Ho il potere? Lo vedremo, a tempo debito".

L'ennesimo scontro al governo

Parole che arrivano dopo l'ennesimo scontro fra le due forze di governo con Di Maio che invita Matteo Salvini a chiarire anche su Paolo Arata e il leader del Carroccio che precisa: "L'ho incontrato soltanto una volta, quante volte lo devo dire. Occupiamoci di altro, pensiamo a lavorare tutti". Mentre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, assicura: "Federico Arata (figlio di Paolo, ndr) ha tutte le carte in regola per far parte del mio staff, tra l'altro è finito nel tritacarne prima ancora di aver cominciato a lavorare". "In ogni caso - aggiunge - prima di prendere qualsiasi decisione, parleremo tra noi". Intanto, per quanto riguarda le indagini, secondo fonti giudiziarie i pm di Roma hanno depositato al tribunale del Riesame una informativa della Dia in cui sarebbe riportata anche l'intercettazione ambientale che tirerebbe in ballo Siri. L'atto, ha detto lavvocato Gaetano Scalise, difensore dell'imprenditore Paolo Arata, non è ancora nella disponibilità delle parti.

Di Maio: Lega prenda le distanze da Arata

Mentre sul caso Siri, Giorgetti spiega: "Conte è un professore e un avvocato, vedrà le carte e capirà". Intanto la tensione nella maggioranza non diminuisce. Di Maio, parlando di Salvini, spiega: "Mi fido, meno di chi gli sta intorno", come "questo Paolo Arata che, per le inchieste, è il faccendiere di Vito Nicastri, vicino alla mafia. Credo che la Lega debba prendere le distanze da lui e chiarire il suo ruolo, visto che il figlio (Federico, ndr) è stato assunto da Giorgetti". L’avvocato di Paolo Arata, indagato per corruzione dalla Procura di Roma nel filone che coinvolge Siri, a proposito dell'intercettazione ambientale depositata, spiega: "Al momento di chiusura della cancelleria del Riesame, non risultano ancora depositati atti da parte della Procura, non abbiamo quindi potuto visionarli. Resta ferma l'intenzione di sottoporre il mio assistito ad interrogatorio. Attendiamo il deposito degli atti per concordare con il magistrato una data".

Le polemiche sul 25 aprile

Di Maio è anche tornato sulle polemiche per il 25 aprile e le divisioni tra M5s e Lega sul significato e sulla partecipazione alle celebrazioni della Liberazione. Gli esponenti del Movimento hanno partecipato ai festeggiamenti ufficiali, mentre i ministri leghisti hanno disertato le celebrazioni. "Con il menefreghismo non si va da nessuna parte. Quando un giorno avrò la fortuna di avere un figlio voglio che conosca la storia del suo Paese", spiega Di Maio. Mentre sulla foto di Salvini con il mitra che ha innescato la polemica nei giorni scorsi, il leader pentastellato commenta: "Più che il post mi allarma la proposta leghista per la libera circolazione delle armi. Con noi non passerà mai". E sulle eventuali mire del ministro dell'Interno su Roma, risponde: "Chiedetelo a lui".

Data ultima modifica 26 aprile 2019 ore 21:58

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