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Elezioni in Israele, tutti i partiti in corsa per la Knesset: dal Likud a Yashar. LA MAPPA

Mondo
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Seggi aperti, oggi 27 ottobre, in Israele per le elezioni parlamentari che determineranno la formazione della 26esima Knesset. Nel primo voto generale dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, sono 36 i partiti in corsa per un seggio. Meno della metà hanno speranze di superare la soglia di sbarramento del 3,26% prevista dalla legge elettorale per ottenere almeno uno scranno. Ecco le principali liste in campo.

Quello che devi sapere

Likud - Netanyahu

Con un sistema proporzionale puro a collegio unico, la nascita del governo in Israele dipende dalla formazione di una maggioranza in Parlamento che conta 120 seggi totali. Occhi puntati sul Likud, partito di destra guidato dal 1993 da Benjamin Netanyahu, l'attuale premier in carica quasi ininterrottamente da 17 anni. Fondato a inizio anni Settanta da Menachem Begin, il partito incarna i valori della destra nazionalista e conservatrice pur includendo anche ricette liberali. Alle ultime elezioni del 2022, il Likud si è imposto con 32 seggi come perno della coalizione di governo.

 

Per approfondire: Elezioni in Israele, seggi aperti nel Paese per la prima volta dopo il 7 ottobre. LIVE

Otzma Yehudit - Ben-Gvir

Della maggioranza uscente fanno parte molte piccole formazioni di destra ed estrema destra, a partire da Otzma Yehudit di Itamar Ben-Gvir. Attuale ministro per la Sicurezza Nazionale, l'esponente è finito spesso al centro di polemiche in patria e all'estero per le sue posizioni incendiarie, come in occasione del fermo degli attivisti della Global Sumud Flotilla per Gaza. Ad inizio 2025 il partito lascia temporaneamente il governo contro l'accordo con Hamas per il ritorno degli ostaggi.

 

Per approfondire: Elezioni in Israele, Eisenkot sfida Netanyahu. Lo scenario politico

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Sionismo Religioso - Smotrich

Il blocco Netanyahu ha potuto contare inoltre sul sostegno di Sionismo Religioso il cui leader è Bezalel Smotrich, attuale ministro delle Finanze con deleghe estese alla Difesa. Alleato di lungo corso del Likud, nel 2022 il partito è entrato alla Knesset grazie ad un accordo di scopo con Otzma Yehudit e Noam, piccola formazione dichiaratamente anti-Lgbt guidata da Avi Maoz. Smotrich sostiene apertamente l'espansionismo dei coloni in Cisgiordania e sposa la creazione di una "grande Israele".

 

Per approfondire: Israele al voto, migliaia in piazza contro Netanyahu

Shas - Deri

Fondamentale poi per la sopravvivenza del governo è stato fino ad oggi Shas, partito ultraortodosso espressione della comunità sefardita. Attivo sin dagli anni Ottanta sotto la guida spirituale del rabbino Ovadia Yosef, attualmente è retto da Aryeh Deri, presente nei governi Netanyahu con diversi portafogli strategici come Interno, Economia e Salute. 

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Ebraismo della Torah Unito

La compagine governativa conta infine Ebraismo della Torah Unito, formazione di destra frutto della fusione tra Agudat Israel e Degel HaTorah che oggi rappresenta le istanze della comunità ashkenazita. L'agenda del partito è fortemente imperniata su temi sociali e religiosi e spesso veicolata dai consigli rabbinici e da autorevoli saggi della Torah.

Yashar - Eisenkot

I sondaggi della vigilia indicano massima incertezza sui numeri per la formazione del prossimo esecutivo in Israele. Nel campo dell'opposizione, l'ascesa di Yashar con la candidatura di Gadi Eisenkot rappresenta una possibile svolta nel panorama politico. Ex capo di Stato Maggiore dell'esercito, nel 2022 entra nella Knesset come deputato centrista e l'anno successivo è nominato ministro senza portafoglio del governo di unità nazionale varato dopo gli attacchi del 7 ottobre. Nella guerra di Gaza, Eisenkot ha perso suo figlio Gal e due nipoti e ha promesso in caso di vittoria una commissione d'inchiesta sui fallimenti statali che hanno reso possibile l'attacco di Hamas, costato la vita ad oltre 1.200 israeliani.

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I Democratici - Golan

Nel centro-sinistra, la novità principale è rappresentata da I Democratici, formazione sorta nel 2024 dall'unione tra lo storico partito Laburista e la sinistra radicale di Meretz. Leader è Yair Golan che ha il compito di rilanciare il campo progressista dopo la debacle del 2022. Intorno all'ex vice capo di Stato Maggiore, osannato come un eroe per essersi recato da solo al sud in aiuto dei giovani dopo l'attacco di Hamas, si è costituita un'alleanza di esponenti della società civile in prima linea nell'opposizione alla gestione della guerra di Gaza e alla riforma della giustizia.

Insieme - Bennett

Insieme nasce nel 2026 su iniziativa di Naftali Bennett e Yair Lapid, protagonisti del "governo del cambiamento" che per circa un anno si sono alternati alla guida del Paese sancendo una pausa, seppur breve, dell'era Netanyahu. Lapid ha assicurato sostegno alla leadership di Bennett, ebreo osservante esponente del centro-destra moderato.

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Yisrael Beyteinu - Liberman

L'opposizione all'attuale premier arriva però anche dall'estrema destra con Yisrael Beyteinu, formazione espressione dell'elettorato russofono guidata dall'ex ministro degli Esteri Avigdor Liberman. Nel giorni scorsi il leader ha chiesto di aprire un'inchiesta penale su Netanyahu per tradimento dopo le notizie che vedono il capo governo intenzionato a riattaccare l'Iran.

I partiti arabo-israeliani

In caso di eventuale affermazione dell'opposizione, l'appoggio dei partiti arabo-israeliani potrebbe rivelarsi cruciale per costituire una maggioranza. RàAM di Mansour Abbas e Lista Unita di Yousef Jabareen sono tra le formazioni in lizza e in caso di ingresso alla Knesset potrebbero essere al centro di contatti con Eisenkot, seppur la partecipazione nel governo di formazioni moderate espressione della minoranza araba resti un tabù per gran parte dell'elettorato ebraico.

 

Per approfondire su Insider: Israele, la sfida Netanyahu-Eisenkot e l'ombra di un voto senza svolte

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