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Armando Siri, sottosegretario Lega, indagato per corruzione. "Non mi dimetto"

Salvini: Siri non deve dimettersi

6' di lettura

Due Procure ipotizzano scambi di favori, utilità e denaro per agevolare aziende ritenute vicine all’imprenditore Vito Nicastri, ora in carcere. Siri si difende: sono tranquillissimo e non mi dimetto. Toninelli ritira deleghe. Di Maio: "Si dimetta". Salvini: "No, resti"

Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti della Lega, è indagato per corruzione insieme ad altre nove persone. L’indagine - condotta in parallelo dalla Procura di Palermo e da quella di Roma e con accertamenti svolti dalla Direzione investigativa antimafia di Trapani - ipotizza uno scambio di favori, utilità e denaro per agevolare aziende considerate vicine a un imprenditore dell'eolico ora in carcere, Vito Nicastri. Siri, tramite Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia responsabile del programma della Lega sull'Ambiente, secondo l'accusa avrebbe ricevuto denaro per modificare una norma da inserire nel Def 2018 che avrebbe favorito l'erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili. Norma mai approvata. "Sono tranquillissimo, non mi dimetto", ha commentato Siri. E in una nota ha aggiunto: "Respingo categoricamente le accuse che mi vengono rivolte. Chiederò di essere ascoltato immediatamente dai magistrati". Ma in mattinata è arrivata anche una nota del ministero dei Trasporti, che spiega che il ministro Danilo Toninelli (M5S) "ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza". E il caso accende nuove polemiche tra Lega e M5S. (SIRI: I 5 STELLE MI USANO COME CARNE DA MACELLO)

Siri: "Non mi dimetto"

"Io sono tranquillissimo e non mi dimetto dal governo”, ha ribadito più volte in giornata Siri, che assicura di avere il sostegno della Lega. "Sono allibito, quello che è successo è assurdo. Da quando sono al governo ho parlato con tante persone che poi millantano di conoscermi. Non ho fatto niente di male: non ho ragioni per dimettermi”. In mattinata ha detto: "Non so niente. Non ho idea, non so di cosa si tratti. Devo prima leggere e capire". E ancora: "Sicuramente non c'entro niente con vicende che possano avere risvolti penali. Mi sono sempre comportato nel rispetto delle leggi. Sono tranquillo". "Non mi sono occupato mai di queste cose", ha aggiunto il sottosegretario. Più tardi è arrivata anche una sua nota: "Respingo categoricamente le accuse che mi vengono rivolte. Non ho mai piegato il mio ruolo istituzionale a richieste non corrette. Chiederò di essere ascoltato immediatamente dai magistrati e se qualcuno mi ha accusato di queste condotte ignobili non esiterò a denunziarlo". 

Le reazioni di Salvini e Di Maio

Sul caso Siri sono arrivate reazioni diverse da Lega e M5S. "Lo conosco, lo stimo, non ho dubbio alcuno. Peraltro stiamo parlando di qualcosa che non è finito neanche nel Def", ha detto il leader del Carroccio Matteo Salvini (VIDEO). E ancora: "Non si deve dimettere". Di diverso tenore il commento dell'altro vicepremier. "Sarebbe opportuno che il sottosegretario Siri si dimettesse. Gli auguro di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita", ha detto Luigi Di Maio (VIDEO).

Pm: "Ha asservito funzioni e poteri a interessi privati"

Siri è accusato di corruzione dalla Procura di Roma per avere, nella sua "duplice veste di senatore della Repubblica e sottosegretario alle Infrastrutture" e nella "qualità di pubblico ufficiale", asservito "le sue funzioni e i suoi poteri a interessi privati". Lo si legge nel decreto di perquisizione dei pm romani, nel filone di indagine trasmesso dai colleghi di Palermo. Per i magistrati della Capitale, Siri avrebbe messo in atto la sua azione "proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti per materia (ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, ministero dello Sviluppo economico, ministero dell'Ambiente) l'inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare (Decreto interministeriale in materia di incentivazione dell'energia elettrica da fonte rinnovabile) e di iniziativa governativa di rango legislativo (Legge Mille proroghe, Legge di Stabilità, Legge di Semplificazione), ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto 'mini-eolico'".

Coinvolto nell’inchiesta anche Arata

Nell’inchiesta è coinvolto anche Paolo Arata. Secondo l'ipotesi investigativa, sarebbe stato uno dei personaggi che avrebbero avuto contatti e fatto da tramite con Siri. Arata a Roma risponde di concorso in corruzione, ma è indagato anche a Palermo nel filone principale dell'inchiesta per corruzione e intestazione fittizia di beni: secondo i pm siciliani sarebbe stato in affari con Nicastri, tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Per i magistrati, però, Siri non sarebbe stato a conoscenza dei legami tra l'imprenditore mafioso e l'ex parlamentare. La parte palermitana e trapanese dell'indagine, quindi, ipotizza anche l'aggravante dell'agevolazione di Cosa nostra, non formulata nei confronti del sottosegretario.

Perquisizioni a Palermo e Roma

I pool di pm - coordinati a Palermo dal procuratore aggiunto Paolo Guido e a Roma dall'aggiunto Paolo Ielo - hanno disposto perquisizioni nelle due città. In particolare, negli uffici dell'assessorato regionale all'Energia e nell'abitazione e nelle pertinenze di Nicastri. Al centro delle verifiche una serie di permessi gestiti dalla Regione Sicilia, con l'assessorato all'Energia. Il fine ultimo di Nicastri sarebbe stato quello di fare approvare una normativa che avrebbe previsto ulteriori incentivi e finanziamenti negli investimenti nel campo delle energie alternative.

Chi è Armando Siri

Armando Siri, genovese di 47 anni, è stato nominato responsabile economico e della formazione del Movimento “Noi con Salvini”. È autore della proposta di legge per l'introduzione della flat tax. Candidato alle ultime Politiche con la Lega, al Senato, è stato eletto nel collegio dell'Emilia-Romagna. Nel governo Conte è sottosegretario del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.

Chi è Paolo Arata

Paolo Arata, genovese come Siri, 68 anni, è un docente universitario. Ex deputato nazionale di Forza Italia e, nel 1994, presidente del Comitato interparlamentare per lo sviluppo sostenibile: negli anni scorsi è stato uno dei sette professori a cui Matteo Salvini ha affidato la stesura del programma di governo della Lega.

Chi è l’imprenditore dell’eolico Nicastri

L'imprenditore dell'eolico Vito Nicastri, di Alcamo (Trapani), da un anno era agli arresti domiciliari ma anche da casa - e nonostante sia stato raggiunto da una maxiconfisca da un miliardo di euro - avrebbe continuato, tramite un familiare, a manovrare per fare affari. Per effetto della nuova indagine, si è visto aggravare la misura cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa e fittizia intestazione di beni ed è stato riportato in carcere. Indicato anni fa dal Financial Times come il "signore del vento", è ritenuto un prestanome del superlatitante Matteo Messina Denaro, che sarebbe suo socio occulto.

Data ultima modifica 18 aprile 2019 ore 20:23

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