Guerra Ucraina, perché con la no fly zone si rischia un conflitto tra Russia e Occidente

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Il presidente ucraino Zelensky ha chiesto di "chiudere il cielo" per fermare i bombardamenti russi: "Almeno forniteci aerei per proteggerci. Se non ci date neanche questi, sarà anche responsabilità della politica mondiale, dei leader occidentali". Ma Usa e Europa sono contrari per ora a questa strada perché potrebbe portare a uno scontro diretto con Mosca. "Ogni mossa in questa direzione verrà da noi considerata come partecipazione al conflitto", avverte Putin

In un videocollegamento con i senatori americani, il presidente ucraino Volodymr Zelensky è tornato a chiedere l’imposizione di una no-fly zone nel suo Paese (DI COSA SI TRATTA), una possibilità che sia la Nato sia il Pentagono hanno escluso più volte (LE ULTIME NOTIZIE IN DIRETTA - IL RACCONTO DEGLI INVIATI - ISRAELE TENTA LA MEDIAZIONE). Secondo il leader ucraino, rifiutarsi di optare per questa strada significa “dare il via libera a ulteriori bombardamenti di città e villaggi ucraini”: "Vi chiediamo ogni giorno una no fly zone, se non ce la date, almeno forniteci aerei per proteggerci. Se non ci date neanche questi, rimane una sola soluzione: anche voi volete che ci uccidano lentamente. Questa sarà anche responsabilità della politica mondiale, dei leader occidentali. Oggi e per sempre". Ma l’Occidente teme che “chiudere il cielo” equivalga ad aprire uno scontro diretto con la Russia, poiché non basta imporre un divieto. Bisogna anche assicurarsi che venga rispettato e prendere provvedimenti contro chi non lo fa, cioè con tutta probabilità Mosca. Cosa significherebbe questo nel concreto?

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In un’intervista al Corriere della Sera, l’ammiraglio ed ex capo di Stato maggiore congiunto delle forze statunitensi Mike Mullen ha detto che se l’Occidente fosse stato in guerra con la Russia, avrebbe probabilmente imposto una no-fly zone. Con la situazione attuale non è però consigliabile. “Se un aereo russo tenta di entrare, ti ritrovi con aerei della Nato a contatto con quelli russi e una delle regole d'ingaggio è: posso sparargli? E una volta che li abbatti, sei in una qualche versione di una guerra con la Russia". Il capo di Stato maggiore degli Stati Uniti, il generale Mark Milley, è stato ancora più concreto. “Se viene imposta una no fly zone qualcuno dovrà farla rispettare: vorrebbe dire combattere le forze aeree russe”, ha detto Milley durante una visita a Riga, in Lettonia, aggiungendo: “Questa non è una cosa che il segretario generale della Nato Stoltenberg né alcun alto responsabile politico degli Stati membri ha detto di voler fare”. La Nato non è contraria alla no-fly zone in generale. Come ricorda Il Post, l’alleanza ha imposto questa misura durante la guerra in Bosnia e, quando gli aerei serbi la violarono, quelli americani attaccarono. Una simile azione ora, dicono alcuni, porterebbe a una “terza guerra mondiale”. Il perché l’ha spiegato anche Putin. "Ogni mossa in quella direzione sarebbe da noi considerata una partecipazione al conflitto armato", ha detto.

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Il generale Philip M. Breedlove, che è stato il comandante delle forze Nato in Europa durante il conflitto nel Donbass e l'annessione della Crimea del 2014, non è del tutto contrario alla no-fly zone, ma anche lui ha messo in conto "conseguenze tragiche" nel caso venisse applicata. In un'intervista alla Stampa, è tornato però a parlare di una versione "rivisitata" di questa misura: una no-fly zone umanitaria. "Fasce di cielo e di terra dove i velivoli possono portare medicinali, cibo, materiale vario dove è necessario. E nel contempo aiutare i feriti e le persone più deboli e senza protezioni a uscire dal Paese”, ha detto. Secondo Breedlove, la Nato deve poi continuare a fare quello che sta facendo ora: far arrivare più armi possibili agli ucraini, rafforzare le sue frontiere, difendere i propri spazi in maniera forte e mandare messaggi di compattezza e unità alla Russia". Un’altra strada per fermare la guerra è quella dei negoziati. "Come Nato siamo d'accordo per riportare Putin al tavolo, per raggiungere una soluzione diplomatica", ha detto il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio. La via diplomatica è considerata essenziale anche dal premier del Regno Unito Boris Johnson che, in un editoriale sul New York Times, ha parlato di un piano in sei punti per fermare Putin. Secondo Londra bisogna tra l’altro mobilitare "una coalizione umanitaria internazionale", avviare una” campagna per rafforzare la sicurezza e la resilienza” tra i Paesi Nato, sostenere Kiev "nei suoi sforzi di difesa" e intensificare la pressione economica sulla Russia. Il piano non include un intervento militare nel Paese. "Le conseguenze di uno scontro diretto con la Russia sarebbero incontrollabili, imprevedibili", ha detto in un’intervista a La Repubblica dove si è anche appellato all’Onu e all'agenzia dell'atomo Aiea affinché proteggano le centrali nucleari in Ucraina.

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