Introduzione
Le proteste che stanno attraversando l'Europa occidentale, dalla Francia alla Spagna passando per l'Italia, sono il capitolo più recente di una lunga stagione di contestazioni giovanili nel mondo. Scattata in numerosi Paesi su una convergenza di crisi diverse - aspettative economiche deluse, sfiducia nelle istituzioni, ingiustizie sociali, corruzione, clientelismo, rivendicazioni su diritti di donne e minoranze - la mobilitazione anti-governativa in generale, non solo dei giovani, nell'ultimo anno e mezzo ha coinvolto più di 57 Paesi dalle Americhe all'Indonesia, secondo il Global Protest Tracker del Carnegie Endowment for International Peace. Di seguito una mappa delle proteste giovanili più significative.
Quello che devi sapere
Bangladesh, la "Rivoluzione di luglio"
il primo movimento di protesta della cosidetta Gen Z considerato di successo e poi modello per le manifestazioni successive in altri Paesi nel mondo risale all'estate del 2024 quando giovani manifestanti, dopo una dura repressione, riescono a spodestare (dopo oltre 15 anni) la premier del Bangladesh Sheikh Hasina. Le manifestazioni, coordinate dal movimento Studenti contro la discriminazione, sono nate per protestare contro il ripristino del sistema delle quote negli impieghi pubblici. Questo sistema riservava il 30% dei posti di lavoro statali ai familiari dei reduci della guerra d'indipendenza del 1971. In un Paese con circa 18 milioni di giovani disoccupati, i manifestanti consideravano tale meccanismo altamente discriminatorio e favorevole ai sostenitori del partito al potere (la Lega Awami). Note anche come la "Rivoluzione di luglio" o "Rivoluzione della Gen Z", le proteste hanno di fatto ridefinito il panorama politico del Paese, portando prima a un governo ad interim e successivamente a nuove elezioni storiche. Al posto di Sheikh Hasina si è insediato come capo del governo ad interim il Premio Nobel 2006 per l'Economia Muhammad Yunus.
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Nepal, #NepaKids contro corruzione e privilegi dell'élite politica
Nel settembre 2025 il divieto di numerose piattaforme social ha innescato una rivolta giovanile contro corruzione e privilegi in Nepal. Il blocco dei social è stato solo il detonatore di una rabbia molto più profonda, legata ad anni di nepotismo e a una crisi economica con una disoccupazione giovanile oltre il 20%. Poco prima della rivolta era diventato virale l'hashtag #NepaKids, utilizzato online per denunciare lo stile di vita lussuoso ostentato dai figli dell'élite politica a fronte della diffusa povertà del Paese. Le manifestazioni, inizialmente pacifiche, sono degenerate in violenti scontri. Nella capitale Katmandu i manifestanti hanno violato le zone di sicurezza ed irrotto nei palazzi del potere. Oltre 70 i morti e 2.100 feriti. La mobilitazione ha contribuito alle dimissioni del Primo Ministro Khadga Prasad Sharma Oli. Un partito sostenuto dai giovani ha vinto le elezioni con un ampio margine, portando l'ex rapper 35enne Balendra Shah a diventare primo ministro.
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Albania, la "Rivoluzione dei Fenicotteri"
Le mobilitazioni avviate a maggio scorso e ancora in corso in Albania, nascono contro un progetto turistico di lusso sull'isola di Sazan, in cui è coinvolto il genero di Donald Trump, Jared Kushner. L'accordo è diventato il simbolo della svendita del territorio e della mancanza di trasparenza della classe politica. Gli studenti denunciano tasse universitarie sempre più alte a fronte di dormitori fatiscenti, strutture scolastiche degradate e una cronica mancanza di investimenti nell'istruzione. Le proteste studentesche, entrate in una fase acuta dopo il boicottaggio delle lezioni del 13 ottobre, si sono unite a una mobilitazione antigovernativa più ampia che andava avanti da quasi 140 giorni. Le manifestazioni, ribattezzate come la "Rivoluzione dei Fenicotteri", si sono rapidamente trasformate in una più ampia rivolta politica contro il governo del Premier Edi Rama, al potere dal 2013. Il Primo Ministro ha fermamente respinto l'ipotesi di fare un passo indietro. Ha accusato i manifestanti di essere manovrati da influenze esterne (citando Mosca e Teheran) con l'obiettivo di destabilizzare il Paese e far deragliare il percorso di adesione dell'Albania all'Unione Europea.
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Serbia, da movimento studentesco a forza politica
Il movimento studentesco serbo, nato dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel novembre 2024 e costato la vita a 16 persone, ha trasformato la richiesta di giustizia in una contestazione della corruzione e del sistema politico del presidente nazionalista Aleksandar Vučić. Durante tutto il 2025 le piazze serbe, e in particolare la capitale Belgrado, sono state invase da centinaia di migliaia di persone (con picchi stimati fino a 300.000 partecipanti). Il movimento di protesta guidato dai giovani e dagli studenti universitari ha raggiunto una svolta storica trasformandosi in una forza politica ufficiale che sfiderà il regime del presidente Vučić nelle imminenti elezioni di domenica 25 ottobre. Come ribadito durante i raduni in piazza Slavija a Belgrado, i giovani manifestano per poter restare nel proprio Paese e non essere costretti a emigrare a causa della precarietà economica e della mancanza di libertà democratiche.
