Introduzione
Martedì 7 luglio 2026 la corte d'appello di Parigi deve pronunciarsi sul caso degli assistenti parlamentari dell'ex Front National (oggi Rassemblement National) al Parlamento Europeo. L’appuntamento giudiziario ha importanti conseguenze per l'avvenire politico di Marine Le Pen. L'ex presidente del Rn è stata giudicata colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici, in relazione agli incarichi fittizi di assistenti parlamentari europei e condannata il 31 marzo 2025 in prima istanza dal tribunale di Parigi a quattro anni di carcere (due da scontare con braccialetto elettronico e due con la condizionale), a una multa di 100mila euro e a cinque anni di ineleggibilità con esecuzione immediata.
In attesa di conoscere la decisione dei giudici di appello, Le Pen ha dichiarato di non avere paura: "Qualunque cosa accada non sarò morta. Qualunque cosa accada continuerò a combattere per le mie idee". Ecco tutto quello che c’è da sapere e i possibili scenari.
Quello che devi sapere
Assoluzione o condanna
La pronuncia della corte d’appello di Parigi arriva in un momento cruciale, cioè a meno di un anno dal primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, che si terranno il 18 aprile 2027 (con il ballottaggio previsto per il 2 maggio). Dunque l’esito della vicenda giudiziaria peserà, e non poco, sulla corsa all’Eliseo della 57enne Le Pen. Confermando la decisione del tribunale di grado inferiore, la procura generale ha chiesto la conferma dei cinque anni di ineleggibilità anche in appello. E, a meno che la pena accessoria non venga ridotta al massimo a due anni, Le Pen non può sperare di concorrere alle presidenziali.
L'ipotesi dell'assoluzione, anche se considerata da molti poco probabile, sarebbe un sollievo immediato per la capogruppo di Rn all'Assemblée Nationale: Le Pen ridiventerebbe infatti eleggibile e si libererebbe del peso di una condanna penale.
Al contrario, una condanna a più di due anni di ineleggibilità (in parte trascorsi), come detto, comprometterebbe la sua candidatura all'Eliseo. Se Le Pen non potesse candidarsi, toccherebbe probabilmente al suo delfino, Jordan Bardella, prendere il suo posto.
Per approfondire:
Su Sky Insider: FRANCIA, VERSO LE PRESIDENZIALI 2027: BARDELLA È GIÀ INARRESTABILE?
L'ipotesi del braccialetto elettronico
C'è però un altro elemento da considerare: quello di una condanna a un periodo di detenzione da scontare con braccialetto elettronico. Se la corte d'appello chiedesse un anno di detenzione, pena da scontare agli arresti domiciliari, ad esempio, la deputata rinuncerebbe comunque a far parte della corsa presidenziale. "Non è possibile" fare campagna con il braccialetto elettronico, ha ribadito mercoledì 1° luglio la stessa Le Pen. "Se potrò candidarmi, mi candiderò, a patto di poter fare campagna elettorale", ha sottolineato, spiegando che "quando si è candidati alla presidenza, si deve essere completamente liberi di muoversi" e che questo non è possibile se si indossa un braccialetto elettronico. "Se l'obiettivo è permettermi di candidarmi, ma in realtà impedirmi di fare campagna elettorale in completa libertà, capite che questo non sarà possibile", ha aggiunto.
Lo scenario di una condanna a sei mesi
Una condanna a sei mesi, tuttavia, aprirebbe un dibattito più incerto all'interno del Rassemblement National. Con le riduzioni di pena, Marine Le Pen potrebbe sperare di riacquistare la piena libertà di movimento già all'inizio di ottobre, circa sei mesi prima delle elezioni presidenziali.
L'eventuale ricorso in Cassazione
Ma le incognite non sono finite qui: c'è anche quella del ricorso in Cassazione. Marine Le Pen ha già avvertito che non aspetterà un'eventuale decisione della Corte di Cassazione prima di decidere sulla sua candidatura. I giudici della Cassazione hanno indicato che, qualora venissero investiti del caso, la loro decisione arriverebbe entro i primi di gennaio. Per Le Pen questa tempistica sarebbe troppo lunga per iniziare effettivamente la sua campagna elettorale, anche se la sua condanna venisse annullata in Cassazione.
Lo scenario più complesso
Ma lo scenario più complesso tra quelli in gioco il 7 luglio rimane quello dell'esecuzione provvisoria - ovvero applicazione immediata - del provvedimento di interdizione biennale dalle cariche pubbliche. Perché, sulla carta, questo scenario potrebbe consentire a Le Pen di candidarsi: se il provvedimento di esecuzione provvisoria emesso in primo grado venisse confermato, e la condanna all'ineleggibilità scendesse a due anni, quest'ultima si concluderebbe il 1° aprile 2027, poco prima del primo turno elettorale.
L'interesse di Marine Le Pen, dunque, sarebbe quello di ottenere che la sua condanna diventasse definitiva e venisse scontata il più rapidamente possibile. Potrebbe anche rinunciare al ricorso in Cassazione che invece sospenderebbe la sua pena e dunque allungherebbe i tempi già stretti.
I ricorsi e il ruolo della Corte Costituzionale
Va poi ricordato che anche la procura può presentare ricorso alla Corte di Cassazione, il che sospenderebbe a sua volta la sentenza. Marine Le Pen potrebbe quindi dover attendere la scadenza del termine di 10 giorni concesso alle parti per sapere se la situazione si risolverà o meno.
Infine, sussiste una controversia giuridica in merito agli effetti di un provvedimento di esecuzione provvisoria emesso in primo grado ma non confermato in appello. Alcuni esperti legali, basandosi su rare sentenze della Corte di Cassazione in altri casi, ritengono che tale provvedimento possa continuare ad avere effetto. Secondo questa interpretazione, un ricorso in Cassazione da parte di Marine Le Pen o della procura non sospenderebbe più la sentenza.
La decisione finale spetterebbe quindi alla Corte Costituzionale, l'unico organo competente a convalidare le candidature alle elezioni presidenziali. Diversi suoi membri hanno già lasciato intendere in via confidenziale di aver chiarito un punto: l'eleggibilità viene valutata il giorno delle elezioni. In altre parole, non importa se un candidato non è eleggibile al momento della raccolta o della presentazione delle 500 firme a suo sostegno, purché sia eleggibile al primo turno.
Il comizio a Liévin e il sostegno di Bardella
Intanto, il 5 luglio, Le Journal du Dimanche ha rivelato, sentendo persone vicine a Le Pen, che la leader "un giorno pensa di farcela, l'altro è convinta di essere ormai fuori". Sabato è comparsa in pubblico con Jordan Bardella in un comizio del partito nel Norda Liévin. Il giovane presidente del partito che, come detto, la sostituirà nella corsa all'Eliseo se le sarà impedito di candidarsi: "Voglio ripeterle ancora il mio totale sostegno - ha dichiarato Bardella - la mia assoluta amicizia, dirle che sono sceso in politica per lei, per vederla presidente della Repubblica. E spero davvero di vederla eletta fra qualche mese".
Per approfondire:
Chi è Jordan Bardella, che con Marine Le Pen ha vinto le elezioni europee in Francia