Marine Le Pen condannata per appropriazione indebita: "Mi candido alle presidenziali"

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I giudici della Corte d'Appello di Parigi hanno confermato la colpevolezza della leader del Rassemblent National, riducendo però la pena di prima istanza da 4 anni a 3 anni di carcere, di cui uno con braccialetto elettronico. Le Pen ha annunciato il ricorso in Cassazione, che essendo sospensivo della pena le permetterà di fare campagna elettorale per l'Eliseo senza indossare il braccialetto elettronico

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La Corte d'Appello di Parigi ha giudicato colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici Marine Le Pen, nel caso dei falsi impieghi all'Europarlamento. Confermata dunque la sua colpevolezza, ma è stata ridotta la pena di prima istanza da 4 anni a 3 di carcere, di cui uno con il braccialetto elettronico. Per quanto riguarda la sua ineleggibilità (in primo grado era stata condannata a cinque anni), la pena è stata ridotta a 45 mesi, di cui 30 sospesi, e quindi solo 15 effettivi e già scontati, visto che hanno iniziato a decorrere da marzo 2025. In serata Le Pen ha dichiarato al telegiornale di Tf1 di voler "ricorrere alla Cassazione" e ha annunciato che si candiderà per la quarta volta alle presidenziali e lo farà "senza indossare il braccialetto elettronico": il ricorso in Cassazione infatti è sospensivo della pena e le permetterà di non indossarlo. Almeno fino alla sentenza, prevista non prima di fine gennaio 2027.

Le Pen: "Bardella sarà primo ministro"

"Jordan Bardella ed io ci battiamo per la Francia, non abbiamo ambizioni personali. Lui, con la sua energia, sarà un eccezionale primo ministro, saremo un ticket che cambierà le cose in Francia", ha detto ancora Marine Le Pen annunciando la sua candidatura alle presidenziali 2027.

"I fatti sono gravi"

"I fatti sono gravi", ha ripetuto più volte la presidente del tribunale della Corte d'appello di Parigi nella lettura della sentenza, aggiungendo che lo sono "per l'ammontare e per il tempo durante il quale si sono ripetuti". La Corte, ha proseguito, accoglie il principio della "assenza di arricchimento personale", ma sottolinea che "i fondi europei sono fondi pubblici" e "la definizione dei compiti degli assistenti parlamentari europei è chiara e prevedibile".

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I milioni sottratti alle istituzioni europee

Per i giudici Le Pen avrebbe messo in piedi un "sistema", fra il 2004 e il 2016, per mettere le mani sugli stipendi versati dal Parlamento europeo ai suoi eurodeputati, somme destinate a remunerare gli assistenti del partito (allora Front National) nel quadro delle loro funzioni a Bruxelles e a Strasburgo. Secondo l'accusa, gli assistenti lavoravano in realtà unicamente per il partito o addirittura per i loro dirigenti. E con la sentenza di primo grado - arrivata nel marzo dello scorso anno - il tribunale avevano quantificato il danno arrecato alle casse delle istituzioni europee in 3,2 milioni di euro, dopo aver sottratto 1,1 milioni già rimborsati da una parte dei 25 imputati.

La difesa nel processo d’appello

Nel corso del processo di appello, Marine Le Pen è sembrata puntare sull’errore umano: "Se c'è stata una colpa", è stata la sua prima dichiarazione ai magistrati, "io non ho mai sentito di aver commesso alcun reato". Assenza di "intenzionalità" - questa la strada suggerita dagli avvocati - "seppure ci sia stata una colpa" quando "noi abbiamo assunto i nostri assistenti nel 2004, 2009 e 2014". Ha poi puntato il dito contro il Parlamento europeo per "non aver dato l'allerta come avrebbe dovuto fare". In particolare, l'istituzione di Strasburgo, secondo Le Pen, "aveva conoscenza dell'insieme di elementi costitutivi di quei contratti" così controversi degli assistenti parlamentari, ma non è uscita allo scoperto. "Non abbiamo nascosto niente", ha detto ai giudici.

Salvini: "Forza amica mia. Allez"

"Forza, amica mia. La parola passi dai giudici ai cittadini", ha scritto X Matteo Salvini, che tagga Marine Le Pen. "Allez", ha aggiunto il vicepremier e leader della Lega.

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