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India, il movimento degli "Scarafaggi"
Le mobilitazioni studentesche in India avviate a maggio dal movimento "Cockroach Janta Party" per le prospettive occupazionali e le irregolarità negli esami si intrecciano oggi con le contestazioni sulla trasparenza elettorale e sul ruolo della Commissione elettorale. Il movimento, noto come "Scarafaggi", è nato nel maggio 2026 a seguito di una dichiarazione del presidente della Corte Suprema indiana, Surya Kant. Durante un'udienza, il giudice aveva definito "scarafaggi e parassiti" i giovani disoccupati che fanno attivismo e giornalismo online. La risposta dei giovani, guidata dal comunicatore politico trentunenne Abhijeet Dipke, è stata immediata e satirica: riappropriarsi dell'insulto in modo provocatorio ("E se tutti gli scarafaggi si unissero?"). Quello che era nato come un meme online si è trasformato in un vero e proprio fenomeno politico e sociale, raggiungendo in pochi mesi oltre 25 milioni di follower sui social media. Le manifestazioni hanno bloccato grandi metropoli come Nuova Delhi e Mumbai. Il governo Modi ha risposto applicando la linea dura: la polizia ha caricato i manifestanti e attuato migliaia di fermi e arresti preventivi per bloccare i cortei. A luglio, i giovani hanno ottenuto le dimissioni del ministro dell'Istruzione Dharmendra Pradhan.
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Spagna, la "questione abitatitva" e il caso Maricarmen
Le mobilitazioni contro il caro affitti, sfratti e difficoltà di accesso alla casa hanno una base intergenerazionale ma colpiscono in modo particolare i giovani. La mobilitazione in Spagna è scoppiata nella seconda metà di settembre dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87enne disabile, a cui un fondo di investimento aveva aumentato l'affitto del 230%. Maricarmen è morta due settimane dopo, in seguito al suo ricovero in ospedale, rinfocolando la rabbia del movimento. Le proteste hanno interessato una cinquantina di città con una partecipazione massiccia. I manifestanti chiedono affitti calmierati, la fine degli sfratti e il divieto per i fondi di investimento di acquistare immobili. La questione abitativa è diventata un terreno di scontro politico e una misura della capacità delle istituzioni di rispondere a bisogni quotidiani. Il primo ministro socialista spagnolo, Pedro Sanchez, ha tentato di approvare una legge d'emergenza in materia di alloggi che avrebbe tutelato gli inquilini nel mercato degli affitti. La bocciatura della legge da parte dei partiti di destra e di estrema destra al Congresso lo ha spinto a indire elezioni anticipate per il 29 novembre, dichiarando pubblicamente di aver bisogno di una "maggioranza progressista più ampia" per far approvare le nuove riforme.
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Portogallo al motto di "Non si può più vivere cosi''
Sulla scia della Spagna, questo mese migliaia di persone si sono riunite a Porto e Lisbona, in Portogallo, per protestare contro l'aumento del costo della vita e dei prezzi delle abitazioni che ostacolano la conquista da parte dei giovani di una autonomia economica. Secondo i dati ufficiali, tra il 2015 e il 2024 i prezzi delle case in Portogallo sono aumentati del 124%, circa il doppio rispetto alla media dell'Unione Europea. Le proteste, organizzate anche ad Aveiro, Braga e Funchal (nell'isola di Madeira), sono state promosse da una piattaforma chiamata "Non si può più vivere cosi''. I manifestanti chiedono l'introduzione di un limite legale ai canoni di locazione, il ritiro della recente normativa in materia di affitti (giudicata troppo favorevole ai proprietari) e un intervento statale decisivo per aumentare gli alloggi popolari e calmierati. Accanto al tema della casa, gli studenti protestano anche per chiedere maggiori fondi e risorse per il sistema scolastico e universitario.
Francia, dagli studenti ai "gilet gialli"
La Francia è attraversata da una massiccia ondata di proteste giovanili e studentesche iniziate nelle scuole superiori il 21 settembre scorso e poi ampliatisi a sindacati, partiti di sinistra e ai cosiddetti "Gilet Gialli". Le rivendicazioni iniziali riguardavano la carenza di insegnanti, le classi sovraffollate e il deterioramento degli istituti. Questo mese si sono aggiunti il costo della vita, i servizi pubblici e le contestazioni a una manovra finanziaria che prevede oltre 40 miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica. Accanto a imponenti cortei pacifici che hanno visto sfilare oltre 600.000 persone in tutto il Paese, le manifestazioni di sabato 17 ottobre sono state infiltrate da nuclei radicali di black bloc e casseur, trasformando molte città in campi di battaglia urbana. Il Ministero dell'Interno ha blindato le città e il portavoce della Commissione per gli Affari interni ha definito "inaccettabili" le violenze.
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Italia, occupazioni e proteste al grido di "Facciamo come in Francia"
In Italia è in corso una forte ondata di proteste studentesche, culminata nelle manifestazioni nazionali del "No Meloni Day" di venerdì 16 ottobre e proseguita con scioperi, cortei e occupazioni di scuole nelle principali città. Le mobilitazioni, lanciate in parte da organizzazioni come l'Opposizione Studentesca d'Alternativa (OSA) con lo slogan "Facciamo come in Francia", stanno coinvolgendo migliaia di giovani a Roma, Torino, Milano, Bologna, Napoli e Bergamo. Gli studenti e i collettivi manifestano principalmente contro le politiche scolastiche del governo Meloni e del Ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara. Accanto ai collettivi studenteschi tradizionali si muovono frange più estreme e spontanee, spesso coordinate tramite i social network. E proprio i social network, in particolare TikTok, sarebbero stati usati da centinaia di giovanissimi per organizzare i raid che nel weekend del 17 e 18 ottobre hanno messo a ferro e fuoco il centro di Milano. I disordini, iniziati a partire da una manifestazione studentesca contro il carovita, hanno registrato oltre 270 fermi (di cui 220 minori) e causato danni alle attività commerciali meneghine per centinaia di migliaia di euro.
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