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Caso Arata, ai domiciliari ex funzionario Regione Sicilia e un imprenditore

I titoli delle 8 di Sky TG24 del 1/07

2' di lettura

Si tratta di Giacomo Causarano e del milanese Antonello Barbieri: il primo è accusato di corruzione, il secondo di intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e corruzione. Nel frattempo, Vito Nicastri sta collaborando con i pm

Due nuovi arresti nell’ambito dell’inchiesta che ha portato in manette il consulente per l'energia della Lega Paolo Arata, accusato di essere socio occulto dell'imprenditore dell'eolico Vito Nicastri, ritenuto vicino al latitante di Cosa nostra Matteo Messina Denaro. Ai domiciliari sono finiti Giacomo Causarano, ex funzionario dell'assessorato all'Energia della Regione Sicilia, e l'imprenditore milanese Antonello Barbieri, il primo con l’accusa di corruzione, il secondo di intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e corruzione. Nel frattempo, Nicastri ha deciso di collaborare con i pm di Palermo.

Le indagini

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo, Paolo Guido, e dal pm Gianluca De Leo e condotta dalla Dia di Trapani, ha portato alla luce un giro di mazzette alla Regione Sicilia. Arata e Nicastri avrebbero infatti pagato tangenti ad alcuni funzionari regionali per ottenere agevolazioni nei loro affari nel campo dell’energia rinnovabile. Nei mesi scorsi, in manette sono finiti anche i figli di Arata e Nicastri e un altro funzionario regionale, Alberto Tinnirello. Secondo gli investigatori, Causarano sarebbe stato il collegamento tra Nicastri e lo stesso Tinnirello, il quale firmava le autorizzazioni necessarie all'imprenditore per la realizzazione di due impianti di biometano. L’obiettivo era ottenere l'Autorizzazione Unica da parte della Regione.

Mazzetta di 500mila euro

La tangente pattuita sarebbe stata di 500mila euro. I primi centomila sarebbero già stati consegnati, mentre il resto della mazzetta doveva essere versato al momento della firma dell’autorizzazione. Gli impianti dovevano essere costruiti a Francoforte e Calatafimi. In realtà Nicastri voleva vendere il progetto, con tutte le autorizzazioni ottenute, a grosse imprese: affare che avrebbe portato all’imprenditore tra i 10 e i 15 milioni. Barbieri, invece, sarebbe stato socio di Nicastri fino al 2015, poi avrebbe ceduto le sue quote ad Arata per 300mila euro.
Una tranche dell’indagine, che ipotizza il pagamento di una tangente di 30mila euro all'ex sottosegretario leghista alle Infrastrutture, Armando Siri, per l'approvazione di un emendamento che avrebbe dovuto far ottenere finanziamenti ai due soci, è stata trasmessa a Roma per competenza.

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