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Chi è Mary Peltola, la candidata dem di origini native in corsa per il Senato in Alaska

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©Getty

Per i risultati definitivi dello spoglio occorreranno giorni, se non settimane. La 53enne, nata ad Anchorage e cresciuta battendosi per l'ambiente e i diritti dei nativi, paga però il prezzo di uno scandalo durante la campagna elettorale. Per il quale Trump ha chiesto l'esclusione e l'incriminazione

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È testa a testa in Alaska nella corsa al Senato tra il candidato repubblicano Dan Sullivan e la democratica Mary Peltola: per l'esito ufficiale della sfida occorreranno giorni, se non addirittura settimane. Peltola rappresenta una delle figure più singolari e contraddittorie del panorama politico del suo Stato. Cinquantatreenne, già deputata alla Camera federale tra il 2022 e il 2025 e ora candidata al Senato, ha costruito il suo successo politico sul legame viscerale con il territorio e sulle sue origini. Figlia di una donna Yupik e di un uomo bianco, è nata ad Anchorage e cresciuta nei villaggi rurali vivendo di caccia e pesca tradizionali, elementi che ha poi trasferito in una piattaforma politica atipica: è infatti favorevole all'uso delle armi e allo sfruttamento di petrolio e gas, ma al contempo strenua paladina dell'ambiente e della pesca al salmone, pilastro della sussistenza nativa.

 

Lo scandalo durante la campagna elettorale

Questa identità di candidata fortemente radicata al territorio e indipendente l'aveva portata ad accumulare un cospicuo vantaggio nei sondaggi rispetto al rivale repubblicano Dan S. Sullivan. La sua campagna è stata però travolta da uno scandalo. Un'inchiesta giornalistica ha infatti rivelato che, con la consapevolezza della stessa Peltola, alcuni suoi stretti collaboratori - tra cui l'ex manager Elisa Rios, poi licenziata e trasformatasi nella fonte principale dello scoop - avevano reclutato in segreto un anziano insegnante omonimo del rivale, Dan J. Sullivan Jr., per inserirlo nella scheda elettorale, confondere gli elettori e sottrarre voti al candidato repubblicano.

La richiesta di esclusione da parte di Trump

La scoperta dell'operazione, coordinata assieme ad esponenti del comitato democratico per le campagne al Senato, ha innescato una pesante crisi. Pur trattandosi di uno stratagemma non illegale e storicamente utilizzato da entrambi i partiti, l'impatto etico ha ridotto le probabilità di vittoria di Peltola e ha esposto il fianco alle durissime reazioni dei repubblicani. Donald Trump ha chiesto l'esclusione della candidata dalle liste e la sua incriminazione, mentre il governatore dell'Alaska Mike Dunleavy ha avviato un'indagine ufficiale. Lo scandalo ha inoltre riacceso i riflettori sulle spigolosità caratteriali di Peltola, descritta dai suoi stessi ex collaboratori come una figura dal rapporto storicamente tormentato con lo staff e incline a improvvise esplosioni di rabbia.

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