Marine Le Pen, al via oggi il processo d'Appello dopo condanna a 5 anni di ineleggibilità

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Il processo riguarda l’appropriazione indebita di fondi pubblici del Parlamento europeo: lo scorso marzo la leader del Rassemblement national è stata condannata a quattro anni di carcere, 100.000 euro di multa e cinque anni di ineleggibilità. La sentenza, come spiegato dalla Corte d’Appello di Parigi, dovrebbe arrivare prima dell’estate. Si tratta di un verdetto molto atteso, in quanto chiarirà se Le Pen potrà partecipare alla elezioni presidenziali francesi del 2027

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Oggi, martedì 13 gennaio, nel palazzo di Giustizia di Parigi inizia il processo d’Appello a carico di Marine Le Pen, dopo la condanna che lo scorso marzo l’ha resa ineleggibile per cinque anni. Il verdetto, atteso prima dell’estate, stabilirà se la leader del partito di estrema destra Rassemblement national (Rn) potrà candidarsi alle elezioni presidenziali francesi del 2027, dopo essere stata interdetta dalla carica per appropriazione indebita di fondi europei. L’Appello riguarda Marine Le Pen, il Rassemblement National e altre 11 persone accusate nel caso degli assistenti del partito all'Europarlamento.

Il processo d’Appello

Il processo riguarda l’appropriazione indebita di fondi pubblici del Parlamento europeo. L’Appello durerà cinque settimane: inizia oggi, 13 gennaio, e ci saranno udienze fino all'11 o al 12 febbraio 2026. La sentenza, come spiegato dalla Corte d’Appello di Parigi, dovrebbe arrivare prima dell’estate. Sul banco degli imputati, accanto a Marine Le Pen, ci sono fra gli altri il suo ex compagno Louis Aliot, sindaco di Perpignan, il deputato Julien Odoul, l'eurodeputato Nicolas Bay e il dirigente Bruno Gollnisch. "Spero di poter convincere i magistrati della mia innocenza", ha detto lunedì Marine Le Pen. "La mia strategia è dire la verità, come ho fatto in prima istanza, sperando di essere meglio ascoltata", ha aggiunto. La sua difesa insiste sulla "non intenzionalità" di commettere i reati di cui è accusata, senza negare in blocco i fatti.

Verdetto importante per la corsa all'Eliseo

Il verdetto d'Appello è molto atteso, in quanto chiarirà se Marine Le Pen potrà partecipare alla corsa all’Eliseo. Al momento, infatti, la leader del Rassemblement National, per tre volte candidata alle Presidenziali e sconfitta, non può candidarsi per una quarta volta nel 2027 in quanto non eleggibile. Le Pen, con l’Appello, potrebbe sfuggire all'ineleggibilità immediata e, in teoria, candidarsi all'Eliseo al fotofinish. Inoltre, anche se la leader del Rn non ha abbandonato la speranza di essere assolta, esiste la possibilità che una condanna non le impedisca di presentarsi come candidata: a condizione che sia inferiore a 2 anni e che non le venga imposto il braccialetto elettronico, idealmente incompatibile con la campagna elettorale. In caso di condanna in Appello, poi, a Le Pen resterebbe il ricorso in Cassazione. Tuttavia, l'imputata ha già dichiarato che la decisione della Corte d'appello stabilirà qual è il suo futuro, senza attendere l'eventuale decisione della Cassazione. Dopo la condanna in prima istanza, i suoi sondaggi di popolarità in vista delle presidenziali sono peggiorati, a favore del presidente del partito e suo "delfino", Jordan Bardella. 

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La condanna in primo grado

Lo scorso 31 marzo 2025 Le Pen è stata condannata a quattro anni di carcere, di cui due con sospensione condizionale e due senza condizionale con braccialetto elettronico (quindi non deve scontare neanche un giorno in cella), 100.000 euro di multa e cinque anni di ineleggibilità con effetto immediato per frode e appropriazione indebita. “Una sentenza politica”, aveva commentato la leader di estrema destra, rivendicando la sua innocenza di fronte a “giudici da regime autoritario”. "Contro di me il sistema ha tirato fuori la bomba nucleare", ha aggiunto, annunciando ricorsi al Consiglio costituzionale di Parigi e alla Corte europea dei diritti umani per contestare l'applicazione immediata della sua ineleggibilità.

Il processo

Il processo riguarda gli assistenti parlamentari a Strasburgo: una frode da 2,9 milioni di euro ai danni del contribuente europeo, coperta da una quarantina di impieghi fittizi. In sostanza, i giudici di primo grado sono arrivati alla conclusione che il Rassemblement National (ex Front National) ha pagato tra il 2004 e il 2016 con fondi europei degli assistenti parlamentari "fittizi" che in realtà lavoravano unicamente per il partito in Francia o addirittura per i suoi dirigenti. Rn, quindi, è accusato di aver orchestrato un "sistema'' di contratti truffa per rimpinguare con i soldi dell'Europa le malconce casse del partito. Nove eurodeputati, tra cui Le Pen, sono stati giudicati colpevoli di appropriazione indebita di fondi pubblici, mentre diversi assistenti sono stati condannati per ricettazione. Alcune persone hanno rinunciato a ricorrere in Appello nonostante la condanna subita: fra queste la sorella della leader del Rn, Yann Le Pen.

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