Siri, il sottosegretario leghista travolto dall'indagine: le tappe del caso

Cronaca

La vicenda scoppia il 18 aprile, quando trapela la notizia che il sottosegretario ai Trasporti è accusato di aver accettato denaro per inserire una norma sulle energie rinnovabili nella manovra. Scontro politico tra Lega e M5S. L'8 maggio Conte revoca l'incarico in Cdm

Il caso Siri scoppia il 18 aprile, quando trapela la notizia che il sottosegretario ai Trasporti della Lega e consigliere economico di Matteo Salvini è indagato per corruzione. Armando Siri è accusato di aver accettato denaro per inserire una norma sulle energie rinnovabili nella manovra. Tutto ruota intorno a una presunta tangente da 30mila euro, "data o promessa" a Siri in cambio di un “aggiustamento” al Def 2018 sugli incentivi al mini-eolico. L’esponente del Carroccio respinge “categoricamente” ogni accusa: "Non ho fatto niente di male, non mi dimetto dal governo". Salvini lo difende a spada tratta. Ma Luigi Di Maio invoca il passo indietro e Danilo Toninelli ritira le deleghe al sottosegretario. Nello scontro tra i due partiti di governo s’inserisce Giuseppe Conte, che vuole un "chiarimento" e prende tempo. Il 2 maggio il premier in una conferenza stampa annuncia che proporrà in Cdm la "revoca della nomina" per Siri. Cosa che avviene l'8 maggio: Siri non è più sottosegretario.

Le accuse a Siri

L'inchiesta su Siri, nata a Palermo e trasferita in Procura a Roma, accusa il leghista di aver accettato denaro per far passare una norma (mai approvata) sulle energie rinnovabili. Il tramite sarebbe stato l'ex deputato di Fi e responsabile del Carroccio per l'ambiente Paolo Arata, a sua volta accusato di avere rapporti con l'imprenditore dell'eolico Vito Nicastri, ritenuto tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. L'accusa dei pm romani per Siri è di aver, nella sua "duplice veste di senatore della Repubblica e sottosegretario alle Infrastrutture" e nella "qualità di pubblico ufficiale", "asservito" con "le sue funzioni e i suoi poteri a interessi privati". Secondo i magistrati, era "stabile" l'accordo tra "il corruttore Arata” e Siri, con il sottosegretario “costantemente impegnato nel promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengano norme ad hoc a favorire gli interessi economici di Arata”. Siri racconta di aver appreso dalla stampa la notizia e di aver "letto di nomi" che non conosce: "Sono tranquillissimo, ho sempre rispettato le leggi. È una vicenda assurda. Chiederò di essere immediatamente ascoltato e denunzierò chi mi abbia rivolto queste ignobili accuse", dichiara.

La presunta tangente da 30mila euro e le intercettazioni

Siri, secondo le accuse, avrebbe accettato una tangente di 30mila euro in cambio della modifica di una norma che faceva capo al Def sugli incentivi connessi al mini-eolico. Il suo nome spunterebbe da un'intercettazione disposta dalla Procura di Palermo che, da mesi, indaga su un giro di mazzette che vede coinvolti il “re dell'eolico” Nicastri e Arata, ex deputato di Forza Italia. Arata, a Palermo indagato per corruzione, ritenuto socio occulto di Nicastri in diverse attività legate alle energie alternative, parla col figlio Franco. Anche Franco Arata è indagato. Il documento, in parte coperto da omissis, è un’informativa della Dia di Trapani del 29 marzo che viene depositato il 26 aprile dalla Procura di Roma al tribunale del Riesame. Padre e figlio, nell’intercettazione che risale a settembre, discutono chiaramente di una mazzetta di 30mila euro. Nel dialogo non è chiaro (la conversazione è disturbata) se i soldi siano stati consegnati o debbano essere ancora dati. Il luogo dello scambio sarebbe comunque Roma. Il destinatario della tangente, almeno nel colloquio, sarebbe Siri. Gli inquirenti captano poi una serie di appuntamenti, conversazioni e incontri tra il leghista e Arata. In cambio dei soldi, Siri avrebbe dovuto caldeggiare l'inserimento di una norma, in realtà mai presentata, che avrebbe fatto retroagire alla costituzione di una delle società di Arata e Nicastri la data utile per godere di contributi economici nel settore delle energie alternative. Il politico, però, non sarebbe stato al corrente dei rapporti tra Arata e l'imprenditore alcamese (prima ai domiciliari per mafia e ora in carcere). Il sottosegretario finisce per essere intercettato indirettamente: l'uso delle conversazioni che lo riguardano dovrà essere autorizzato da Palazzo Madama. Per i magistrati di Palermo ce n'è abbastanza per mandare il fascicolo ai colleghi di Roma.

