Come funziona il sistema THAAD, lo scudo antimissili che protegge gli Emirati Arabi Uniti
MondoLo scudo emiratino, attivato il 28 febbraio, si basa su una difesa stratificata che combina il sistema THAAD, progettato per distruggere i missili nella fase finale del volo tramite impatto diretto, e il Patriot, che interviene a quote più basse contro i vettori sfuggiti alla prima intercettazione
Il 28 febbraio scorso, poche ore dopo l’attacco congiunto con cui Israele e Stati Uniti hanno colpito l’Iran, Teheran ha risposto lanciando missili balistici attraverso il Golfo e prendendo di mira le basi americane presenti nella regione (LE NOTIZIE SULLA GUERRA IN DIRETTA). Tra i territori esposti alla traiettoria dei vettori anche gli Emirati Arabi Uniti, che hanno attivato il proprio sistema di difesa aerea. Lo scudo missilistico è entrato in funzione intercettando diversi missili diretti verso obiettivi strategici. Ecco come funziona.
Lo scudo missilistico degli Emirati Arabi Uniti: come funziona
Il sistema di difesa degli Emirati è basato su un’architettura stratificata, pensata per offrire più possibilità di intercettazione. Ne fanno parte il sistema THAAD (Terminal High Altitude Area Defense), prodotto dall’azienda statunitense Lockheed Martin, e il sistema MIM-104 Patriot. Come riporta Repubblica, il THAAD è progettato per intercettare missili balistici nella fase finale del loro tragitto. A differenza dei sistemi tradizionali, che distruggono la minaccia con un’esplosione, utilizza la tecnologia “hit-to-kill”: il missile viene neutralizzato tramite impatto cinetico ad altissima velocità. L’intercettore colpisce il bersaglio a una velocità di diversi chilometri al secondo e l’energia generata dall’impatto è paragonabile a quella di un’esplosione, ma senza l’uso di esplosivi. Questo aumenta la precisione e riduce il rischio di detonazioni accidentali. Il sistema MIM-104 Patriot interviene invece a quote più basse, intercettando velivoli e missili balistici che potrebbero essere sfuggiti al THAAD.
Il processo di intercettazione
Intercettare un missile balistico rappresenta una sfida tecnologica complessa, perché può viaggiare a velocità superiori ai 20.000 chilometri orari, attraversando l'intero territorio degli Emirati Arabi Uniti in pochi minuti. Il processo di difesa si sviluppa in tre fasi. La prima è il rilevamento, affidato a sensori e radar ad alta frequenza come l’AN/TPY-2, in grado di individuare e seguire anche oggetti di dimensioni ridotte. Segue la fase di tracciamento, durante la quale i dati vengono trasmessi in tempo reale ai centri di comando che analizzano la traiettoria del missile per capire se rappresenta una minaccia per infrastrutture strategiche o per aree abitate. Se il vettore viene considerato pericoloso, si passa alla fase di intercettazione. Gli intercettori vengono lanciati per colpire il missile, generalmente tra i 40 e i 150 chilometri di quota. Anche quando l’intercettazione ha successo, però, non vengono eliminati tutti i rischi. La distruzione del missile ad alta quota può provocare la caduta al suolo dei frammenti, che possono causare danni o vittime.