Nato, dietro le critiche di Trump all'Europa anche la partita delle commesse militari

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Introduzione

Dopo la serie di conferenze stampa finali del vertice di Ankara, il presidente degli Stati Uniti ha incontrato il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky e ha annunciato: "Un uccellino mi ha detto che parleremo di concedere all'Ucraina il diritto di produrre i Patriot. Mostreremo come si fanno, così non potrete lamentarvi che non ve ne diamo abbastanza. Vi concederemo la licenza per produrre il Patriot". Ma cosa c’è dietro questa apertura sui Patriot, considerati tra i più avanzati sistemi di difesa aerea e antimissile a lungo raggio?

Quello che devi sapere

Le richieste di Zelensky

Zelensky auspica da tempo una mossa di questo tipo. All’inizio di luglio aveva dichiarato di contare "fortemente su una decisione degli Stati Uniti in merito al rilascio delle licenze per i Patriot e ad altre forme di cooperazione, sono i passi che possono fermare questa guerra e prevenire attacchi come questo. È una priorità assoluta". E in un’intervista al Financial Times tre giorni fa Zelensky ha detto che Trump ha lodato l’Ucraina perché "sta andando molto bene" con i droni a lungo raggio. E, soprattutto, che ora il presidente Usa vedrebbe le cose in una nuova prospettiva: "Vuole stare dove c’è successo e questo è legato a molti fattori non solo alla sua personalità, ma anche alle imminenti elezioni, al suo status e alla sua convinzione su come la guerra possa essere conclusa".

 

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La partita delle spese militari fra Pil e commesse

Ma non c’è solo questo: è ormai evidente che la partita delle spese militari ricentrate sullo sforzo europeo non riguarda solo le dimensioni finanziarie (obiettivo il 5% del Pil entro il 2035 per tutti i membri Nato), ma anche la destinazione dei fondi. È palese la volontà degli Stati Uniti di aggiudicarsi commesse per la produzione militare: l’aiuto finanziario a Kiev è sempre di più su spalle europee ed è il momento di comprare americano.

 

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Il Samp/T che preoccupa Trump

Ma la partita si gioca anche sui missili Patriot perché c’è un sostituto europeo, il Samp/T nuova generazione sviluppato dal consorzio Eurosam (partecipato dal gruppo italo-francese Mbda e da Thales), in grado di intercettare minacce a corto e lungo raggio, missili balistici e ipersonici compresi. Un missile per il quale c’è l’interesse di una quindicina di Paesi: lo scorso dicembre sono stati completati i lanci di qualifica e i test in Francia e in Italia, con le prime consegne effettuate ai Paesi partner. E un altro progetto che potenzialmente può urtare gli interessi americani è l’accordo recente fra Giappone, Italia e Regno Unito sul caccia di sesta generazione (Global combat air programme) entro il 2035, che potrebbe mettere in discussione il monopolio americano sui caccia avanzati.

 

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Il sostegno della Nato all’Ucraina

Tornando all’Ucraina, il conflitto in corso è stato uno dei temi centrali del vertice di Ankara e delle sue conclusioni. I leader nella Dichiarazione finale hanno confermato il loro "incrollabile sostegno" a Kiev e formalizzato un impegno complessivo di 70 miliardi di euro tra equipaggiamenti, assistenza e addestramento nel 2026, con l'obiettivo di mantenere almeno lo stesso livello anche nel 2027. La cifra, tuttavia, comprende anche impegni già annunciati, tra cui il prestito pluriennale dell'Ue e i contributi bilaterali degli Alleati. Il testo riafferma anche l'impegno "ferreo" alla difesa collettiva prevista dall'Articolo 5 del Trattato di Washington - "Un attacco contro uno è un attacco contro tutti" - e l'approccio "a 360 gradi" alla deterrenza e alla difesa, ribadendo la necessità di rispondere alle minacce provenienti da tutti i quadranti strategici e in tutti i domini operativi: dal fronte orientale con la Russia a quello meridionale, fino all'Artico e al Nord Atlantico, oltre che nello spazio, nel cyberspazio e contro minacce ibride e terrorismo. Rispetto all'Aia torna inoltre una definizione esplicita della Russia come "minaccia di lungo termine alla sicurezza e alla stabilità euro-atlantica". Restano invece assenti i riferimenti a un futuro ingresso dell'Ucraina nell'Alleanza.

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Riarmo, industria, IA e Iran

Nella Dichiarazione finale gli Alleati ricordano poi che nel 2025 europei e Canada hanno aumentato gli investimenti nella Difesa di oltre 139 miliardi di dollari e annunciano "oltre 50 miliardi di dollari di nuovi programmi di acquisizione". "Stiamo costruendo il futuro: un'Europa più forte in una Nato più forte", si legge nel documento, che sottolinea il crescente ruolo assunto dagli Alleati europei. Tra le novità figurano anche il riferimento a un "transatlantic warfighting cloud interoperabile" e all'impiego di "potenti modelli di intelligenza artificiale". Infine, rispetto alla dichiarazione dell'Aia dello scorso anno, ricompare un riferimento all'Iran: la Nato afferma che Teheran "non deve mai dotarsi di un'arma nucleare" e invita il Paese a rispettare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

 

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