Le indagini a Roma

I magistrati della Procura di Roma iniziano a indagare sulla presunta mazzetta da 30mila euro "data o promessa" da Arata. Ci sono da scandagliare i flussi bancari e i conti correnti, le migliaia di pagine di documenti acquisiti e le chat sui programmi di messaggistica, i computer e i server delle mail. Vengono ascoltati anche diversi testimoni, tra cui funzionari ministeriali per chiedere conferme su eventuali pressioni messe in atto da Siri. Il sottosegretario allo Sviluppo economico del M5S Davide Crippa, il capo di gabinetto del Mise Vito Cozzoli e la sua vice Elena Lorenzini avrebbero confermato ai pm le pressioni del leghista sugli uffici del ministero dello Sviluppo Economico affinché fosse inserito un emendamento sull'eolico.

Siri ribadisce la sua innocenza

Siri, intanto, ribadisce la sua innocenza e chiede di essere sentito al più presto. "Io non so nulla e non ho mai preso un centesimo - dice -. Ho presentato un emendamento che mi ha chiesto una filiera di piccoli produttori che mi dicevano di essere in difficoltà. Io non ho fatto altro che portarlo negli uffici, li è finito il mio ruolo". Nei giorni successivi anche l’avvocato del sottosegretario, Fabio Pinelli, spiega che il suo assistito è "pronto a chiarire, qualora fosse ritenuto necessario o anche solo opportuno, nelle rispettive sedi istituzionalmente competenti". Il 29 aprile a piazzale Clodio c'è un primo incontro tra i difensori di Siri e Arata e i titolari del procedimento per buttare giù una sorta di "roadmap" dell'attività istruttoria. Viene deciso che sarà ascoltato prima Arata e poi Siri. Il legale del sottosegretario formalizza la richiesta di interrogatorio. Ma la data del confronto tra i pm romani e il leghista è ancora da stabilire. Il 7 maggio i pm di Roma interrogano per tre ore Paolo Arata: il verbale viene secretato. 

Lo scontro tra Lega e M5S

La vicenda Siri accende sin da subito lo scontro tra Lega e M5S. Non passa neanche un’ora dalla notizia d’indagine e Di Maio chiede un passo indietro del sottosegretario. "C'è una questione morale", dichiara. E da qui in poi inizia un duello tra i due partiti di governo che va ancora avanti. Salvini prende le difese di Siri: “Lo conosco e lo stimo, ho piena fiducia”. Ma i Cinque stelle invitano il senatore leghista a difendersi nel processo, fuori dal governo. Toninelli gli ritira le deleghe, ma formalmente il passo spetta al premier. "Chiederò a lui chiarimenti e all'esito di questo confronto prenderò le mie decisioni ", annuncia Conte. Nel M5S sono convinti che il presidente del Consiglio chiederà un passo indietro al sottosegretario. Circola l'ipotesi di un'autosospensione cautelativa del sottosegretario. Ma dalla Lega smentiscono le voci di dimissioni spontanee di Siri. C’è chi dice, però, che in realtà il Carroccio stia valutando, sotterraneamente, una exit strategy che non inquini la campagna elettorale. Anche Siri nega il passo indietro. “È un bluff, non esiste né giuridicamente né politicamente", dice Di Maio sull’autosospensione. "I processi si fanno nei tribunali e non sui giornali o in Parlamento", attacca Salvini. Nella serata del 29 aprile c’è l’atteso faccia a faccia tra Conte e Siri, ma sull’esito dell’incontro non trapela nulla.

Conte annuncia che proporrà la revoca della nomina in Cdm

Il 2 maggio Siri apre per la prima volta alle proprie dimissioni: "Confido che una volta sentito dai magistrati la mia posizione possa essere archiviata in tempi brevi. Qualora ciò non dovesse accadere, entro 15 giorni, sarò il primo a voler fare un passo indietro, rimettendo il mio mandato, non perché colpevole, bensì per profondo rispetto del ruolo che ricopro. Sono innocente, ho sempre agito correttamente”. Poco dopo il premier Conte, in una conferenza stampa, annuncia che proporrà "la revoca delle deleghe" di Siri "in Consiglio dei ministri”. Conte spiega di non volersi ergere a “giudice del caso” ma aggiunge che “le dimissioni o si danno o non si danno, le dimissioni future non hanno molto senso".

La revoca dell'incarico

Mercoledì 8 maggio, come annunciato, il presidente del Consiglio revoca l'incarico a Siri, durante un lungo consiglio dei ministri in cui la Lega ribadisce la propria contrarietà alla scelta di Conte, ma garantisce piena fiducia al premier. Non c'è stata alcun voto nella riunione. "In una giornata come quella di oggi in cui l'Italia è scossa da inchieste su temi che riguardano la cosa pubblica, per me è altrettanto importante che il governo oggi abbia dato un segnale di discontinuità rispetto al passato", afferma il vicepremier Luigi Di Maio. 

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